VI – Titos Patrikios

Foto di Izis Bidermanas

 

Io non sono quello che vedi, quello che conosci
non sono solo quello che dovresti imparare.
Devo a qualcuno ogni brandello della mia carne,
se ti tocco con la punta del dito
ti toccano milioni di persone,
se ti parla una mia parola
ti parlano milioni di persone –
riconoscerai gli altri corpi che danno forma al mio?
ritroverai le mie orme tra miriadi di altre impronte?
distinguerai i miei gesti nella marea della folla?
Io sono anche quello che fui e che piú non sono –
le mie cellule morte, le mie azioni
morte, i pensieri morti
di notte tornano a dissetarsi nel mio sangue.
Io sono quello che non sono ancora –
dentro di me martella l’impalcatura del futuro.
Sono quello che devo diventare –
intorno a me gli amici esigono, i nemici vietano.
Non cercarmi altrove
cercami soltanto qui
soltanto in me.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Fine dell’estate”, 1953 -1954, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

Che mare orfano… – Michalis Ganàs

Foto di Sergio Larrain

 

Che mare orfano, bambino mio,
che varicella di alberi,
spifferi di porte che la pioggia riempie,
un braccio di lontana memoria
che chiude le finestre
e l’amore eremita nelle cave,
chino su una vena di lacrime.
Crescere così
e all’improvviso tutto che si piega da una parte,
alghe le tue sere che il mare porta via,
vetrine di sentimenti e pezzi di ricambio della mente
che vanno in frantumi.
Credimi se vuoi se vuoi dimentica le mie parole.
Prendi il poco verde,
             la poca peluria delle foglie,
ma torna in questo luogo

            perché non si perdano i segreti del giorno.

Michalis Ganàs

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “La Grecia, sai…”, Donzelli Poesia, 2004

∗∗∗

ΤΙ ΘΑΛΑΣΣΑ ΠΕΝΤΑΡΦΑΝΗ . . .

Τί θάλασσα πεντάρφανη, παιδί μου,
τί ἀνεμοβλογιά τῶν δέντρων,
φυρές οἱ θύρες ϰι ἡ βροχή νά τίς μπουϰώνει,
ἕνα μανίϰι μνήμης μαϰρινῆς
νά ϰλείνει τά παράθυρα
ϰι ἡ ἀγάπη μοναχή στά λατομεῖα,
σϰυμμένη σέ μιά φλέβα δάϰρυα.
Ἔτσι νά μεγαλώνεις
ϰι ἄξαφνα μονόπαντα νά γέρνουν ὅλα,
φύϰια τά δειλινά σου νά τά παίρνει ἡ θάλασσα,
προθῆϰες αἰσθημάτων ϰι ἀνταλλαϰτιϰά τοῦ νοῦ
νά γίνονται σμπαράλια.
Θές πίστεψέ με θές ξέχασε τά λόγια μου.
Πάρε τό λίγο πράσινο,
     τό λίγο χνούδι ἀπό τά φύλλα,
μά γύριζε σ’ αὐτό τόν τόπο
     νά μή χαθοῦν τά μυστιϰά τῆς μέρας

Μιχάλης Γκανάς

da “Ἀϰάθιστος Δεῖπνος”, 1978

Inutile chiarezza – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Promesse inadempiute (fatte da chi? e quando?)
e altre fatte da noi (a chi?). Ci siamo abituati.
Abbiamo visto passare i monti nella sera come cammelli carichi,
abbiamo visto il cerbiatto nella luna, e una margherita
in compagnia del niente. Navi in disarmo
sporcano di ruggine le acque minorenni. E sul pendìo del colle,
dietro gli oscuri cipressi eretti,
un pennacchio di fumo immobile cerca di dare
un significato inesistente a noi e al mondo.
Ah, la bellezza silenziosa non ci può ingannare ancora.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 18.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

Poetica – Manolis Anaghnostakis

Manolis Anaghnostakis

 

– Tradite ancora una volta la Poesia, mi dirai,
La più sacra manifestazione dell’uomo
La usate di nuovo come mezzo, come bestia da soma
Delle vostre oscure aspirazioni
In piena coscienza del danno che procurate
Col vostro esempio ai più giovani.

– Dimmi tu che cosa non hai tradito
Tu e i tuoi simili, per anni e anni,
A svendere uno per uno i vostri beni
Nei mercati internazionali e nei bazar popolari
Voi che siete stati senza occhi per vedere e senza orecchie
Per udire, e con le bocche sigillate, non parlate.

In nome di quali sacri valori umani ci accusate?

Lo so: di nuovo sermoni e prediche, dirai.
Eh sì, dunque! Sermoni e prediche.

Bisogna piantare le parole come chiodi

Che non le porti via il vento.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

daIl bersaglio”, inManolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Poetica

– Voi tradite ancora una volta la Poesia, mi dirai,
La manifestazione più sacra dell’Uomo
La usate di nuovo come mezzo, come bestia da soma
Delle vostre oscure aspirazioni
Pienamente coscienti del danno che causate
Col vostro esempio ai più giovani.

