Brindisi al faro – Gesualdo Bufalino

Foto di Boris Smelov

 

Prima di te
era un luogo di gogna la mia vita,
fra mura di ferro feroce;
era teatro d’un maniaco dramma
che declamavo dinanzi a nessuno:
Io ripeteva a perdifiato un’eco,
Io era scritto su tutti gli specchi,
Io, pronome di luce e di sozzura,
orbita avara che in sé si consuma,
libertà aguzzina di se stessa.
Ora è una strada per cadere insieme,
un fiume nero, ma so dove va.

Gesualdo Bufalino

da “L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1996

Nusch – Paul Éluard

Man Ray, Nusch Éluard, c. 1921, 1937

 

Sentimenti visibili
Vicinanza leggera
Chioma di carezze.

Senza ombre né dubbi
Dài gli occhi a quel che vedono
Visti da quel che guardano.

Fiducia di cristallo
Tra due specchi
Ti si perdono gli occhi nella notte
Per unire desiderio e risveglio.

Paul Éluard

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Le vie immédiate” (1932), in “Paul Éluard, Poesie”, “I Supercoralli” Einaudi, 1955

***

Nusch

Les sentiments apparent
La légèreté d’approche
La chevelure des caresses.

Sans soucis sans soupçons
Tes yeux sont livrés à ce qu’ils voient
Vu par ce qu’ils regardent.

Confiance de cristal
Entre deux miroirs
La nuit tes yeux se perdent
Pour joindre l’éveil au désir.

Paul Éluard

da “Le vie immédiate”, Cahiers libres, 1932 

Ricordo di Maria A. – Bertolt Brecht

Foto di Jaromír Funke

 

I.                                    

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d’estate
c’era una nube ch’io mirai a lungo:
bianchissima nell’alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

 2.                              

E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell’amore?
Questo ti dico: piú non lo ricordo.
E pure certo, so il tuo pensiero.
Pure il suo volto piú non lo rammento,
questo rammento: l’ho baciato un giorno.

 3.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giú dall’alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
la nuvola fiorí solo un istante
e quando riguardai sparí nel vento.

Bertolt Brecht

(Traduzione di Roberto Fertonani)

da “Libro di devozioni domestiche”, Einaudi, Torino, 1964

∗∗∗

Erinnerung an die Marie A.

I.

An jenem Tag im blauen Mond September
Still unter einem jungen Pflaumenbaum
Da hielt ich sie, die stille bleiche Liebe
In meinem Arm wie einen holden Traum.
Und über uns im schönen Sommerhimmel
War eine Wolke, die ich lange sah
Sie war sehr weiß und ungeheuer oben
Und als ich aufsah, war sie nimmer da.

2.

Seit jenem Tag sind viele, viele Monde
Geschwommen still hinunter und vorbei.
Die Pflaumenbäume sind wohl abgehauen
Und fragst du mich, was mit der Liebe sei?
So sag ich dir: Ich kann mich nicht erinnern
Und doch, gewiß, ich weiß schon, was du meinst.
Doch ihr Gesicht, das weiß ich wirklich nimmer
Ich weiß nur mehr: ich küßte es dereinst.

3.

Und auch den Kuß, ich hätt ihn längst vergessen
Wenn nicht die Wolke dagewesen war
Die weiß ich noch und werd ich immer wissen
Sie war sehr weiß und kam von oben her.
Die Pflaumenbäume blühn vielleicht noch immer
Und jene Frau hat jetzt vielleicht das siebte Kind
Doch jene Wolke blühte nur Minuten
Und als ich aufsah, schwand sie schon im Wind.

Bertolt Brecht

da “Hauspostille”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1960

Amore – Vincenzo Cardarelli

Foto di Mario Giacomelli

 

Come chi gioia e angoscia provi insieme
gli occhi di lei cosí m’hanno lasciato.
Non so pensarci. Eppure mi ritorna
piú e piú insistente all’anima
quel suo fugace sguardo di commiato.
E un dolce tormento mi trattiene
dal prender sonno, ora ch’è notte e s’agita,
nell’aria un che di nuovo.
Occhi di lei, vago tumulto. Amore,
pigro, incredulo amore, piú per tedio
che per gioco intrapreso, ora ti sento
attaccato al mio cuore (debol ramo)
come frutto che geme.
Amore e primavera vanno insieme.

Quel fatale e prescritto momento
che ci diremo addio
è già in ogni distacco
del tuo volto dal mio.
Cosa lieve il tuo corpo!
Basta ch’io l’abbandoni per sentirti
crudelmente lontana.
Il piú corto saluto fra noi due
un commiato finale.
Ogni giorno ti perdo e ti ritrovo
cosí, senza speranza.
Se tu sapessi com’è già remoto
il ricordo dei baci
che poco fa mi davi,
di quel caro abbandono,
di quel folle tuo amore ov’io non mordo
che sapore di morte.

Vincenzo Cardarelli

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

«Tre volte al mio respiro dissi addio» – Emily Dickinson

Nicoletta Thomas, Le finestre dell’anima

598

Tre volte al mio respiro dissi addio
e per tre volte non mi volle lasciare,
ma cercò di agitare il debole ventaglio
che l’acqua si sforzava di fermare.

Per tre volte le onde mi sospinsero in alto,
mi ripresero, poi, come una palla,
fecero smorfie azzurre sulla mia
faccia, e lontano spinsero una vela

che strisciava, distante qualche lega,
ed amavo vederla, pensando, nella morte,
com’era bello osservare quel punto
dov’eran volti umani.

Si fece sonnolenta l’onda, non il respiro.
Si cullavano i venti come bimbi,
e poi il sole baciò la mia crisalide
ed io mi alzai per vivere.

Emily Dickinson

c.1862

(Traduzione di Margherita Guidacci)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

∗∗∗

598

Three times – we parted – Breath – and I–
Three times – He would not go –
But strove to stir the lifeless fan
The Waters – strove to stay.

Three Times – the Billows tossed me up –
Then caught me – like a Ball –
Then made Blue faces in my face –
And pushed away a sail

That crawled Leagues off – I liked to see –
For thinking – while I die –
How pleasant to behold a Thing
Where Human faces – be –

The Waves grew sleepy – Breath – did not –
The Winds – like Children – lulled –
Then Sunrise kissed my Chrysalis –
And I stood up – and lived –

Emily Dickinson

da “The Complete Poems of Emily Dickinson”, Thomas H. Johnson, ed., Boston, Mass.: Little, Brown and Company, 1929