Bowling dei fiori – Milo De Angelis

Foto di Mark Kauffman

 

Tra gli infiniti luoghi della sera, torni qui, con il passo
brancolante e l’estremo di te stesso, torni come una falena
attratta dalle voci confuse dei giocatori, torni
e ti getti tra i numeri, afferri la boccia con tre fori,
infili il pollice e l’ultima falange del medio e dell’anulare,
avambraccio teso, polso diritto, gambe unite, guardi laggiù
il triangolo ammaliante dei dieci birilli,
cammini sulla pista oliata, cammini e qualcuno ti chiama
Lebowski, il grande Lebowski, qualcuno sussurra
adesso devi restare, devi restare, devi dare alla notte
la sua dizione più precisa, devi condurre il mondo intero
in queste vetrate, giungere al cuore del punteggio
con il gioiello della mano destra, devi
giungere a trecento, questo è il numero sancito.

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Tristezze della luna – Charles Baudelaire

Foto di Tina Fersino

 

LXV. 

Piú pigra, questa sera, sta sognando la luna:
bellezza che su un mucchio di cuscini,
lieve e distratta, prima di dormire
accarezza il contorno dei suoi seni,

sulla serica schiena delle molli valanghe,
morente, s’abbandona a deliqui infiniti,
e volge gli occhi là dove bianche visioni
salgono nell’azzurro come fiori.

Quando su questa terra, nel suo pigro languore,
lascia che giú furtiva una lacrima fili,
un poeta adorante e al sonno ostile

nella mano raccoglie quell’umido pallore
dai riflessi iridati d’opale, e lo nasconde
lontano dagli occhi del sole, nel suo cuore.

Charles Baudelaire

(Traduzione di Giovanni Raboni)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male”,  Einaudi, Torino, 1999

***

LXV. Tristesses de la lune

Ce soir, la lune rêve avec plus de paresse;
Ainsi qu’une beauté, sur de nombreux coussins,
Qui d’une main distraite et légère caresse
Avant de s’endormir le contour de ses seins,

Sur le dos satiné des molles avalanches,
Mourante, elle se livre aux longues pâmoisons,
Et promène ses yeux sur les visions blanches
Qui montent dans l’azur comme des floraisons.

Quand parfois sur ce globe, en sa langueur oisive,
Elle laisse filer une larme furtive,
Un poète pieux, ennemi du sommeil,

Dans le creux de sa main prend cette larme pâle,
Aux reflets irisés comme un fragment d’opale,
Et la met dans son cœur loin des yeux du soleil.

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, Éditeur Auguste Poulet-Malassis, 1861

L’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra – Alfonso Gatto

Mario Giacomelli, da Carolin Branson, 1971-1983

 

Soli, nel pianto tuo della mattina,
l’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra,
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell’attesa
ch’io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d’incontrarci a sera
per caso in un inverno.

Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote…

Forse è più dolce piangermi che avermi.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Seconda parte, 1960-1972, Mondadori, Milano, 1973

Il salice – Anna Andreevna Achmatova

Irene Kung, Salice, 2015

E il decrepito fascio degli alberi
                              Puškin¹

Io crebbi in un silenzio arabescato,
in un’ariosa stanza del nuovo secolo.
Non mi era cara la voce dell’uomo,
ma comprendevo quella del vento.
Amavo la lappola e l’ortica,
e piú di ogni altro un salice d’argento.
Riconoscente, lui visse con me
la vita intera, alitando di sogni
con i rami piangenti la mia insonnia.
Strana cosa, ora gli sopravvivo.
Lí sporge il ceppo, e con voci estranee
parlano di qualcosa gli altri salici
sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
Io taccio… come se fosse morto un fratello.

Anna Andreevna Achmatova

 1940.

(Traduzione di Michele Colucci)

da “Anna Achmatova, La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992

∗∗∗

Ива

И дряхлый пук дерев.
                       Пушкин

А я росла в узорной тишине,
В прохладной детской молодого века.
И не был мил мне голос человека,
А голос ветра был понятен мне.
Я лопухи любила и крапиву,
Но больше всех серебряную иву.
И, благодарная, она жила
Со мной всю жизнь, плакучими ветвями
Бессонницу овеивала снами.
И — странно! — я ее пережила.
Там пень торчит, чужими голосами
Другие ивы что-то говорят
Под нашими, под теми небесами.
И я молчу… Как будто умер брат.

Анна Андреевна Ахматова

da “Сочинения. Т.1: Стихотворения и поэмы”, Художественная литература, 1990

La prima redazione, pubblicata su «Zvezda», n. 3-4 (1940), non ha titolo.
¹ L’epigrafe è tratta dalla lirica di Puškin, Carskoe Selo.

«La notte cade cieca» – Thomas Amadei

Thomas Amadei

 

La notte cade cieca
quando dal palcoscenico spettrale
il peso del cielo diventa insopportabile,
l’aria velata di quelle mancanze banali
che sottili si infilano furtive tra le rughe.

Pare che da un momento all’altro
tutto intorno possa crollare nell’angoscia.

Ho sentito tra le dita quanto
mi potesse mancare la tua mano,
non ti vengo a cercare e
nemmeno oggi ti ho voluto pensare.

Mi sento infinito sul tetto di questa notte
mentre lancio verso il tuo orizzonte
un accento d’amore a te,
nemmeno ricordo il sapore dei tuoi baci.

Thomas Amadei

23/03/2020