Il passato – Louise Glück

Louise Glück

 

All’improvviso appare una piccola luce
nel cielo tra
due rami di pino, i loro sottili aghi

ora incisi sulla superficie radiosa
e al di sopra di questo
alto, paradiso piumato –

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco,
più intenso quando il vento lo attraversa
e rende il suono altrettanto strano,
come il suono del vento in un film –

Ombre in movimento. Le corde
facendo il suono che fanno. Quello che senti adesso
sarà il suono dell’usignolo, cordato ¹,
uccello maschio che corteggia la femmina –

Le corde oscillano. L’amaca
ondeggia al vento, legata
saldamente tra due alberi di pino.

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco.

È la voce di mia madre che senti
o è solo il suono che fanno gli alberi
quando l’aria li attraversa

perché quale suono farebbe,
passando attraverso il nulla?

Louise Glück

(TRADUZIONE DI MARCELLO COMITINI)
¹riferimento a Chordata Bateson, genetista britannico
ALTRE POESIE DI LOUISE GLÜCK TRADOTTE DA MARCELLO COMITINI

∗∗∗

The past

Small light in the sky appearing
suddenly between
two pine boughs, their fine needles

now etched onto the radiant surface
and above this
high, feathery heaven—

Smell the air. That is the smell of the white pine,
most intense when the wind blows through it
and the sound it makes equally strange,
like the sound of the wind in a movie—

Shadows moving. The ropes
making the sound they make. What you hear now
will be the sound of the nightingale, chordata,
the male bird courting the female—

The ropes shift. The hammock
sways in the wind, tied
firmly between two pine trees.

Smell the air. That is the smell of the white pine.

It is my mother’s voice you hear
or is it only the sound the trees make
when the air passes through them

because what sound would it make,
passing through nothing?

Louise Glück

da “Faithful and Virtuous Night”, Farrar, Straus and Giroux, 2014

Ambiguità del testimone – Piero Bigongiari

Foto di Alain Labile (dettaglio)

 

Che sofferenza è quella che si spalma,
come su una fetta di pane agrodolce
che il fanciullo accosta alle labbra,
sull’indolenza che l’anima ha
raggiunto tra felicità e dolore?
Non è assenza. Tra gli opposti poli
magica un’alleanza si propone,
una tensione forse in equilibrio.
O è un lento stillicidio di illusioni,
un ludibrio di suoni suggeriti
dentro falsi e ipocriti perdoni?

Si ricompone forse la presenza
del terzo, di colui che ha assistito
forse più frettoloso che distratto
alla conversazione che fra me
e te si disperdeva tra silenzi
già cosparsi di assensi pausati
e un sorriso di sensi già allarmati.

Prima di allontanarsi egli mischiò
il più ambiguo sorriso ai propri sguardi
arsi dal desiderio. Se qualcosa
di quel fuoco restò, mentre egli andava
via, in una strana malinconia
un tizzo crepitava nella cenere.

Quale testimonianza è allora un vizio
nell’incoerenza tenera di Venere
se lo spazio oggettivo di quell’“egli”
troppo presto eclissatosi ora, vuoto,
è pieno d’ombre di quel falso gioco
di chi tra l’“io” e il “tu” bara sull’oblio.
Uno strano sciacquio di amare onde
il colloquio confonde tra il tu e l’io
in cui eloquio dell’essere è un addio.

Piero Bigongiari

3-4 luglio 1997

da “Il silenzio del poema: poesie 1996-1997”, Genova, Marietti, 2003

Abbiamo fatto notte… – Paul Éluard

Foto di René Groebli

 

Abbiamo fatto notte ho la tua mano ti veglio
Con ogni mia forza ti reggo
Incido dentro una pietra la stella delle tue forze
Fondi solchi dove la bontà del tuo corpo germinerà
La voce segreta la voce tua pubblica io mi ridíco
Rido dell’orgogliosa
Che tratti come fosse una mendíca
Dei folli che rispetti dei semplici ove t’immergi
E nel mio capo che piano s’accorda col tuo con la notte
Stupisco dell’ignota che divieni
Ignota simile a te simile a tutto quel che amo
Che è nuovo sempre.

