Nostalgia – Giuseppe Ungaretti

Edvard Munch, Girls on the pier, 1901, Museo Puškin, Mosca

Locvizza il 28 settembre 1916

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane

Giuseppe Ungaretti

da “L’allegria” (1914-1919), in “Vita d’un uomo. Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2009

«Io di piú non posso darti» – Pedro Salinas

Edward Weston, Nude on Sand, 1936

[XXIII]

Io di piú non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.

Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
– collana, profumi, seta antica –
di cui se senti la mancanza
domandi: «Ah, ma dov’è?»

Ah, come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu ti innamorassi.

Ma
non sono che quello che sono.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

***

[XXIII]

Yo no puedo darte más.
No soy más que lo que soy.

¡Ay, cómo quisiera ser
arena, sol, en estío!
Que te tendieses
descansada a dascansar.
Que me dejaras
tu cuerpo al marcharte, huella
tierna, tibia, inolvidable.
Y que contigo se fuese
sobre ti, mi beso lento:
color,
desde la nuca al talón,
moreno.

¡Ay, cómo quisiera ser
vidrio, o estofa o madera
que conserva su color
aquí, su perfume aquí,
y nació a tres mil kilómetros!
Ser
la materia que te gusta,
que tocas todos los días
y que ves ya sin mirara
tu alrededor, las cosas
-collar, frasco, seda antigua
que cuando tú echas de menos
preguntas: «¡Ay!, ¿dónde está?»

¡Y, ay, cómo quisiera ser
una alegría entre todas,
una sola, la alegría
con que te alegraras tú!
Un amor, un amor solo
el amor del que tú te enamorases.

Pero
no soy más que lo que soy.

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

Confidare – Antonia Pozzi

Foto di Heiner Luepke

 

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

Antonia Pozzi

8 dicembre 1934

da “Preghiera alla poesia”, Acquaviva Editore, 2013

A Lou Andreas-Salomé III – Rainer Maria Rilke

Julia Margaret Cameron, Ellen Terry, 1864

III

Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.

Rainer Maria Rilke

Duino, novembre-dicembre 1911

(Traduzione di Giuliano Donati)

da “Poesie d’amore del Novecento”, Crocetti Editore, 2008

∗∗∗

III

Entsinnen ist da nicht genug, es muß
von jenen Augenblicken pures Dasein
auf meinem Grunde sein, ein Niederschlag
der unermeßlich überfüllten Lösung.
Denn ich gedenke nicht, das, was ich bin
rührt mich um deinetwillen. Ich erfinde
dich nicht an traurig ausgekühlten Stellen,
von wo du wegkamst; selbst, daß du nicht da bist,
ist warm von dir und wirklicher und mehr
als ein Entbehren. Sehnsucht geht zu oft
ins Ungenaue. Warum soll ich mich
auswerfen, während mir vielleicht dein Einfluß
leicht ist, wie Mondschein einem Platz am Fenster.

Rainer Maria Rilke

Duino, November oder Dezember 1911

da “Letzte Gedichte und Fragmentarisches”, Insel-Verlag, 1930

Mappe nere – Mark Strand

 

Non la platea di pietre
né il vento che applaude
ti faranno capire
che sei arrivato,

non il mare che celebra
solo le partenze,
non le montagne,
né le città morenti.

Niente ti dirà
dove sei.
Ogni attimo è un posto
dove non sei mai stato.

Puoi camminare
e credere che emani
la luce attorno a te.
Ma come farai a saperlo?

Il presente è sempre buio.
Le sue mappe sono nere,
escono dal nulla,
descrivono,

nella loro lenta ascesa
dentro se stesse,
il proprio viaggio,
il proprio vuoto,

la fosca, sobria
necessità del completarlo.
Nel venire in essere
sono come il respiro.

E se pure le si studia
è solo per scoprire,
troppo tardi, che quelli che
ritenevi fatti tuoi

non esistono.
La tua casa non c’è
su nessuna di quelle mappe,
né ci sono gli amici,

che aspettano che ti faccia vivo,
né i tuoi nemici,
che elencano le tue mancanze.
Ci sei solo tu,

e saluti
ciò che sarai,
e l’erba nera
sostiene stelle nere.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Più buio”, 1970, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

∗∗∗

Black maps

Not the attendance of stones,
nor the applauding wind,
shall let you know
you have arrived,

nor the sea that celebrates
only departures,
nor the mountains,
nor the dying cities.

Nothing will tell you
where you are.
Each moment is a place
you’ve never been.

You can walk
believing you cast
a light around you.
But how will you know?

The present is always dark.
Its maps are black,
rising from nothing,
describing,

in their slow ascent
into themselves,
their own voyage,
its emptiness,

the bleak, temperate
necessity of its completion.
As they rise into being
they are like breath.

And if they are studied at all
it is only to find,
too late, what you thought
were concerns of yours

do not exist.
Your house is not marked
on any of them,
nor are your friends,

waiting for you to appear,
nor are your enemies,
listing your faults.
Only you are there,

saying hello
to what you will be,
and the black grass
is holding up the black stars.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970