La morte l’amore la vita – Paul Éluard

Foto di Dominique Issermann

 

Ho creduto di poter spezzare il profondo e l’immenso
Con il mio dolore nudo senza contatto senza eco
Mi sono steso nella mia prigione dalle vergini porte
Come un morto ragionevole che ha saputo morire
Un morto coronato soltanto dal suo nulla
Mi sono steso sulle onde assurde
Del veleno assorbito per amore della cenere
La solitudine mi è sembrata piú viva del sangue.

Volevo spezzare la vita
Volevo spartire la morte con la morte
Rendere il mio cuore al vuoto e il vuoto alla vita
Cancellare tutto che non restasse nulla né fiato né vetro
Nulla davanti nulla alle spalle nulla di intero
Avevo eliminato il gelo dalle mani giunte
Avevo eliminato l’ossatura invernale
Della promessa di vivere che si annulla.

Sei venuta tu e allora il fuoco si è riacceso
L’ombra ha ceduto il freddo dal basso si è riempito di stelle
E la terra si è ricoperta
Della tua carne chiara e io mi sono sentito leggero
Sei venuta tu la solitudine era vinta
Avevo una guida sulla terra io sapevo
Dove andare mi sapevo smisurato
Avanzavo e guadagnavo spazio e tempo

Andavo verso di te andavo senza fine verso la luce
La vita aveva un corpo alzava la sua vela la speranza
Il sonno grondava di sogni e la notte
Prometteva sguardi fiduciosi all’aurora
I raggi delle tue braccia spartivano la nebbia
La tua bocca era inumidita dalle prime rugiade
Il riposo abbagliato rimpiazzava la fatica
Io adoravo l’amore come nei primi miei giorni.

I campi sono arati le officine lampeggiano
E il grano fa il suo nido in una ondata enorme
La mietitura la vendemmia hanno testimoni innumerevoli
Nulla è semplice o singolare
Il mare è negli occhi del cielo e della notte
La foresta dà agli alberi la sicurezza
E i muri delle case hanno una pelle comune
E le strade si incrociano sempre.

Gli uomini son fatti per intendersi
Per capirsi per amarsi
Hanno dei figli che diventeranno padri di uomini
Hanno dei figli privi di case e di tetto
Che reinventeranno gli uomini
E la natura e la loro patria
Quella di tutti gli uomini
Quella di ogni tempo.

Paul Éluard

(Traduzione di Vincenzo Accame)

da “Paul Éluard, Ultime poesie d’amore”, Passigli Poesia, 1996

∗∗∗

La Mort l’Amour la Vie

J’ai cru pouvoir briser la profondeur l’immensité
Par mon chagrin tout nu sans contact sans écho
Je me suis étendu dans ma prison aux portes vierges
Comme un mort raisonnable qui a su mourir
Un mort non couronné sinon de son néant
Je me suis étendu sur les vagues absurdes
Du poison absorbé par amour de la cendre
La solitude m’a semblé plus vive que le sang

Je voulais désunir la vie
Je voulais partager la mort avec la mort
Rendre mon cœur au vide et le vide à la vie
Tout effacer qu’il n’y ait rien ni vitre ni buée
Ni rien devant ni rien derrière rien entier
J’avais éliminé le glaçon des mains jointes
J’avais éliminé l’hivernale ossature
Du vœu de vivre qui s’annule.

Tu es venue le feu s’est alors ranimé
L’ombre a cédé le froid d’en bas s’est étoilé
Et la terre s’est recouverte
De ta chair claire et je me suis senti léger
Tu es venue la solitude était vaincue
J’avais un guide sur la terre je savais
Me diriger je me savais démesuré
J’avançais je gagnais de l’espace et du temps

J’allais vers toi j’allais sans fin vers la lumière
La vie avait un corps l’espoir tendait sa voile
Le sommeil ruisselait de rêves et la nuit
Promettait à l’aurore des regards confiants
Les rayons de tes bras entrouvraient le brouillard
Ta bouche était mouillée des premières rosées
Le repos ébloui remplaçait la fatigue
Et j’adorais l’amour comme à mes premiers jours.

Les champs sont labourés les usines rayonnent
Et le blé fait son nid dans une houle énorme
La moisson la vendange ont des témoins sans nombre
Rien n’est simple ni singulier
La mer est dans les yeux du ciel ou de la nuit
La forêt donne aux arbres la sécurité
Et les murs des maisons ont une peau commune
Et les routes toujours se croisent.