Paul Éluard

1953

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Facile”, in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

∗∗∗

«Nous avons fait la nuit…»

Nous avons fait la nuit je tiens ta main je veille
Je te soutiens de toutes mes forces
Je grave sur un roc l’étoile de tes forces
Sillons profonds où la bonté de ton corps germera
Je me répète ta voix cachée ta voix publique
Je ris encore de l’orgueilleuse
Que tu traites comme une mendiante
Des fous que tu respectes des simples où tu te baignes
Et dans ma tête qui se met doucement d’accord avec la tienne avec la nuit
Je m’émerveille de l’inconnue que tu deviens
Une inconnue semblable à toi semblable à tout ce que j’aime
Qui est toujours nouveau.

Paul Éluard

 da “Œuvres complètes”, Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1968

«Come è forte il rumore dell’alba!» – Sandro Penna

Foto di Tina Fersino

 

Come è forte il rumore dell’alba!
Fatto di cose più che di persone.
Lo precede talvolta un fischio breve,
una voce che lieta sfida il giorno.
Ma poi nella città tutto è sommerso.
E la mia stella è quella stella scialba
mia lenta morte senza disperazione.

Sandro Penna

da “Una strana gioia di vivere”, 1949-1955, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

Poetica – Luis García Montero

Foto di Stanley Kubrick

 

Ci sono anche momenti in cui lasciamo
le parole d’amore e i silenzi
per parlare di poesia.
Tu riposi la voce nel passato
e ricordi il titolo di un libro,
la storia di qualche verso,
la notte giovanile di qualche cantautore,
l’importanza che hanno
i poeti e le bandiere nella tua vita.
Io ti parlo di virgole e maiuscole,
di immagini che abbondano o che mancano
e del bisogno di trovare un ritmo
che domini la storia,
come con le mani si dominano
l’umidità e le mura di un castello di sabbia.
E ricordo anche alcuni versi
in notti dove virgole e maiuscole,
metafore e ritmi,
scaldarono la mia casa,
mi offrirono compagnia,
seppero convincermi
con il tuo stesso potere seduttivo.

Lo so bene che altri poeti
si vestono da poeta,
vanno negli uffici del silenzio,
gestiscono le banche del fulgore,
calcolano con essenze
i saldi dei loro fondi interni,
sono fiaccola di re e di dèi
o sono lingua d’inferno.

Sarà che hanno l’anima.
Io mi accontento di avere te
e di avere coscienza.

Luis García Montero

(Traduzione di Gabriele Morelli)

Da Completamente venerdì, 1998

dalla rivista “Poesia”, Anno XXV, Marzo 2012, N. 269, Crocetti Editore

∗∗∗

 Poética

Hay momentos también en que dejamos
las palabras de amor y los silencios
para hablar de poesía.
Tú descansas la voz en el pasado
y recuerdas el título de un libro,
la historia de unos versos,
la noche juvenil de algunos cantautores,
la importancia que tienen
poetas y banderas en tu vida.
Yo te hablo de comas y mayúsculas,
de imágenes que sobran o que faltan,
de la necesidad de conseguir un ritmo
que sujete la historia,
igual que con las manos se sujetan
la humedad y los muros de un castillo de arena.
Y recuerdo también algunos versos
en noches donde comas y mayúsculas,
metáforas y ritmos,
calentaron mi casa,
me hicieron compañía,
supieron convencerme
con tu mismo poder de seducción.

Ya sé que otros poetas
se visten de poeta,
van a las oficinas del silencio,
administran los bancos del fulgor,
calculan con esencias
los saldos de sus fondos interiores,
son antorcha de reyes y de dioses
o son lengua de infierno.

Será que tienen alma.
Yo me conformo con tenerte a ti
y con tener conciencia.

Luis García Montero

da “Completamente viernes”, 1994-1997, Tusquets Editores, 1998