Non voglio che tu salga scale… – Ghiannis Ritsos

Unbearable lightness of Being by Liudmila Wilchevskaya

Parola Carnale
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Non voglio che tu salga scale di marmo d’ospedali. Non voglio
che aspetti davanti alla porta socchiusa d’una sala operatoria; — carni straziate, sangue —
non quello dei tuoi 27 giorni; ma anche quello
mi allontana, mi ostacola, mi attira. Il sangue
è per scorrere non visto nelle vene; per udirlo di notte
cuore a cuore, come una musica dal piano di sotto, dove un’altra coppia
prepara con la musica un amore più profondo. Non voglio
tu vada in giro per questi corridoi che sanno
di idroformio, di canfora e di morte. Non voglio che tu faccia
l’infermiera a nessuno, neanche a me. Non voglio che tu curi
gli storpi, le statue mutilate e una tortora
colpita all’ala destra dai pallini. Non voglio che il tuo sorriso
cada sulla nudità degli uccisi, anche se sono miei compagni. A te si addice
l’immobilità nella giovinezza, o con pochi gesti
governare le onde davanti al letto, o tutt’al più pettinarmi
i capelli bagnati nei tuoi bei modi allegri, o ancora
portare al mattino il gran vassoio col tè, come portassi
un’arpa, senza intenzione di suonare, giacché l’arpa
suona da sola appena alzo gli occhi su di te. Perché, sai,
su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato splende
una città illuminata con lampioni verdi. Per i suoi viali danzano
piccole ballerine con lampioncini di carta rossi e margherite
e un giovane dal balcone spruzza loro i capelli coi miei versi stracciati.
Perciò giro al contrario la pietra dell’anello, la stringo
nel mio pugno, caso mai lo sguardo invidioso o innocente d’un estraneo
getti il malocchio su questa inesausta felicità nel tempo, fuori dal tempo,
e al mattino dopo troviamo sull’ascensore i tre cerbiatti uccisi.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Erotica”, Crocetti Editore, 2002

Pace – Nikiforos Vrettakos

Vincent van Gogh, Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere, 1888

 

È come un rametto di mandorlo in un bicchiere
nel mio cuore l’amore. Vi cade il sole
e si colma d’uccelli.

L’usignolo più bravo dice il tuo nome.

Nikiforos Vrettakos

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

(da Quercia reale, 1958)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Εἰρήνη

Εἶναι ὅπως ἕνα ϰλωνάρι μυγδαλιᾶς σέ ποτήρι
στήν ϰαρδιά μου ἡ ἀγάπη. Πέφτει πάνω της ὁ ἥλιος
ϰαί γιομίζει πουλιά.

Τό ϰαλύτερο ἀηδόνι λέει τ’ ὄνομά σου.

Νικηφόρου Βρεττάκου

da “Βασιλιϰή δρῦς”, ΑθήναΔίφρος1959

La lingua greca – Nikiforos Vrettakos

William Adolphe Bouguereau, Angels Playing Violin

 

Quando un giorno me ne andrò da questa luce,
vorticherò verso l’alto come
un ruscello mormorante.
E se per caso da qualche parte
tra i corridoi azzurri
incontrerò gli angeli,
parlerò loro in greco, poiché
non sanno le lingue. Parlano
tra loro in musica.

Nikiforos Vrettakos

(Traduzione di Gilda Tentorio)

Da Doni in sospeso, 1986 

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVII, Gennaio 2014, N. 289, Crocetti Editore

∗∗∗

Ἡ Ἑλληνική γλῶσσα

Ὅταν κάποτε φύγω ἀπό τοῦτο τό φῶς
θά ἑλιχθῶ πρός τά πάνω ὅπως ἕνα
ρυακάκι πού μουρμουρίζει.
Κι ἂν τυχόν κάπου ἀνάμεσα
στούς γαλάζιους διαδρόμους
συναντήσω ἀγγέλους, θά τούς
μιλήσω ἑλληνικά, ἐπειδή
δέν ξέρουνε γλῶσσες. Μιλᾶνε
μεταξύ τους μέ μουσική.

Νικηφόρος Βρεττάκος

da “Εκκρεμής δωρεά”, Αθήνα: Τρία Φύλλα, 1986

Ricorda, corpo… – Costantino Kavafis

Christian Coigny, La Riviere I, Undated

 

Ricorda non solo quanto fosti amato, corpo,
non solo i letti sopra cui giacesti,
ma anche quei desideri che per te
brillavano negli occhi apertamente,
tremavano nella voce – resi vani
da qualche impedimento casuale.
Ora che tutto è parte del passato,
è come se ti fossi concesso
anche a quei desideri – ricordali brillare
negli occhi volti verso te,
tremare nella voce, per te, ricorda, corpo.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poesie erotiche”, Crocetti Editore, 1983