Les hommes sont faits pour s’entendre
Pour se comprendre pour s’aimer
Ont des enfants qui deviendront pères des hommes
Ont des enfants sans feu ni lieu
Qui réinventeront les hommes
Et la nature et leur patrie
Celle de tous les hommes
Celle de tous les temps.

Paul Éluard

da “Le Phénix”, 1951, in “Derniers poèmes d’amour”, Seghers, Paris, 1963

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore – Paul Éluard

Arnold Genthe, Julia Marlowe, c.1911

 

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
Ruota un moto di danza e di dolcezza,
Nimbo del tempo, arca notturna e fida,
E se non so piú tutto quello che vissi
È che non sempre i tuoi occhi m’hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
Canne del vento, risa profumate,
Ali che il mondo coprono di luce,
Navi che il cielo recano ed il mare,
Caccia dei suoni e fonti dei colori,

Profumi schiusi da cova di aurore
Sempre posata su paglia degli astri,
Come il giorno vive d’innocenza
Il mondo vive dei tuoi occhi puri
E va tutto il mio sangue in quegli sguardi.

Paul Éluard

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Capitale de la douleur”, 1926, in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

∗∗∗

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
i tuoi occhi non m’han sempre veduto
io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada,
canne del vento, sorrisi odorati,
ali che rischiarano il mondo,
navi di cielo cariche e di mare,
sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno deriva da innocenza
intero il mondo dai tuoi occhi puri
e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

Paul Éluard

(Traduzione di Piero Bigongiari)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore 

***

«La courbe de tes yeux fait le tour de mon cœur»

La courbe de tes yeux fait le tour de mon cœur,
Un rond de danse et de douceur,
Auréole du temps, berceau nocturne et sûr,
Et si je ne sais plus tout ce que j’ai vécu
C’est que tes yeux ne m’ont pas toujours vu.

Feuilles de jour et mousse de rosée,
Roseaux du vent, sourires parfumés,
Ailes couvrant le monde de lumière,
Bateaux chargés du ciel et de la mer,
Chasseurs des bruits et sources des couleurs

Parfums éclos d’une couvée d’aurores
Qui gît toujours sur la paille des astres,
Comme le jour dépend de l’innocence
Le monde entier dépend de tes yeux purs
Et tout mon sang coule dans leurs regards.

Paul Éluard

da “Capitale de la douleur”, Librairie Gallimard, Paris, 1926

Primamente – Paul Éluard

Foto di Nina Ai-Artyan

 

Io te l’ho detto per le nuvole
Te l’ho detto per l’albero del mare
Per ogni onda per i nidi tra le foglie
I sassi del rumore
Le mani familiari
Per l’occhio che si fa viso o paese
E il sonno gli riporta cieli del suo colore
Per la notte goccia a goccia
Per la grata delle vie
Per la finestra aperta per la fronte scoperta
Pei tuoi pensieri e le parole te l’ho detto
Ogni carezza ogni fiducia sopravvivono.

*

Tu la sola e le odo le erbe del tuo riso
Tu e ti rapisce la fronte
E dalla vetta dei rischi di morte
Sotto i globi confusi delle valli piovose
Sotto la luce greve sotto il cielo di terra
Generi la caduta.
Non basta piú il rifugio degli uccelli
Né pigrizia o stanchezza
Il ricordo di boschi e rivi fragili
All’alba dei capricci
All’alba di abbracci visibili
All’alba alta dell’assenza la caduta.

Le barche dei tuoi occhi si disperdono
Lungo i merletti delle sparizioni
È svelato l’abisso agli altri estinguerlo
L’ombre da te create non hanno diritto alla notte.

*

Amor mio se tu hai figurati i miei desideri
Levate le labbra al cielo delle tue parole come un astro
I tuoi baci nella notte viva
E intorno a me il solco delle braccia
Come una fiamma in segno di conquista
Sono al mondo i miei pensieri
Chiari e perpetui

E quando non sei qui
Io sogno che dormo io sogno che sogno.

*

Mi basta una carezza
E brilla il tuo splendore.

*

La terra è blu come un’arancia
Mai uno sbaglio le parole non sanno mentire
Piú non vi dànno da cantare
Che al giro dei baci si intendano
I dementi e gli amori
Lei le labbra d’intesa
I segreti sorrisi
Che vesti d’indulgenza
Crederla tutta nuda.

