Al plurale – Kikí Dimulà

Willy Ronis, Night at the Chalet, 1935

 

L’amore,
sostantivo,
molto sostanziale,
singolare,
di genere né maschile né femminile,
di genere indifeso.
Al plurale
gli amori indifesi.

La paura,
sostantivo,
all’inizio singolare
e poi plurale:
le paure.
Le paure
d’ogni cosa da ora in poi.

Il ricordo,
nome proprio dei dispiaceri,
singolare,
solo singolare
e indeclinabile.
Il ricordo, il ricordo, il ricordo.
La notte,
sostantivo,
di genere femminile,
singolare.
Al plurale
le notti.
Le notti da ora in poi.

Kikí Dimulà

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il poco del mondo, 1971)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Ὁ Πληθυντικός Ἀριθμός

Ὁ ἔρωτας,
ὄνομα οὐσιαστικόν,
πολύ οὐσιαστικόν,
ἑνικοῦ ἀριθμοῦ,
γένους οὔτε θηλυκοῦ οὔτε ἀρσενικοῦ,
γένους ἀνυπεράσπιστου.
Πληθυντικός ἀριθμός
οἱ ἀνυπεράσπιστοι ἔρωτες.

Ὁ φόβος,
ὄνομα οὐσιαστικόν,
στήν ἀρχή ἑνικός ἀριθμός
καί μετά πληθυντικός:
οἱ φόβοι.
Οἱ φόβοι
γιά ὅλα ἀπό δῶ καί πέρα.

Ἡ μνήμη,
κύριο ὄνομα τῶν θλίψεων,
ἑνικοῦ ἀριθμοῦ,
μόνον ἑνικοῦ ἀριθμοῦ
καί ἄκλιτη.
Ἡ μνήμη, ἡ μνήμη, ἡ μνήμη.
Ἡ νύχτα,
ὄνομα οὐσιαστικόν,
γένους θηλυκοῦ,
ἑνικός ἀριθμός.
Πληθυντικός ἀριθμός
οἱ νύχτες.
Οἱ νύχτες ἀπό δῶ καί πέρα.

Κική Δημουλά

da “Το λίγο τοῦ ϰόσμου”, 1971

Succederà – Juan Gelman

Juan Gelman

 

Quando anima e spirito
e corpo sapranno,
e la luna sarà bella perché io la amai
ed il mondo sarà appeso al filo
della memoria e sanguinerà la luce dietro
il bagno della sua grazia,
obbligheremo il futuro
a ritornare ancora. Allora
tutti gli occhi saranno uno
e la parola tornerà a parolare
contro le sue creature.
Avrà termine l’eternità e questa poesia
cercherà ancora il suo
equipaggio e ciò
che non seppe nominare, tanto lontano.

Juan Gelman

(Traduzione di Laura Branchini)

da MONDESSERE

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVII, Luglio/Agosto 2014, N. 295, Crocetti Editore

∗∗∗

Sucederá

Cuando alma y espíritu
y cuerpo sepan,
y la luna sea bella porque la amé
y el mundo esté parado al filo
de la memoria y
sangre la luz detrás
del baño de su gracia,
obligaremos al futuro
a volver otra vez.
Allí todos los ojos serán uno
y la palabra volverá a palabrear
contra sus criaturas.
Se acabará la eternidad y el poema
buscará todavía su tripulación y lo
que no pudo nombrar, tan lejos.

Juan Gelman

da “Mundar”, Ediciones Era, 2013 

Con gesto elegante… – Marcello Comitini

Foto di Bruce Weber

 

Con gesto elegante sollevo la gonna
piego le gambe
indosso le scarpe a tacchi alti.
Ravvio i capelli liscio le pieghe
della gonna lungo i fianchi.
Pronta.
Tengo in mano le chiavi dell’auto.
Pronta
per andare incontro al nuovo giorno
lasciare
le stanze nel silenzio
e ritrovarle
silenziose al mio rientro.
Apro la porta.
Di sfuggita nello specchio
è riflessa la mia figura.
Mi arresto sorpresa
nel vedere sul volto svaniti
gli anni della giovinezza.
Sono sempre io
o un’altra ha occupato il mio corpo?
Il mio respiro si fa lento e debole.
Dove sono
gli anni quando credevo d’essere
sfrenata implacabile
sfiorata dal mondo?
Quando offrivo i miei seni
alle carezze del primo amore
come fossero colombe di seta?
Torno a chiudere la porta.
Mi guardo attentamente allo specchio,
Non riesco più ad uscire.
Mi stendo sul letto carezzo i miei seni
sogno
un uomo che ancora mi dica
col suo respiro di fuoco come sei bella
e guardandomi ancora
che la vita da domani
sarà diversa più vera
dei romanzi che leggo
dove vivere
è già travolgente e dona
ai gesti di ogni giorno
la gioia di un compagno
e il profumo malinconico dei ricordi.
Adesso sento
dentro il petto un dolore.
Nella memoria il pezzo mancante
tra la mia giovinezza e questo dolore.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

Fotografia 1948 – Kikí Dimulà

Foto di Annie Leibovitz

 

Tengo in mano un fiore, forse.
Strano.
Sembra che nella mia vita
sia passato un giardino, una volta.

Nell’altra mano
tengo un sasso.
Con grazia e fierezza.
Nessun sospetto
che mi si avverta di mutamenti,
che stia saggiando difese.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’ignoranza, una volta.