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Θυµήσου, σώµα…

Σώµα, θυµήσου όχι µόνο το πόσο αγαπήθηκες,
όχι µονάχα τα κρεββάτια όπου πλάγιασες,
αλλά κ’ εκείνες τες επιθυµίες που για σένα
γυάλιζαν µες στα µάτια φανερά,
κ’ ετρέµανε µες στην φωνή – και κάποιο
τυχαίον εµπόδιο τες µαταίωσε.
Τώρα που είναι όλα πια µέσα στο παρελθόν,
µοιάζει σχεδόν και στες επιθυµίες
εκείνες σαν να δόθηκες – πώς γυάλιζαν,
θυµήσου, µες στα µάτια που σε κύτταζαν·
πώς έτρεµαν µες στην φωνή, για σε, θυµήσου, σώµα.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Vite – Kostas G. Kariotakis

Foto di Jonas Hafner

E cosi vanno e nell’andare muoiono

Dico le vite donate alla luce
d’un amore sereno – mentre scorrono
come ruscelli, la chiudono in sé
per sempre e indivisibilmente, quasi
come il cielo risplende dentro i fiumi,
o come i soli dentro i cieli scorrono.
Dico le vite donate alla luce…

Dico le vite piccole sospese
alle labbra vermiglie d’una donna,
come appesi, da fuori, alle iconòstasi
stanno gli ex voto e i cuori inargentati:
vite cosí umili, cosí fedeli
alle dilette labbra d’una donna.
Dico le vite piccole sospese…

Che nessuno mai nota né sospetta
mentre seguono senza dire verbo
ed oscure e straniere e tristi, il passo,
l’idea di una bellissima (ma lei
non le ha notate); poi, distese a terra,
si spegneranno, senza dire verbo.
Che nessuno mai nota né sospetta…

Passate via fra dubbi e opacità,
come stelle di un’ora mattutina,
di tra i pensieri d’una passeggera
che, per correre allegra, non ha visto
le vite che si spengono in silenzio
come anima di lume mattutino.
Passate via fra dubbi e opacità…

Kostas G. Kariotakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il dolore dell’uomo e delle cose, 1919: Il dolore dell’uomo)

da “L’ombra delle ore”, Crocetti Editore, 2004

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Ζωές

Κι ἒ τσι πᾶνε ϰαί σβήνουνε ὅπως πᾶν

Λέω τίς ζωές πού δόθηϰαν στό φῶς
ἀγάπης γαλήνης, ϰι ἐνῶ ϰυλοῦν
σάν ποταμάϰια, ἐντός τους τό σφαλοῦν
αἰώνια Κι ἀζεχώριστα, Καθώς
μές στά ποτάμια φέγγει ὁ οὐρανός,
ϰαθώς σῖούς οὐρανούς ἣλιοι ϰυλωῦν.
Λέω τις ζωές πού δόθηϰαν στό φῶς…

Λέω τίς ζωοῦλες πού ’ναι ϰρεμαστές,
ἀπ’ τά ρουμπίνιυια χείλη γυναιϰός
ὡς ϰρέμανται στά εἰϰονοστάσια ἐμπρός
τά τάματα, οἱ ϰαρδιές ἀσημωτές,
ϰι εἶναι ὅμοια ταπεινές, ὃμοια πιστές
στ’ ἀγαπημένα χείλη γυναιϰός.
Λέω τίς ζωοῡλες πού ‘ναι ϰρεμαστέςι…

Πού δέν τίς ὑποψιάζεται ϰανείς,
ἒτσι ὅπως ἀϰλουθᾶνε σιωπηλές
ϰαί σϰοτεινές ϰαί ξένες ϰαί θλιβές
τό βῆμα, τήν ἰδέα μιᾶς λυγερῆς
(ϰι αὐτή δέν ὑποψιάστη), πού στή γῆς
θά γείρουνε, θά σβήσουν σιωπηλές.
Παύ δέν τίς ὑποψιύιζεται ϰανείς…

Πού ὃιάβηϰαν ἀμφίβολα, θαμπά
σάν ἄστρα ϰάποιας ὥρας αὐγινῆς,
ἀπό τή σϰέψη μιᾶς περαστιϰῆς
πού, γιά νά τρέχει τόσο χαρωπά,
δέν εἶδε τίς ζωές πού σβηοῦν σιγά
σάν τήν ψυχή ϰαντήλας αὐγινῆς.
Πού διάβηϰαν ἀμφίβολα, θαμπά…

Κώστας Καρυωτάϰης

Ὁ πóνoς τoῦ ἀνθρώπου ϰαί τῶν πραμάτων”, 1919: ‘Ὁ πóνoς τoῦ ἀνθρώπου’

da “Τά ποιήματα (1913-1928)”, a cura di G. Savvidis, Νεφέλη, Athens, 1992