I simulacri e le cose – Titos Patrikios

Michael Kenna, Falaise d’Aval et Nuages, Etretat, France, 2000

 

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi…
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
«inesauribili le forze del male nell’uomo»
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
«Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?»
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
chiese l’altro poeta: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, 2000, in “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Τά ομοιώματα καί τα πράγματα

Κι Ινώ δεν περιμέναμε πώς θά ξανασυμβεΐ
μαυρίζει πάλι δπως ή πίσσα 6 ούρανός
ή νύχτα γεννάει τέρατα από σκοτάδι
σκιάχτρα του υπνου καί του ξύπνου
κλείνουν τις διαβάσεις, ζητάνε λύτρα, απειλούν.
Τους Λαιστρυγόνας καί τους Κύκλωπας…
μή φοβάσαι, έλεγε ό ποιητής
δμως φοβάμαι τά σημερινά τους ομοιώματα
καί πιο πολύ δσους τά κινούν.

Φοβάμαι δσους στρατεύονται γιά νά μάς σώσουν
άπό μιά κόλαση πού περιμένει μόνο εμάς,
δσους κηρύσσουν ορθή καί υγιεινή ζωή
μέ άναγκαστική σίτιση μετάνοιας,
δσους μάς άπαλλάσσουν άπό τήν άγωνία τού θανάτου
μέ ισόβια δάνεια σώματος καί ψυχής,
δσους μάς δυναμώνουν μέ άνθρωποβόρα διεγερτικά
μ’ ελιξίρια μεταλλαγμένης νιότης.

Όπως μιά στάλα βιτριόλι καίει τό μάτι
έτσι μπορεί ένα φιαλίδιο κακίας
νά φαρμακώσει άναρίθμητες ζωές,
«άτέλειωτες οι δυνάμεις τού κακού στον άνθρωπο»
κανοναρχούν άγορητές άπό εκατό μεριές
μόνο πού οί κάτοχοι τής άπόλυτης άλήθειας
άνακαλύπτουν το κακό πάντα στούς άλλους.

«Μά ή ποίηση τί χάνει, τί χάνουν οί ποιητές;»
φωνάζουν αύτοί πού προσδοκούν συναίνεση
στα δσα έχουν σκεφτεΐ κι αποφασίσει,
πού θέλουν καί τώρα οί ποιητές να παίζουν
τον ρόλο τού γελωτοποιού, τού αύλικού ή τού προφήτη.

Όμως οί ποιητές παρά τήν έπαρσή τους
η τήν ταπείνωση μπροστά στούς ισχυρούς
τήν αυταρέσκεια ή τή λατρεία των πολλών
παρά τήν ελλειπτικότατα ή τούς πλατειασμούς
κάποια στιγμή έπιλέγουν, καταγγέλλουν, έλπίζουν
ζητούν, όπως τδ ζήτησε τήν κρίσιμη ώρα
ό άλλος ποιητής, περισσότερο φως.
Κι ή ποίηση δέν προσαρμόζει στά παρόντα
τό ίδιο Ιργο πού παίζεται, άπο χρόνια
δέν ψαλμωδεί όδηγίες χρήσεως του καλού
δέν ζωντανεύει ψόφιους σκύλους τής μεταφυσικής.
Επισκοπώντας τά πράγματα πού έχουν ήδη γίνει
ή ποίηση ψάχνει γι’ άπαντήσεις
σ’ έρωτήματα πού άκόμα δέν έχουνε τεθεί.

Τίτος Πατρίκιος

da “Ή άντίσταση των γεγονότων”, εκδ, Κέδρος, 2000

VI – Titos Patrikios

Foto di Izis Bidermanas

 

Io non sono quello che vedi, quello che conosci
non sono solo quello che dovresti imparare.
Devo a qualcuno ogni brandello della mia carne,
se ti tocco con la punta del dito
ti toccano milioni di persone,
se ti parla una mia parola
ti parlano milioni di persone –
riconoscerai gli altri corpi che danno forma al mio?
ritroverai le mie orme tra miriadi di altre impronte?
distinguerai i miei gesti nella marea della folla?
Io sono anche quello che fui e che piú non sono –
le mie cellule morte, le mie azioni
morte, i pensieri morti
di notte tornano a dissetarsi nel mio sangue.
Io sono quello che non sono ancora –
dentro di me martella l’impalcatura del futuro.
Sono quello che devo diventare –
intorno a me gli amici esigono, i nemici vietano.
Non cercarmi altrove
cercami soltanto qui
soltanto in me.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Fine dell’estate”, 1953 -1954, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

Metrò – Titos Patrikios

Robert Doisneau, Marc and Christiane Chevalier on the Paris Metro, 1953

 

Gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
Tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato
ti aggrappasti al mio braccio.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

La chiesa dei sette martiri – Titos Patrikios

Foto di Nicola Bertellotti

 

Alla luce della luna che inondava l’isola
sembrava essersi risvegliato il vulcano sommerso
le nostre mani si trasformavano in polpi
cercando corpi vicini e inaccessibili
fino a perdersi nelle loro tane oscure.
Dita bianche, tentacoli bianchi, giunture bianche,
le mani cercavano di trattenere
nella loro umida cavità
la forma del tuo corpo che cambiava,
e cambiavi tu stessa, non eri piú tu,
eri le sette donne che avevo amato
e io ero i sette ragazzi addormentati
che subirono il martirio e morirono sette volte.
Ogni volta che allungo le mani per toccarti
trovo il mare, le pietre, la luna
che esistono oltre noi e non ci sanno.
Come nessuno sa che tempo or sono
mi hanno sepolto nella corte
di questa chiesa deserta, dimenticata.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Fermata a richiesta (1967-1973)”, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

Rose perenni – Titos Patrikios

La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
piú profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007