– Dimmi tu che cosa non hai tradito
Tu e i tuoi simili, per anni e anni,
Avete svenduto uno per uno i vostri beni
Sui mercati internazionali e nei bazar popolari
E siete rimasti senza occhi per vedere, senza orecchie
Per ascoltare, le bocche sigillate, senza parlare.
In nome di quali sacri valori umani ci accusate?

Lo so: di nuovo sermoni e discorsi retorici, dirai.
Ebbene sì! Sermoni e discorsi retorici.

Bisogna piantare le parole come chiodi

Che non le prenda il vento.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Ποιητιϰή

– Προδίδετε πάλι τήν Ποίηση, θά μοῦ πεῖς,
Τήν ἱερότερη ἐϰδήλωση τοῦ Ἀνθρώπου
Τή χρησιμοποιεῖτε πάλι ὡς μέσον, ὑποζύγιον
Τῶν σϰοτεινῶν ἐπιδιώξεών σας
Ἐν πλήρει γνώσει τῆς ζημιᾶς πού προϰαλεῖτε
Μέ τό παράδειγμά σας στούς νεωτέρους.

– Τό τί δ έ ν πρόδωσες ἐ σ ύ νά μοῦ πεῖς
Ἐσύ ϰι οἱ ὅμοιοί σου, χρόνια ϰαί χρόνια,
Ἕνα πρός ἕνα τά ὑπάρχοντά σας ξεπουλώντας
Στίς διεθνεῖς ἀγορές ϰαί τά λαϊϰά παζάρια
Καί μείνατε χωρίς μάτια γιά νά βλέπετε, χωρίς ἀφτιά
Ν᾿ ἀϰοῦτε, μέ σφραγισμένα στόματα ϰαί δέ μιλᾶτε.
Γιά ποιά ἀνθρώπινα ἱερά μᾶς ἐγϰαλεῖτε;

Ξέρω: ϰηρύγματα ϰαί ρητορεῖες πάλι, θά πεῖς.
Ἔ ναί λοιπόν! Κηρύγματα ϰαί ρητορεῖες.

Σάν π ρ ό ϰ ε ς πρέπει νά ϰαρφώνονται οἱ λέξεις

Νά μήν τίς παίρνει ὁ ἄνεμος.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ὁ στόχος”, 1970, in “Τά Ποιήματα 1941-1971”, Εκδότης ΝΕΦΕΛΗ, 2000

Notte, donami un corpo – Dinos Christianòpulos

Christian Coigny, La Riviere I, Undated

 

Notte, donami un corpo,
per saziare il mio ardore anche stasera,
per uccidere anche stasera la mia disperazione,
non tollero piú queste corse,
questo tormento dietro a impronte estranee.

Notte, donami un corpo,
non guarderò se il petto è bello,
se le braccia sono riarse dal lavoro,
né m’interessa il colore degli occhi,
il nome, la professione o l’età.

Notte, donami un corpo,
foss’anche per mezz’ora, per un quarto:
ti offro in voto anzitutto il mio corpo
ti offro in voto il mio futuro,
ti offro in voto qualcosa di piú: la mia anima –

donami un corpo.

Dinos Christianòpulos

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

(da Angoscia inerme, 1960)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Νύχτα, χάρισέ μου ἕνα ϰορμί

Νύχτα, χάρισέ μου ἕνα ϰορμί,
νά χορτάσω ϰι ἀπόψε τήν ἔξαψη μου,
νά σϰοτώσω ϰι ἀπόψε τήν ἀπογνωξῖή μου,
δὲν τά ἀντέχω πιά αὐτά τά δρομολογια,
αὐτό τόν παιδεμό πίσω ἀπό ξένα ἴχνη.

Νύχτα, χάρισέ μου ἕνα ϰορμί,
δὲν ἐξετάζω ἂν τό στῆθος εἶναι ὅμορφο,
ἂν τά μπράτσα εἶναι ψημένα στή ὃουλειά,
οὔτε ϰαί νοιάζομαι γιά τῶν ματιῶν τό χρῶμα,
ὄνομα, ἐπάγγελμα ϰαί ἡλιϰία.

Νύχτα, χάρισέ μου ἕνα ϰορμί,
ἔστω ϰαί γιά μισή ὥρα, γιά ἕνα ὃεϰάλεπτο·
σοῦ τάζω πρῶτα πρῶτα τό ϰορμί μου,
σοῦ τάζω τό μέλλον μου,
σοῦ τάζω ϰάτι περισσότερο: τήν ψυχή μου –

χάρισέ μου ἕνα ϰορμί.

Ντῖνος Χριστιανόπουλος

da “Ἀνυπεράσπιστος ϰαημός”, 1960