«Si ripiegano i bianchi abiti estivi» – Cristina Campo

Foto di Nina Leen

 

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

Cristina Campo

da “Passo d’addio”, “All’Insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano, 1956

Un’altra estate – Ghiannis Ritsos

Painting by Dimitrious Pantelis

 

Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza.
Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde.
Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa
di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri
quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo
nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio
con l’asciugamani da bagno. Eri vero
anche tu che non avevi niente di tuo
se non quello che donavi, e forse quello che donerai ancora.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 25.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVI, Luglio/Agosto 2013, N. 284, Crocetti Editore

Non voglio altra luce che il tuo corpo avanti al mio – Miguel Hernández

Rudolf Koppitz, Remy Duvall, 1930

 

Non voglio altra luce che il tuo corpo avanti al mio:
assoluto chiarore, trasparenza completa.
Limpidezza il cui ventre, come il fondo del fiume,
con il tempo s’afferma, con il sangue s’affonda.

Che materie durevoli e lucenti t’hanno fatto,
cuore dell’aurora, carnagione mattutina?
Non voglio altro giorno di quello che esala il tuo seno.
Il tuo sangue è il domani che non ha mai termine.

Non c’è altra luce o sole che il tuo corpo: tutto è tramonto.
Le cose non vedo che ad altra luce che alla tua fronte.
L’altra luce è un fantasma, nulla piú, del tuo passo.
Il tuo insondabile sguardo mai volge a ponente.

Chiarezza senza via di declino: essenza somma
del fulgore che non cede né lascia la cima.
Gioventú. Limpidezza. Chiarore. Trasparenza
che avvicina gli astri piú lontani nella luce.

Chiaro corpo, bruno di calore fecondante.
Erba nera l’origine; erba nera le tempie.
Nera sorsata gli occhi, lo sguardo distaccato.
Giorno azzurro. Notte chiara. Ombra chiara che vieni.

Non voglio altra luce che la tua ombra dorata,
da cui scaturiscono anelli d’un’erba oscura.
Nel mio sangue, fedelmente dal tuo corpo acceso,
per sempre c’è la notte: per sempre c’è il giorno.

Miguel Hernández

(Traduzione di Dario Puccini)

da “Ultime poesie”, inMiguel Hernández, Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1962

∗∗∗

Yo no quiero más luz que tu cuerpo ante el mío

Yo no quiero más luz que tu cuerpo ante el mío:
claridad absoluta, transparencia redonda.
Limpidez cuya extraña, como el fondo del río,
con el tiempo se afirma, con la sangre se ahonda..

¿Qué lucientes materias duraderas te han hecho,
corazón de alborada, carnación matutina?
Yo no quiero más día que el que exhala tu pecho.
Tu sangre es la mañana que jamás se termina.

No hay más luz que tu cuerpo, no hay más sol: todo ocaso.
Yo no veo las cosas a otra luz que tu frente.
La otra luz es fantasma, nada más, de tu paso.
Tu insondable mirada nunca gira al poniente.

Claridad sin posible declinar. Suma esencia
del fulgor que ni cede ni abandona la cumbre.
Juventud. Limpidez. Claridad. Transparencia
acercando los astros más lejanos de lumbre.

Claro cuerpo moreno de calor fecundante.
Hierba negra el origen; hierba negra las sienes.
Trago negro los ojos, la mirada distante.
Día azul. Noche clara. Sombra clara que vienes.

Yo no quiero más luz que tu sombra dorada
donde brotan anillos de una hierba sombría.
En mi sangre, fielmente por tu cuerpo abrasada,
para siempre es de noche: para siempre es de día.

Miguel Hernández

da “Ultimos poemas”, in “Miguel Hernández, Antologia poetica”, Edición de Jose Luis Puerto, 2001

«Tra il mio sguardo e il tuo» – Pierluigi Cappello

Foto di Maria Cecilia Camozzi

 

Tra il mio sguardo e il tuo
lo stupore del mio
caduto sulle ginocchia per vedere
come stanno le nuvole
e come le nuvole cambiano quando stiamo davvero.

Pierluigi Cappello

da “Dedica a chi sa”, in “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

«Quando ci incontrammo» – Inge Müller

Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne con cappello, 1918

 

Quando ci incontrammo
In una strada laterale delle nostre vie
Sentivi paura della vita
Sentivo paura della morte
Che era vicina e vedemmo il cielo rosso
Avvolgerci soffice come una coperta di lana
E ci riscaldammo per un attimo

L’attimo
Durò sette estati. Quando levammo gli occhi
Il tempo era già trascorso.

Inge Müller

(Traduzione di Gio Batta Bucciol)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Febbraio 2010, N. 246, Crocetti Editore