«Prima del triste e difficile addio» – Nina Nikolaevna Berberova

Portrait of Mary Pickford by Hartsook Photo, S.F. – L.A, 1918

P. P. M.

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.

In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.

E tu leggi come il pensiero mi ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.

Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole –
di più da te non mi è dato.

Nina Nikolaevna Berberova

Berlino, 1923

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1921-1933”, Passigli Poesia, 2004

***

П. П. М.

Перед еред разлукой горестной и трудной
Не говори, что встрече не бывать
Есть у меня таинствеиный и чудный
Дар о себе тебе напоминать.

В чужом краю, в изгнании далеком,
Когда-нибудь, когда придет пора,
Я повторю тебя одним намеком,
Одним стихом, движением пера.

А ты прочти, как мысль мне возвратила
И прежние слова твои, и тень,
Узнай вдали, как я преобразила
Сегодняшний или вчерашний день.

Какой еще для нас ты хочешь встречи?
Я отдаю тебе одной строкой
Твои шаги, поклоны, взгляды, речи –
А большего мне не дано тобой.

Нина Николаевна Берберова

Енрих, 1923

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984

Canzone sulla guerra – Jaroslav Seifert

Foto di Henri Cartier-Bresson

 

Strozzate la guerra,
che le donne possano sorridere
e non invecchiare cosí rapidamente
come invecchiano le armi.

La guerra però dice: Io sono!
Sono dal principio,
non v’è mai stato momento
in cui non fossi.

Sono vecchia come la fame
e come l’amore.
Io non mi sono creata,
ma il mondo è mio!

E lo distruggerò.
Sarò presente
quando il brandello insanguinato a fuoco
cadrà nel buio

come la saliva dei bambini
sul fondo di un pozzo
quando vogliono misurarne
la buia profondità.

Ma noi – e questa è speranza –
possiamo ancora un attimo,
ancora un breve attimo possiamo
riflettere.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Sergio Corduas)

da “Concerto sull’isola”, 1965, in “Jaroslav Seifert, Vestita di luce”, Einaudi, Torino, 1986

***

Píseň o válce

Uškrťte válku,
ať ženy mohou se usmívat
a nestárnou tak rychle,
jako stárnou zbraně.

Válka však říká: Jsem!
Jsem od počátků,
nebylo nikdy chvíle,
abych nebyla.

Jsem stará jako hlad
a jako milování.
Já jsem se nestvořila,
ale svět je můj!

A já ho zničím.
Budu při tom,
až ohnivě krvavý cár
bude padat do tmy

jako slina dětí
na dno studny,
když si chtějí změřit
její tmavou hloubku.

Ale my – a to je naděje –
můžeme ještě chvilku,
ještě malou chvilku můžeme
o tom přemýšlet.

Jaroslav Seifert

da “Koncert na ostrově”, Československý spisovatel, 1965 

Là nei giardini dei salici – William Butler Yeats

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1924

 

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

William Butler Yeats

(Traduzione di Roberto Sanesi)

da “W. B. Yeats, Poesie”, Mondadori, Milano, 1974

***

Down by the Salley Gardens

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

William Butler Yeats

da “Crosswayas” (1889), in “The Collected Poems of W. B. Yeats”, Macmillan, 1933

Restare – Pierluigi Cappello

Foto di Danilo De Marco

 

Gli occhi si sono fatti di sale nel voltarmi
i pensieri si sono fermati nei gesti, nel silenzio delle cose fatte;
ho raccolto le briciole del dopopranzo
e le ho scosse nell’aria vitrea del giardino
dove è appena spiovuto e irrompe il sole.
Qui, anche il piú lieve soprassalto del merlo oltre la siepe
sta fermo e stanno ferme le mie parole come navi in bottiglia.
La vostra lingua è la mia, ma la mia non è la vostra
mi sono sentito pensare mentre in casa lampeggia in penombra
il televisore e una musica epica diffonde l’eleganza di una berlina.
Tengo per me cos’è curare il fuoco
l’odore spesso di legna bagnata, lo stoppino fra le dita
lo stare di tutti i giorni nelle cose da fare, dentro un’altra luce
rotta dalle nuvole, un diverso tramontare allacciato agli alberi alti
pieno negli occhi delle case, sulle bestie dei poveri;
un po’ qua un po’ là
si sta soli cosí, oggi, un giorno cosí, un giorno piú soli.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

All’inizio delle sere – Nichita Stănescu

 

La quiete ti accompagnava ovunque, come un corteggio.
Se alzavi una mano, si faceva silenzio fra gli alberi.
Quando mi guardavi negli occhi, si pietrificava un istante
della forza fluente del tempo.

Sentivo di potermi addormentare, sognando stelle abitate.
E, solo se mi avesse toccato la tua ombra frusciante,
avrei potuto spingere le notti immobili
come un’elica che avanza, verso il sole.

E soltanto questo sentimento mi dava felicità,
soltanto il pensiero che sono e che sei.
Appoggiavo teloni sul cri-cri dei grilli,
sotto cui bevevo l’azzurro decantato in tazze.

E quando finivamo le parole, ne inventavamo altre.
E quando il cielo si faceva scuro, inventavamo cieli azzurri,
e quando le ore diventavano verdi come smeraldi,
ci abbronzavamo alla luce del nostro amore.

… Ma tutto il tempo suonava qualcosa… qualcosa risuonava,
un canto di erba falciata, di taciturni mari,
in cui il cuore di allora riversava
i meandri dei suoi perduti candori.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio Del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Una visione dei sentimenti”, 1964, in “La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

***

La-nceputul serilor 

Liniştea te-nsoţea pretutindeni, ca o suită.
Dacă ridicai o mână, se făcea în arbori tăcere.
Când mă priveai în ochi, împietrea o clipită
din a timpului curgătoare putere.

Simţeam că pot adormi, visând stele locuite.
Şi, numai dacă m-ar fi atins umbra ta foşnitoare,
aş fi putut împinge nopţile-ncremenite
ca pe-o elice-naintând, spre soare.

Şi numai sentimentul acesta îmi da fericire,
numai gândul ca sunt şi că eşti.
Sprijineam pe ţârâitul greerilor coviltire,
sub care beam azurul decantat în ceşti.

Şi când sfârşeam cuvintele, inventam altele.
Şi când se-nsera cerul, inventam ceruri albastre,
şi când orele se-verzeau ca smaraldele,
ne bronzam la lumina dragostei noastre.

…Dar tot timpul suna ceva…ceva răsuna,
un cântec de iarba cosită, de taciturne mări,
în care inima de-atunci îşi revărsa
meandrele pierdutelor candori.

Nichita Stănescu

da “O viziune a sentimentelor”, Editura pentru Literatură, 1964