Le vespe fioriscono verde
L’aurora s’incollana
Un vezzo di finestre
Ali coprono le foglie
Ogni gioia solare
Ogni sole sul mondo
Lungo i sentieri della tua bellezza.

*

Il sonno ti ha presa la forma
Dei tuoi occhi la colora.

*

La fronte ai vetri come chi veglia in pena
Cielo di notte che ho già valicata
Pianure ora minuscole nelle mie mani schiuse
Nel duplice orizzonte inerte indifferente
La fronte ai vetri come chi veglia in pena
Oltre l’attesa
Oltre me stesso ti chiamo
E non so piú tanto t’amo
Chi di noi è l’assente.

*

I corvi divagano sui campi
La notte si spegne
Per un capo che si desta
Chiome bianche ultimo sogno
Si fanno luce col sangue le mani
Con le carezze
Una stella di nome azzurro
E di forma terrestre

Pazza di grida a piena gola
Pazza di sogni
Tu che hai ali di suora ciclone
Infanzia breve pazza di gran venti
Come faresti la bella la vaga
Non riderà piú
L’ignoranza l’indifferenza
Non svelano il loro segreto

Non sai piú salutare a tempo
Né confrontarti ai miracoli
Tu non m’ascolti
Ma la tua bocca condivide
L’amore e grazie alla tua bocca
E dietro il velo di nebbia dei baci
Siamo insieme noi due.

*

Doveva pur esserci un viso
Con tutti i nomi del mondo.

Paul Éluard

(Traduzione di Franco Fortini)

da “L’amour la poésie”, 1929, in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

***

Premièrement

Je te l’ai dit pour les nuages
Je te l’ai dit pour l’arbre de la mer
Pour chaque vague pour les oiseaux dans les feuilles
Pour les cailloux du bruit
Pour les mains familières
Pour l’oeil qui devient visage ou paysage
Et le sommeil lui rend le ciel de sa couleur
Pour toute la nuit bue
Pour la grille des routes
Pour la fenêtre ouverte pour un front découvert
Je te l’ai dit pour tes pensées pour tes paroles
Toute caresse toute confiance se survivent.

*

Toi la seule et j’entends les herbes de ton rire
Tois c’est ta tête qui t’enlève
Et du haut des dangers de mort
Sous les globes brouillés de la pluie des vallées
Sous la lumière lourde sous le ciel de terre
Tu enfantes la chute.
Les oiseaux ne sont plus un abri suffisant
Ni la paresse ni la fatigue
Le souvenir des bois et des ruisseaux fragiles
Au matin des caprices
Au matin des caresses visibles
Au grand matin de l’absence la chute.

Les barques de tes yeux s’égarent
Dans la dentelle des disparitions
Le gouffre est dévoilé aux autres de l’éteindre
Les ombres que tu crées n’ont pas droit à la nuit.

*

Mon amour pour avoir figuré mes désirs
Mis tes lèvres au ciel de tes mots comme un astre
Tes baisers dans la nuit vivante
Et le sillage de tes bras autour de moi
Comme une flamme en signe de conquête
Mes rêves sont au monde
Clairs et perpétuels.

Et quand tu n’es pas là
Je rêve que je dors je rêve que je rêve.

*

D’une seule caresse
Je te fais briller de tout ton éclat.

*

La terre est bleue comme une orange
Jamais une erreur les mots ne mentent pas
Ils ne vous donnent plus à chanter
Au tour des baisers de s’entendre
Les fous et les amours
Elle sa bouche d’alliance
Tous les secrets tous les sourires
Et quels vêtements d’indulgence
A la croire toute nue.

Les guêpes fleurissent vert
L’aube se passe autour du cou
Un collier de fenêtres
Des ailes couvrent les feuilles
Tu as toutes les joies solaires
Tout le soleil sur la terre
Sur les chemins de ta beauté.

*

Le sommeil a pris ton empreinte
Et la colore de tes yeux.

*

Le front aux vitres comme font les veilleurs de chagrin
Ciel dont j’ai dépassé la nuit
Plaines toutes petites dans mes mains ouvertes
Dans leur double horizon inerte indifférent
Le front aux vitres comme font les veilleurs de chagrin
Je te cherche par delà l’attente
Par delà moi-même
Et je ne sais plus tant je t’aime
Lequel de nous deux est absent.