Sorrido.
La curva del sorriso,
il cavo di questa inclinazione,
assomiglia a un arco ben teso,
pronto.
Sembra che nella mia vita
sia passato un bersaglio, una volta.
E l’inclinazione alla vittoria.

Lo sguardo immerso
nel peccato originale:
assaggia il frutto
proibito dell’attesa.
Sembra che nella mia vita
sia passata la fede, una volta.

La mia ombra, solo un gioco del sole.
Indossa una divisa d’esitazione.
Non ha ancora fatto in tempo a essere
mia compagna o mia delatrice.
Sembra che nella mia vita
sia passata l’abbondanza, una volta.

Tu non appari.
Ma se c’è una forra nel paesaggio
se mi sono fermata sul suo bordo
tenendo un fiore in mano
e sorridendo,
significa che fra un po’ verrai.
Sembra che nella mia vita
sia passata la vita, una volta.

Kikí Dimulà

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il poco del mondo, 1971)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Φωτογραφία 1948

Κρατῶ λουλούδι μᾶλλον.
Παράξενο.
Φαίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
πέρασε ϰῆπος ϰάποτε.

Στό ἄλλο χέρι
ϰρατῶ πέτρα.
Μέ χάρη ϰαί ἔπαρση.
Ὑπόνοια ϰαμιά
ὅτι προειδοποιοῦμαι γι’ ἀλλοιώσεις,
προγεύομαι ἄμυνες.
Φαίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
πέρασε ἄγνοια ϰάποτε.

Χαμογελῶ.
Ἡ ϰαμπύλη τοῦ χαμόγελου,
τό ϰοῖλο αὐτῆς τῆς διαθέσεως,
μοιάζει μέ τόξο ϰαλά τεντωμένο,
ἕτοιμο.
Φαίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
πέρασε στόχος ϰάποτε.
Καί προδιάθεση νίϰης.

Τό βλέμμα βυθισμένο
στό προπατοριϰό ἁμάρτημα:
τόν ἀπαγορευμένο ϰαρπό
τῆς προσδοϰίας γεύεται.
Φαίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
πέρασε πίστη ϰάποτε.

Ἡσϰιά μου, παιχνίδι τοῦ ἥλιου μόνο.
Φοράει στολή δισταγμοῦ.
Δέν ἔχει ἁϰόμα προφθάσει νά εἶναι
σύντροφός μου ἢ ϰαταδότης.
Φαοίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
πέρασ’ ἐπάρϰεια ϰάποτε.

Σύ δέν φαίνεσαι.
Ὃμως γιά νά ὑπάρχει γϰρεμός στό τοπίο,
γιά νά ’χω σταθεῖ στήν ἄϰρη του
ϰρατώντας λουλούδι
ϰαί χαμογελώντας,
θά πεῖ πώς ὅπου νά ’ναι ἔρχεσαι.
Φαίνετ’ ἀπ’ τή ζωή μου
ζωή πέρασε ϰάποτε.

Κική Δημουλά

da “Το λίγο τοῦ ϰόσμου”, 1971

Teatro antico – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Quando, verso mezzogiorno, si trovò al centro del teatro antico,
lui, giovane greco, privo di sospetto, ma bello quanto quelli,
lanciò un grido (non d’ammirazione; l’ammirazione
non la provava affatto, e se anche l’avesse provata
non l’avrebbe certo manifestata), un grido semplice
forse per la gioia incontenibile della sua giovinezza
o per saggiare la sonorità del luogo. Di fronte,
al di sopra dei monti verticali, l’eco rispose –
quest’eco greca che non imita né ripete
ma semplicemente continua a un’altezza smisurata
l’eterno grido di evviva del ditirambo.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Testimonianze, Prima serie, 1963)

da “Il funambolo e la luna”, Crocetti Editore, 1984

∗∗∗

Ἀρχαῖο θέατρο

Ὅταν, ϰατ τό μεσημέρι, βρέθηϰε στό ϰέντρῦ τόῦ ἀρχαυίου θεάτρου,
νέος Ἕλληνας αὐτός, ἀνύποπτος, ὡστοσο ὡραῖος ὅπως ἐϰεῖνοι,
ἔβαλε μι ϰραυγή (ὅχι θαυμασμοῦ· τό θαυμασμό
δέν τόν ἔνιωσε διόλου, ϰι ἂν τόν ἔνιωθε
σίγουρα δέ θ τόν ἑϰδήλωνε), μι ἁπλή ϰραυγή
ἴσως ἀπ’ τήν ἀδάμαστη χαρ τῆς νεότηςτἀς του
ἢ γι ν δοϰιμάσει τήν ἡχητιϰή τοῦ χώρου. Ἀπέναντι,
πάνω ἀπ’ τ ϰάθετοι βουνά, ἡ ἠχώ ἀποϰρίθηϰε–
ἡ ἑλληνιϰή ἠχώ πού δέ μιμεῖται οὔτε ἐπαναλαμβάνει
μ συνεχίζει ἁπλῶς σ’ ἕνα ὕψος ἂπροσμέτρητο
τήν αἰώνια ἰαχή τοῦ διθυράμβυ.

Γιάννης Ρίτσος

Μαϱτυϱίες”, σειρά πρώτη, 1963

da “Ό σχοινοβάτης καί ή σελήνη”, 1982