Un’altra estate – Ghiannis Ritsos

Painting by Dimitrious Pantelis

 

Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza.
Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde.
Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa
di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri
quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo
nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio
con l’asciugamani da bagno. Eri vero
anche tu che credevi alla musica e che non avevi niente di tuo
se non quello che donavi, e forse quello che donerai ancora.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 25.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “I negativi del silenzio”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

 

Teatro antico – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Quando, verso mezzogiorno, si trovò al centro del teatro antico,
lui, giovane greco, privo di sospetto, ma bello quanto quelli,
lanciò un grido (non d’ammirazione; l’ammirazione
non la provava affatto, e se anche l’avesse provata
non l’avrebbe certo manifestata), un grido semplice
forse per la gioia incontenibile della sua giovinezza
o per saggiare la sonorità del luogo. Di fronte,
al di sopra dei monti verticali, l’eco rispose –
quest’eco greca che non imita né ripete
ma semplicemente continua a un’altezza smisurata
l’eterno grido di evviva del ditirambo.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Testimonianze, Prima serie, 1963)

da “Il funambolo e la luna”, Crocetti Editore, 1984

∗∗∗

Ἀρχαῖο θέατρο

Ὅταν, ϰατ τό μεσημέρι, βρέθηϰε στό ϰέντρῦ τόῦ ἀρχαυίου θεάτρου,
νέος Ἕλληνας αὐτός, ἀνύποπτος, ὡστοσο ὡραῖος ὅπως ἐϰεῖνοι,
ἔβαλε μι ϰραυγή (ὅχι θαυμασμοῦ· τό θαυμασμό
δέν τόν ἔνιωσε διόλου, ϰι ἂν τόν ἔνιωθε
σίγουρα δέ θ τόν ἑϰδήλωνε), μι ἁπλή ϰραυγή
ἴσως ἀπ’ τήν ἀδάμαστη χαρ τῆς νεότηςτἀς του
ἢ γι ν δοϰιμάσει τήν ἡχητιϰή τοῦ χώρου. Ἀπέναντι,
πάνω ἀπ’ τ ϰάθετοι βουνά, ἡ ἠχώ ἀποϰρίθηϰε–
ἡ ἑλληνιϰή ἠχώ πού δέ μιμεῖται οὔτε ἐπαναλαμβάνει
μ συνεχίζει ἁπλῶς σ’ ἕνα ὕψος ἂπροσμέτρητο
τήν αἰώνια ἰαχή τοῦ διθυράμβυ.

Γιάννης Ρίτσος

Μαϱτυϱίες”, σειρά πρώτη, 1963

da “Ό σχοινοβάτης καί ή σελήνη”, 1982

Per l’Adele – Milo De Angelis

Foto di Garry Winogrand

 

“Vedi, giungono da un’altra mente,
le parole, una mente lontana che abitava
nel miele delle arnie e tra i fili
del ragno sul soffitto. Arretrano le nostre stagioni,
i passi diventano aria, sfumano gli orizzonti
del viso, nulla ci appartiene se non questo foglio
popolato di demoni.”

“Vedi, scrivo con mani di rugiada e diventa sottile
il confine tra la gioia e il grumo più buio, tra il rubino
della tua prima collana e il mio miraggio
ogni pietra prende il colore del mattino.”

“Prendilo tu,
questo fazzoletto che sa ancora di vaniglia, accendi
il rogo delle mille estati trascorse, con il tuo gesto
musicale conduci il rosa tenue
dei Castagnoni negli anni che sono rimasti
fuori dalla morte.”

“Tu che hai sentito scomparire il mondo
dentro un colpo senza origine, tu che sei stata
un puro gemito tra le verbene, stamattina appari
in una tazza di latte e la tua pupilla trucidata ricomincia a vedere, a poco a poco,
raggiunge la dolce cantilena di un dialetto contadino
che pronunciamo per l’ultima volta.”

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Tattica e strategia – Mario Benedetti

Nina Leen, Holding hands, 1940

 

La mia tattica è
                         guardarti
imparare come sei
amarti come sei
la mia tattica è
                         parlarti
e ascoltarti
costruire con le parole
un ponte indistruttibile

la mia tattica è
fermarmi nel tuo ricordo
non so come    né so
con quale scusa
ma rimanere in te

la mia tattica è
                         essere onesto
e sapere che tu sei onesta
e che non ci vendiamo
simulacri
affinché tra noi due
non ci sia un sipario
                                né abissi
la mia strategia
invece è
piú profonda e piú
                              semplice
la mia strategia è
che un giorno qualunque
non so come né so
con quale scusa
avrai bisogno    di me.

Mario Benedetti

(Traduzione di Martha L. Canfield)

dalla rivista Poesia, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore

∗∗∗

Táctica y estrategia

Mi táctica es
                    mirarte
aprender como sos
quererte como sos

mi táctica es
                    hablarte
y escucharte
construir con palabras
un puente indestructible
mi táctica es
quedarme en tu recuerdo
no sé cómo        ni sé
con qué pretexto
pero quedarme en vos

 mi táctica es
                     ser franco
y saber que sos franca
y que no nos vendamos
simulacros
para que entre los dos
no haya telón
                     ni abismos

mi estrategia es
en cambio
más profunda y más
                                 simple

mi estrategia es
que un día cualquiera
no sé cómo            ni sé
con qué pretexto
por fin            me necesites.

Mario Benedetti

da “El amor, las mujeres y la vida”, Alfaguara, 2017

 

Il passato – Louise Glück

Louise Glück

 

All’improvviso appare una piccola luce
nel cielo tra
due rami di pino, i loro sottili aghi

ora incisi sulla superficie radiosa
e al di sopra di questo
alto, paradiso piumato –

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco,
più intenso quando il vento lo attraversa
e rende il suono altrettanto strano,
come il suono del vento in un film –

Ombre in movimento. Le corde
facendo il suono che fanno. Quello che senti adesso
sarà il suono dell’usignolo, cordato ¹,
uccello maschio che corteggia la femmina –

Le corde oscillano. L’amaca
ondeggia al vento, legata
saldamente tra due alberi di pino.

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco.

È la voce di mia madre che senti
o è solo il suono che fanno gli alberi
quando l’aria li attraversa

perché quale suono farebbe,
passando attraverso il nulla?

Louise Glück

(TRADUZIONE DI MARCELLO COMITINI)
¹riferimento a Chordata Bateson, genetista britannico
ALTRE POESIE DI LOUISE GLÜCK TRADOTTE DA MARCELLO COMITINI

∗∗∗

The past

Small light in the sky appearing
suddenly between
two pine boughs, their fine needles

now etched onto the radiant surface
and above this
high, feathery heaven—

Smell the air. That is the smell of the white pine,
most intense when the wind blows through it
and the sound it makes equally strange,
like the sound of the wind in a movie—

Shadows moving. The ropes
making the sound they make. What you hear now
will be the sound of the nightingale, chordata,
the male bird courting the female—

The ropes shift. The hammock
sways in the wind, tied
firmly between two pine trees.

Smell the air. That is the smell of the white pine.

It is my mother’s voice you hear
or is it only the sound the trees make
when the air passes through them

because what sound would it make,
passing through nothing?

Louise Glück

da “Faithful and Virtuous Night”, Farrar, Straus and Giroux, 2014