«Lo so. L’ho vista» – Marcello Comitini

Edward Hopper, Automat, 1927

 

Lo so. L’ho vista
altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripiano di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone
lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra ragazza dal fondo del cuore
e in un lampo gli anni di verde e di turchese.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

∗∗∗

Testo in tedesco tradotto dalla poetessa STEFANIE GOLISCH

Ich weiß. Ich habe sie schon öfter
an diesem Tisch sitzen sehen,
in der einsamen Stunde dieses Cafés.
Sie trinkt ihren Kaffee und stützt dabei die Arme
auf die runde Marmorplatte des Tisches. Den Blick
auf den leeren Stuhl gegenüber gerichtet.
Der Kellner hinter der Theke,
lang und aufrecht wie eine Klinge,
betrachtet seine schmerzenden Hände, Wasserrosen.
Weder spricht er mit ihr, noch nimmt er sie überhaupt wahr.
Sie wartet auf niemanden mehr, ich weiß.
Eine Stimme flüstert aus tiefster Tiefe Mädchen,
und plötzlich blitzen Jahre aus Grün und Türkis auf.
Verschlossen in ihre Gedanken spürt sie
die Wurzeln ihrer Stille in den Erinnerungen an all
jene, die sie über die Maßen geliebt hatten.
Im nächsten Augenblick wird sie aufstehen
und hinter den Fensterscheiben des Cafés verschwinden.


La poetessa Stefanie Golisch, già conosciuta e pubblicata sulle pagine di questo blog con alcune delle sue poesie, mi ha onorato della traduzione di quattro poesie tratte dalla mia raccolta “Donne sole”. Le poesie sono state scelte, come afferma la poetessa nel documento che mi ha donato, “assemblando quattro poesie: le prime tre sono i pensieri delle donne, la quarta parla della donna vista da fuori”. Le poesie non hanno titolo (tranne alcune) per far prendere coscienza alla lettrice/al lettore che ogni poesia va letta come espressione di un’unica donna in cui convergono le diverse esperienze femminili.
Marcello Comitini

Secondi, 68 – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

68

Forse ci difenderà ancora
il canto di un uccello,
una stella che ci mostra la sua predilezione,
la linea azzurra dei monti nel tramonto d’oro
e la parola che matura nel silenzio più profondo.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Secondi”, 1988-1989, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

Titolo dell’opera originale: Άργά, πολύ άργά μέσα στή νύϰτα

«La musica che trapela dal nulla» – Santiago Montobbio

Peter Marlow, Kingswear Castle, Devon, England, 1998

 

La musica che trapela dal nulla.
La musica che non si nasconde nella notte.
La musica che il cuore non cessa mai
di cifrare. In quella musica c’è un’alba,
c’è un inganno. Tutto è lo sfondo di una finestra.
Io cammino sul filo di questa musica e con lei cerco
di cullare la mia anima. Ma i suoi suoni
sono molto nascosti e non mi arrivano, o non li afferro.
A volte c’è una musica che conduce al nulla.
Anche in lei ci raggiungono l’arte e la vita.

Santiago Montobbio

(Traduzione di Amaranta Sbardella)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVI, Febbraio 2013, N. 279, Crocetti Editore

∗∗∗

«La música que se filtra de la nada»

La música que se filtra de la nada.
La música que en la noche no se esconde.
La música que el corazón de cifrar
nunca termina. En esa música hay un alba,
hay un engaño. Todo es un fondo de ventana.
Yo camino al hilo de esa música e intento
con ella acunar mi alma. Pero sus sonidos
están muy escondidos, y no me llegan, o no los entiendo.
A veces hay una música que no nos lleva a nada.
El arte y la vida también en ella nos alcanzan.

Santiago Montobbio

da “La poesía es un fondo de agua marina”, El Bardo, 2011

Le formule del tuo inchiostro – Moka 

Portrait of Mary Pickford by Hartsook Photo, S.F. – L.A, 1918

 

Dimmi le formule che nascondi
nel tuo inchiostro, strega,
voglio scattarti una fotografia
che raccolga la tua vera essenza,
che ti catturi quando sei assente,
avvolta dalla tua poesia.
Non portarmi nei luoghi
dove sei stata felice con altri,
aiutami a rimanere sempre dentro
la tua testa,
aiutami a riempire il vuoto nella pancia
che implode quando ti abbraccio.
Tu mi hai salvato:
quanti segreti coprono le tue piccole spalle.

Moka

da “Difettosa”, silloge poetica – fotografica, Editore: Youcanprint, 2017

Moka, Difettosa, Editore: Youcanprint, 2017 – AMAZON
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Moka, Difettosa, Editore: Youcanprint, 2017 – MONDADORI STORE

Φωνές – Κωνσταντίνος Καβάφης

Foto di Anja Bührer

 

Ιδανιϰές φωνές ϰι άγαπημένες
εϰείνων πού πεθάναν, ή εϰείνων πού είναι
γιά μας χαμένοι σάν τούς πεθαμένους.

Κάποτε μές στα όνειρά μας ομιλούνε
ϰάποτε μές στην σϰέψι τές αϰούει τύ μυαλό.

Καί μέ τον ήχο των γιά μιά στιγμή επιστρέφουν
ήχοι άπδ την πρώτη ποίησι της ζωής μας –
σά μουσιϰή, την νύχτα, μαϰρυνή, πού σβύνει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1904]

da “Από τα Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

∗∗∗

Voci

Ideali amate voci
di coloro che son morti o come i morti
sono per noi perduti.

A volte ci parlano in sogno
a volte esse vibrano dentro.

E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno
della prima poesia di nostra vita –
come lontana nella notte una musica che dilegua.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quanti morirono, o di quanti sono
per noi persi come morti.

Talvolta parlano nei nostri sogni;
talvolta le ode nel pensiero la mente.

E con il loro suono per un attimo affiorano
suoni dalla prima poesia della vita –
come musica, lontana, che si perde, nella notte.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Tutte le poesie”, Donzelli Editore, 2020

∗∗∗

Voci

Voci ideali e amate
di quanti sono morti, di quanti
sono per noi perduti come i morti.

A volte ci parlano nei sogni,
a volte le ode la mente tra i pensieri.

Col loro suono riemergono un istante
suoni della poesia prima della vita –
come di notte una musica
che in lontananza muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poeti greci del Novecento, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quelli che  morirono, di quelli
che per noi sono persi come i morti.

Talvolta esse ci parlano nei sogni,
e le sente talora tra i pensieri la mente.

Col loro suono, un attimo  ritornano
suoni su dalla prima poesia della vita –
come musica, a notte, che lontanando muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Le voci

Dei morti, dei perduti
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissime voci…
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora; e già è un lontano
nella notte, di musica, svanire.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Guido Ceronetti)

da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Adelphi Edizioni, 2004