*

Les corbeaux battent la campagne
La nuit s’éteint
Pour une tête qui s’éveille
Les cheveux blancs le dernier rêve
Les mains se font jour de leur sang
De leurs caresses
Une étoile nommée azur
Et dont la forme est terrestre

Folle des cris à pleine gorge
Folle des rêves
Folle aux chapeaux de sœur cyclone
Enfance brève folle aux grands vents
Comment ferais-tu la belle la coquette
Ne rira plus
L’ignorance l’indifférence
Ne révèlent pas leur secret

Tu ne sais pas saluer à temps
Ni te comparer aux merveilles
Tu ne m’écoutes pas
Mais ta bouche partage l’amour
Et c’est par ta bouche
Et c’est derrière la buée de nos baisers
Que nous sommes ensemble.

*

Il fallait bien qu’un visage
Réponde à tous les noms du monde.

Paul Éluard

da “L’amour la poésie”, «N. R. F.», Paris, 1929

La mia morta vivente – Paul Éluard

Foto di Katia Chausheva

 

Nel mio dolore nulla è in movimento
Di quello che io stesso sono stato
Attendo nessuno verrà
Né di giorno né di notte né mai piú

I miei occhi si sono separati dai tuoi occhi
Perdono la fiducia perdono la luce
La mia bocca si è separata dalla tua bocca
La mia bocca si è separata dal piacere
E dal senso dell’amore e dal senso della vita
Le mie mani si sono separate dalle tue mani
Le mie mani lasciano sfuggire tutto
I miei piedi si sono separati dai tuoi piedi
Non avanzeranno piú non ci sono piú strade
Non conosceranno piú né il peso né il riposo
Mi è concesso di veder finire la mia vita
Con la tua
La mia vita è in tuo potere
Che ho creduto infinita

E l’avvenire la mia sola speranza è il mio sepolcro
Identico al tuo circondato da un mondo indifferente

Ero cosí vicino a te che ho freddo vicino agli altri.

Paul Éluard

(Traduzione di Vincenzo Accame)

da “Paul Éluard, Ultime poesie d’amore”, Passigli Poesia, 1996

∗∗∗

Ma morte vivante

Dans mon chagrin rien n’est en mouvement
J’attends personne ne viendra
Ni de jour ni de nuit
Ni jamais plus de ce qui fut moi-même

Mes yeux se sont séparés de tes yeux
Ils perdent leur confiance ils perdent leur lumière
Ma bouche s’est séparée de ta bouche
Ma bouche s’est séparée du plaisir
Et du sens de l’amour et du sens de la vie
Mes mains se sont séparées de tes mains
Mes mains laissent tout échapper
Mes pieds se sont séparés de tes pieds
Ils n’avanceront plus il n’y a plus de routes
Ils ne connaîtront plus mon poids ni le repos
Il m’est donné de voir ma vie finir
Avec la tienne
Ma vie en ton pouvoir
Que j’ai crue infinie

Et l’avenir mon seul espoir c’est mon tombeau
Pareil au tien cerné d’un monde indifférent

J’étais si près de toi que j’ai froid près des autres.

Paul Éluard

da “Le Phénix”, 1951, in “Derniers poèmes d’amour”, Seghers, Paris, 1963

Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo – Paul Éluard

Jeanne Hébuterne

 

Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo,
Nel vuoto dei vetri grevi di silenzio e
D’ombra ove con nude mani cerco ogni tuo riflesso,

Chimerica è la forma del tuo cuore
E al mio desiderio perduto il tuo amore somiglia.
O sospiri di ambra, sogni, sguardi.

Ma non sempre sei stata con me, tu. La memoria
M’è oscurata ancora d’averti vista giungere
E sparire. Ha parole il tempo, come l’amore.

Paul Éluard

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Capitale de la douleur”, 1926, in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

***

Ta chevelure d’oranges dans le vide du monde

Ta chevelure d’oranges dans le vide du monde
Dans le vide des vitres lourdes de silence
Et d’ombre où mes mains nues cherchent tous tes reflets.

La forme de ton cœur est chimérique
Et ton amour ressemble à mon désir perdu.
Ô soupirs d’ambre, rêves, regards.

Mais tu n’as pas toujours été avec moi. Ma mémoire
Est encore obscurcie de t’avoir vu venir
Et partir. Le temps se sert de mots comme l’amour.

Paul Éluard

da “Capitale de la douleur”, Librairie Gallimard, Paris, 1926