«La mia anima è un giunco» – Marcello Comitini

Robert Hutinski from the series The Mirror

 

La mia anima è un giunco
sottomesso al vento aspro della tua voce
che risuona imperiosa tra le pareti rosse.
Nella penombra d’immensi specchi
la riconosce bene tra una parola e l’altra
la memoria del mio sangue.
Temo i tuoi occhi lucidi come la notte
come i sassi nelle acque fredde del fiume.
Legata al mio dolore imbavagliata e cieca
sono una rosa che sanguina
un controcanto al tuo piacere
una colomba amata dagli artigli di un’aquila.
Non mi spiegare il tuo amore: gli ubbidisco e basta.
Mi frusti con il tuo sorriso mi laceri la pelle
mi trafiggi con le lame del tuo sadismo
mi crocifiggi con l’orgasmo della tua autorità.
Sei la legge che previene il mio volere
lo piega a inesorabili sì che mi fanno sprofondare
verso l’incanto dell’abbandono.
Tra brividi di terrore sento
nel mio corpo fremere la voglia di urlare
dal profondo del mio nulla
che ti amerò per tutto il tempo
che mi lascerai libera d’amarti.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

George Gray – Edgar Lee Masters

Foto di Gérard Laurenceau

 

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrí e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio —
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Masters

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

∗∗∗

George Gray 

I have studied many times
The marble which was chiseled for me —
A boat with a furled sail at rest in a harbor.
In truth it pictures not my destination
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one’s life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire —
It is a boat longing for the sea and yet afraid.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

«Sono qui seduto su un tappeto» – Giuseppe Conte

Colin Wilson on Hampstead Heath, 1956

XIV

Sono qui seduto su un tappeto
di foglie e fiori di primavera,

e il mio silenzio è una preghiera
ed ho con me la coppa e il vino.

Se la mia Amata fosse vicino
se la sua bocca lucente fosse qui.

Il profumo dei suoi baci
è più dolce del gelsomino.

Dicono che sono saggio perché
conosco tutte le parole di Dio

e so che il suo volto non si vede
ma a tutti i roseti concede

la sua porpora e il suo fuoco.
Ma io sono saggio perché bevo, gioco

canto mentre il tempo ci rapina.
Quante rose si apriranno stamattina

e quante ne cadranno domani
o sotto le raffiche degli uragani

avvizziranno. Il tempo ci affratella
noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.

Non è la stessa per noi tutti quella
luna che sembra una melagrana

staccata lentamente dal suo ramo?
Ma io sono saggio perché amo.

Giuseppe Conte

da “Canti di Yusuf Abdel Nur”, in “Canti d’Oriente e d’Occidente”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

La lingua greca – Nikiforos Vrettakos

William Adolphe Bouguereau, Angels Playing Violin

 

Quando un giorno me ne andrò da questa luce,
vorticherò verso l’alto come
un ruscello mormorante.
E se per caso da qualche parte
tra i corridoi azzurri
incontrerò gli angeli,
parlerò loro in greco, poiché
non sanno le lingue. Parlano
tra loro in musica.

Nikiforos Vrettakos

(Traduzione di Gilda Tentorio)

Da Doni in sospeso, 1986 

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVII, Gennaio 2014, N. 289, Crocetti Editore

∗∗∗

Ἡ Ἑλληνική γλῶσσα

Ὅταν κάποτε φύγω ἀπό τοῦτο τό φῶς
θά ἑλιχθῶ πρός τά πάνω ὅπως ἕνα
ρυακάκι πού μουρμουρίζει.
Κι ἂν τυχόν κάπου ἀνάμεσα
στούς γαλάζιους διαδρόμους
συναντήσω ἀγγέλους, θά τούς
μιλήσω ἑλληνικά, ἐπειδή
δέν ξέρουνε γλῶσσες. Μιλᾶνε
μεταξύ τους μέ μουσική.

Νικηφόρος Βρεττάκος

da “Εκκρεμής δωρεά”, Αθήνα: Τρία Φύλλα, 1986

Mappa del Nuovo Mondo – Derek Walcott

Foto di Chris Felver

                   

                                             Arcipelaghi

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia, una vela.

Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.

La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.

Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea.

Derek Walcott

(Traduzione di Barbara Bianchi)

da “Mappa del nuovo mondo”, Adelphi Edizioni, 1992

∗∗∗

Map of the New World

                  I. Archipelagoes

At the end of this sentence, rain will begin.
At the rain’s edge, a sail.

Slowly the sail will lose sight of islands;
into a mist will go the belief in harbors
of an entire race.

The ten-years war is finished.
Helen’s hair, a gray cloud.
Troy, a white ashpit
by the drizzling sea.

The drizzle tightens like the strings of a harp.
A man with clouded eyes picks up the rain
and plucks the first line of the Odyssey.

Derek Walcott

da “The Fortunate Traveller” (1982), in “Collected Poems”, 1948-1984, Farrar Straus & Giroux, 1987