A molti – Anna Andreevna Achmatova

 

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali…
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate cosí cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere piú strettamente,
non si può amare piú perdutamente…

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
cosí io adesso voglio essere scordata.

Anna Andreevna Achmatova

1922.

(Traduzione di Michele Colucci)

da “La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992

∗∗∗

Многим

Я – голос ваш, жар вашего дыханья,
Я – отраженье вашего лица.
Напрасных крыл напрасны трепетанья, —

Ведь все равно я с вами до конца.
Вот отчего вы любите так жадно
Меня в грехе и в немощи моей,
Вот отчего вы дали неоглядно
Мне лучшего из ваших сыновей,
Вот отчего вы даже не спросили
Меня ни слова никогда о нем
И чадными хвалами задымили
Мой навсегда опустошенный дом.
И говорят – нельзя теснее слиться,
Нельзя непоправимее любить…

Как хочет тень от тела отделиться,
Как хочет плоть с душою разлучиться,
Так я хочу теперь – забытой быть.

Анна Андреевна Ахматова

1922

da “Сочинения. Т.1: Стихотворения и поэмы”, Художественная литература, 1990

Dedica – Ol’ga Sedakova

Vlada Roslyakova by Paolo Roversi

 

Tu ricorda, io dico, ricorda
tu ricorda, ti dico e piango:
ogni cosa scompare e muta
e la stessa speranza uccide.

Non v’è oceano che torni nel fiume,
né fiume che risalga alle fonti,
né a chi il tempo sia misericorde –

ma ti amo, ti amo come
se tutto questo fosse stato e sia.

Ol’ga Sedakova

(Traduzione di Adalberto Mainardi)

Da Appendice ai ‘Vecchi canti’ (1980-1981)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIV, Luglio/Agosto 2011, N. 262, Crocetti Editore

«Ci diciamo addio – e nello stesso istante» – Bella Achatovna Achmadulina

Foto di Tommy Ingberg

 

Ci diciamo addio — e nello stesso istante
il mutamento si impossessa della terra
e la sua smania di cambiare è così grande
che il fiume ha ribrezzo della riva
le nuvole si disamorano del cielo
la mano destra saluta la sinistra
dicendole superba: — Ciao!

Aprile ormai non anticipa più il Maggio.
No, non vedremo più la primavera,
— il melampiro, vedi, sta sfiorendo —
oh, lotta del giallo e dell’azzurro!

L’estate calpesta i propri fiori,
tempo e spazio si sono ripudiati.
È morto il bianco: ci restano soltanto
i suoi sette orfanelli colorati.

In tutti i templi infuria lo sfacelo,
nei cimiteri folleggia la rapina —
tutto per colpa dell’addio
tra me e te, per colpa di un addio!

Bella Achatovna Achmadulina

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Tenerezza e altri addii”, Guanda, Parma, 1971

«Mia bella, tutta la struttura» – Boris Leonidovič Pasternak

Foto di Anka Zhuravleva

 

Mia bella, tutta la struttura,
tutta la sua sostanza mi va a genio,
tutta arde dal desío di farsi musica
e tutta è bramosa di rime.

Ma nelle rime si spegne il destino
e la dissonanza dei mondi fa ingresso
come una verità nel nostro piccolo mondo.

E la rima non è replica di righe,
ma gettone per la guardaroba,
cedola per un posto accanto alle colonne
nel brontolío d’oltretomba di túberi e grembi.

E nelle rime respira quell’amore
che qui si sopporta a fatica,
dinanzi al quale aggrottiamo le ciglia,
corrugando la radice del naso.

E la rima non è replica di righe,
ma permesso d’entrata per dare,
come un mantello in cambio d’una placca,
il pesante fardello dei mali,
la paura del chiasso e del peccato
in cambio della sonora placca del verso.

Mia bella, tutta la sostanza,
tutta la tua struttura, mia bella,
mozza il fiato e sospinge al cammino
e sospinge a cantare e diletta.

A te innalzò le sue preghiere Policleto.
Le tue leggi sono promulgate.
Le tue leggi nelle distanze degli anni.
Tu mi sei nota da tempi lontani.

Boris Leonidovič Pasternak

1931

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Boris Pasternak, Poesie”, Einaudi, Torino, 1957

∗∗∗

«Красавица моя, вся стать»

Красавица моя, вся стать,
Вся суть твоя мхе по сердцу,
Вся рвется музыкою стать,
И вся на рифму просится.

А в рифмах умирает рок,.
И правдой входит & наш мирок
Миров разноголосица.

И рифма не вторенье строк,
А гардеробный номерок,
Талон на место у колонн
В загробный гуд корней и дон.

И в рифмах дышит та любовь,
Что тут с трудом выносится,
Перед которой хмурят бровь
И морщат переносицу.

И рифма не вторенье строк,
Но вход и пропуск за порог,
Чтоб сдать, как плащ за бляшкою
Болезни тягость тяжкую,
Боязнь огласки и греха
За громкой бляшкою стиха.

Красавица моя, вся суть,
Вся стать твоя, красавица.
Спирает грудь и тянет в путь,
И тянет петь и — нравится.

Тебе молился Поликлет.
Твои законы изданы.
Твои законы в далях лет.
Ты мне знакома издавна.

Борис Леонидович Пастернак

1931

da “Стихотворения и поэмы”, Сов. писатель, [Ленинградское отд-ние], 1965

«Quanto vorrei, oh quanto» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Foto di Jonas Hafner

 

Quanto vorrei, oh quanto
– non visto, non sentito –
volare dietro a un raggio
là dove non esisto.

E tu nel cerchio irradia –
non c’è altra beatitudine –
e da una stella impara
che significhi luce.

Ciò che ti voglio dire
è che sto bisbigliando
e sottovoce affido
te, mia bambina, a un raggio.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

23 marzo – primi di maggio del 1937

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: tripodia giambica; quartine a rime alterne tutte maschili; la terza e ultima strofa non solo riprende – nei versi dispari – le stesse parole che suggellano i vv. 1 e 3 della strofa iniziale, ma si presenta come un tetrastico monorimo; e questa serie di uscite in -čú sembra quasi voler richiamare alla memoria l’interiezione russa čur, ancora viva fra l’altro nei giochi infantili – e derivata da un vecchio scongiuro con cui si vietava di toccare un oggetto, di compiere determinate azioni.
La poesia riflette il desiderio, l’ansia o il sogno di un legame fra terra e cielo; anche se, inevitabilmente, «il raggio e la luce (delle stelle) riprendono vita, rinascono soltanto nella parola del poeta» (MG, p. 675).
v. 12: «mia bambina» (ditja); espressione affettuosa rivolta da Mandel´štam alla moglie. (Remo Faccani)