«Ma gli occhi del potere» – Daniele Piccini

Foto di Vivian Maier

 

Ma gli occhi del potere,
i volti indecifrabili,
che sudano violenza.
La loro lingua rompe
la lingua della vita,
corrompe intimamente
il sangue del ragazzo.
Eternamente muore
lui dal profilo ossuto, popolano,
che nel parlare si tirava tutto,
un viso da ragazzo
che la storia mette sempre a tacere,
che la storia rimpiange
con cordoglio peloso
quando ha tolto la spina
dalla rosa.

Daniele Piccini

da “Inizio fine”, Crocetti Editore, 2021

Che tu sia benedetta, o creatura… – Diego Valeri

Foto di Sayaka Maruyama

 

Che tu sia benedetta, o creatura
piccola nostra, caro immenso amore,
dolce primaveretta
che fiorisci la nostra oscura via
della tua gioia tutta bianca e rosa.
Ecco: io ti stringo al petto, ti raccolgo,
così piccola e fragile e leggera,
tutta nelle mie mani;
e il tepor sento del tuo viso molle
contro il mio viso, e l’aerea carezza
dei tuoi capelli a fior delle mie labbra.
E ti guardo e t’ascolto respirare…
E mi pare, non so, mi pare d’averti
non qui, presso di me, ma in me, ben dentro
alla mia carne, in mezzo del mio cuore,
profondamente, dolorosamente,
soavemente mia. E ti chiudo così nella mia vita,
come chiude la rosa del mattino
nel caldo grembo della sua corolla
la stilla di rugiada tremula e luminosa
che una stella in su l’alba le donò.

Diego Valeri

da “Umana”, San Marco dei Giustiniani, Genova, 2008

«Ora rivoglio bianche tutte le mie lettere» – Cristina Campo

 

Ora rivoglio bianche tutte le mie lettere,
inaudito il mio nome, la mia grazia richiusa;
ch’io mi distenda sul quadrante dei giorni,
riconduca la vita a mezzanotte.

E la mia valle rosata dagli uliveti
e la città intricata dei miei amori
siano richiuse come breve palmo,
il mio palmo segnato da tutte le mie morti.

O Medio Oriente disteso dalla sua voce,
voglio destarmi sulla via di Damasco –
né mai lo sguardo aver levato a un cielo
altro dal suo, da tanta gioia in croce.

Cristina Campo

da “Passo d’addio”, “All’Insegna del pesce d’oro”, Scheiwiller, Milano, 1956

Nulla di ciò che accade e non ha volto – Mario Luzi

Foto di Margaret Durow

 

Nulla di ciò che accade e non ha volto
e nulla che precipiti puro, immune da traccia,
percettibile solo alla pietà
come te mi significa la morte.
Il vento ricco oscilla corrugato
sui vetri, finge estatiche presenze
e un oriente bianco s’esala
nei quadrivi di febbre lastricati.
Dalla pioggia alle candide schiarite
si levano allo sguardo variopinto
blocchi d’aria in festevoli distanze.
Apparire e sparire è una chimera.
È questa l’ora tua, è l’ora di quei re
sismici il cui trono è il movimento,
insensibili se non al freddo di morte
che lasciano nel sangue all’improvviso.
Loro sede fulminea è qualche specchio
assorto nella sera, ivi s’incontrano,
ivi si riconoscono in un battito.
Sei certa ed ingannevole, è vano ch’io ti cerchi,
ti persegua di là dai fortilizi,
dalle guglie riflesse negli asfalti,
nei luoghi ove l’amore non può giungere
né la dimenticanza di se stessi.

Mario Luzi

da “Poesie”, Garzanti, 1974

L’amico della sposa – Marcello Comitini

Toni Schneiders, Self Portrait, 1952

 

Con le affilate lame del rancore
seguendo inquieto il verso della vita
ad occhi bassi tagli bianche trame
nel tiepido manto del mio corpo.
In due separi il sogno dall’amore
l’odio dalla speranza.
È mio l’amore. Tu conservi il sogno
di stringermi nel buio del desiderio.
In te c’è l’odio, in me respingi la speranza
che senza un uomo non ci sia per me felicità.
Ed io di qua rimango gioia malinconica
che mi addolcisce il viso.
È questo il senso del tuo gesto
che a mano spalancata mi allontana.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020