La cura di ritrovarsi – Moka

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

 

Pensavo mi avessi abbandonata,
e invece eccoti qua con la valigia:
ti aspettavo, non invano.
Ti abbraccio,
così nel pensarti sento
mancarmi un pezzo di cuore.
Svuotata dalle parole
vedo in te il riflesso di un uomo spezzato.

Moka

da “Difettosa”, silloge poetica – fotografica, Editore: Youcanprint, 2017

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Altra arte poetica – Franco Fortini

Franco Fortini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esiste, nella poesia, una possibilità
che, se una volta ha ferito
chi la scrive o la legge, non darà
più requie, come un motivo
semi modulato semi tradito
può tormentare una memoria. E io che scrivo
so ch’è un senso diverso
che può darsi all’identico
so che qui ferma dentro il verso resta
la parola che senti o leggi
e insieme vola via
dove tu non sei più, dove neppure
pensi di poter giungere, e cominciano
altre montagne, invece, pianure ansiose, fiumi
come hai visti viaggiando dagli aerei tremanti.
Città impetuose qui, sotto le immobili
parole scritte tue.

Franco Fortini

1957

da “Poesia ed errore”, Feltrinelli, Milano, 1959 

Continuità – Mario Luzi

Clarissa Bonet, On the Edge, 2015

 

Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre, sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente.

Così invano consunta dalla vita
la misura del tempo è sempre colma
per me; ed Espero muta sì veloce in Lucifero!
Con uguale ridente mistero
il vento inesauribile ritorna
a spingere la luna quando ancora
stride un cielo copioso fra i palazzi,
gelidi testimoni, sul mio capo.

Mario Luzi

1942

da “Un brindisi”, Sansoni, Firenze, 1946

Materia madre – Giuseppe Conte

 

La materia è la madre nostra comune
siamo le zolle di terra da dove scocca
le sue frecce di primavera il papavero
e da dove cresce il grano
siamo l’erba sottile e i rami
giganti del cedro e le foglie del banano,
la materia è la madre, siamo le gocce
della pioggia che benedice e feconda
l’acqua dei fiumi che si può bere
l’acqua salata dell’onda
e della marea, siamo la pietra rocciosa
che strapiomba tra agavi e cactus
la sabbia del deserto tutta rosa
di nebbia e di miraggi.

La materia è la madre nostra comune
in lei siamo fratelli, siamo i raggi
del pianeta Venere, i ghiacci delle comete
le corolle abissali delle nebulose
costellazioni ancora segrete
e quelle dell’Orsa, del Toro, delle Pleiadi.

Lo Spirito che ci genera
come uomini e ci dà il canto
ama la materia e il suo grembo
come l’amò all’inizio, quando
la penetrò con un moto
vorticoso e veloce
finché fu
luce.

Giuseppe Conte

da “Ferite e rifioriture”, “Lo Specchio” Mondadori, 2006

Il cuore rotto… – Anna Maria Ortese

Foto di Nastya Kaletkina

 

Il cuore rotto, le braccia spalancate
Sangue liberato dalle vene
annega gli organi, nasce
una morte come un’alba
entro il freddo, sopra l’orrore
di questo vivere che fu solo notte.
Ora non mi fai più male
dolcezza vagante nel maggio!
non tremo se vedo i giovani
alberi fiorire e il mondo
coprirsi di puri colori.
Ora non mi trascini,
dolcezza, come un prigioniero
legato alla coda di un cavallo
per i tuoi paradisi! Il male
ora è bene, la tristezza
spaventosa un odore
d’erbe; la selvaggia
ansietà, il pianto:
stupore, calma. Sospiro
come le acque della notte
disperdendosi, quietandosi.

Anna Maria Ortese

dalla rivista “Poesia”, Anno VIII, Luglio/Agosto 1995, N. 86, Crocetti Editore