Dichiarazione – Boris Leonidovič Pasternak

Charcoal sketch by Casey Baugh

 

La vita è tornata, cosí, senza motivo,
come allora che s’era stranamente interrotta.
E sempre in quella stessa strada antica,
sempre quello stesso giorno d’estate e a quell’ora.

La stessa gente e le ansie, le stesse,
e l’incendio del tramonto ancora acceso:
come allora, contro il muro del Maneggio
la sera di morte l’aveva in fretta inchiodato.

Donne in vesti da poco prezzo, come allora,
a notte strascicano le scarpe.
E poi sul tetto di lamiera,
come allora, le crocifiggono le soffitte.

Ecco lei che a passi stanchi
lentamente si fa sulla soglia,
e, risalendo dall’interrato,
taglia di traverso il cortile.

Di nuovo io mi preparo pretesti,
e di nuovo mi è tutto indifferente.
E la vicina, svoltando all’angolo,
ci lascia l’un l’altro di fronte.

Non piangere, non increspare le labbra tumefatte,
non gremirle di rughe.
Riaprirai le croste già secche
dello sfogo di primavera.

Togli il palmo della mano dal mio petto,
noi siamo cavi sotto tensione.
Attenta, l’uno verso l’altra, ancora
saremo spinti inavvertitamente.

Passeranno gli anni, ti sposerai,
dimenticherai i disordini.
Essere una donna è un grande passo,
fare impazzire è un’eroica impresa.

Pure, io, di fronte al prodigio delle mani di donna,
del dorso e delle spalle e del collo,
con la devozione d’un servo
tutta la mia vita benedico.

Ma per quanto la notte m’incateni
con anelli d’angoscia,
piú forte al mondo è la spinta a fuggire
e la passione invita alle rotture.

Boris Leonidovič Pasternak

(Traduzione di Mario Socrate)

da “Il dottor Živàgo”, Feltrinelli, 1957

∗∗∗

Объяснение

Жизнь вернулась так же беспричинно,
Как когда-то странно прервалась.
Я на той же улице старинной,
Как тогда, в тот летний день и час.

Те же люди и заботы те же,
И пожар заката не остыл,
Как его тогда к стене Манежа
Вечер смерти наспех пригвоздил.

Женщины в дешевом затрапезе
Так же ночью топчут башмаки.
Их потом на кровельном железе
Так же распинают чердаки.

Вот одна походкою усталой
Медленно выходит на порог
И, поднявшись из полуподвала,
Переходит двор наискосок.

Я опять готовлю отговорки,
И опять всё безразлично мне.
И соседка, обогнув задворки,
Оставляет нас наедине.

Не плачь, не морщь опухших губ,
Не собирай их в складки.
Разбередишь присохший струп
Весенней лихорадки.

Сними ладонь с моей груди,
Мы провода под током.
Друг к другу вновь, того гляди,
Нас бросит ненароком.

Пройдут года, ты вступишь в брак,
Забудешь неустройства.
Быть женщиной — великий шаг,
Сводить с ума — геройство.

А я пред чудом женских рук,
Спины, и плеч, и шеи
И так с привязанностью слуг
Весь век благоговею.

Борис Леонидович Пастернак

da “Доктор Живаго”, 1957

Anno dopo anno – Natan Zach

Foto di Jonas Hafner

 

Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.

Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.

Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.

Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.

Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.

È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.

Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.

Natan Zach

(Traduzione di Maria Sole Abate)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore

Rigurgito di giovinezza – Antonia Pozzi

a L.B.

Umida strada
cielo d’ametista
lacrime e lacrime
sulle tue lunghe ciglia
sulle mie lunghe dita
ma la mia anima
canora contro il vento
come un drappo di seta
a sbandierare
frenetica di strappi
per versare in uno squarcio
la sua giovinezza
ed inondarne te
nuvola bionda
impolverata dalla vita.

Antonia Pozzi

Pasturo, 15 settembre 1929

da “Antonia Pozzi, Tutte le opere”, Garzanti, 2009

T. R. M. – Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger – Photo Markus Kirchgessner

 

Chi non mangia da molto tempo, è troppo debole, per parlare,
fruga tra i rifiuti, non poeta. Ciò che sappiamo della fame,
proviene dalla bocca dei sazi; quindi, molto non è.

Mai fu uomo piú lieto: d’estate barca a remi, d’inverno
coi pattini sullo stagno paesano. In cinquant’anni
non una sola volta lo vidi perdere la calma.

Paffuto, indolente, contraddisse con voce ferma la felicità.
La sua felicità? La felicità. Non era piú un’idea nuova
in Europa: guerre non ve ne saranno piú, niente crimini, niente
giurisdizione, niente governi; inoltre non vi sarà né malattia né dolore,
né malinconia né rancore. Risposta: quella padronanza sul mio intelletto,
che mi avrebbe consentito, senza evidenza alcuna, di credere in ciò che desideravo,
non l’ho mai raggiunta. (Saggio sul Principio della Popolazione
in riferimento a ogni futuro miglioramento della Società
con alcune note circa le Speculazioni dei Signori Godwin e Condorcet).

Dolce di carattere, tenero di cuore. Genio e sregolatezza non erano cosa sua.
Viveva onestamente della sua sinecura, ma il trattato di Süßmilch
Dell’Ordine Divino nelle Trasformazioni del Genere Umano
non lo tranquillizzò. Prese a compulsare annuari statistici,
abbandonò la canonica, partí per la Russia e altre destinazioni.
Tutta l’Europa atterrí al risultato. Monotone affermazioni:
questa infinita sequela di comuni malattie ed epidemie,
di carestie, pestilenze, sommosse e cataclismi.

Il pastore delle anime pie di Walesbury s’infervora e si sdegna
dei godimenti lussuriosi, degli artifici contro natura,
delle passioni perverse; eppure il suo trattato è il primo a calcolare
la naturale violenza insita negli uteri e nei testicoli,
cosí come il fisico studia velocità e portata di un proiettile
in ambienti di diversa densità: tutto ciò
è necessariamente cosí e non muterà mai.

Svergognato sicofante della classe al potere, ignominiosa,
infame dottrina, cinismo, orrida blasfemia: facile a dirsi,
ma oggi come allora il tempo di duplicazione
si aggira sui trent’anni, oggi come allora vale: Pt = Po ert.

Ammettiamo pure che i suoi calcoli fossero troppo approssimativi. Una cosa
però sapeva: tutto cresce, aumenta, sempre piú. Anche la crescita cresce,
anche la fame cresce, anche la paura. Con le sue gote rosate sedeva,
fregandosi le mani, davanti alla sua tazza di tè, facendosi porgere i suoi muffin
da una rosea signora, sempre la stessa, che egli, modesto e ritroso,
amava una volta al mese: un impavido cuor di coniglio,
un simulatore che, per un’intera vita, finse di essere sano.
Tra i profeti della catastrofe, mai fu uomo piú lieto.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Vittoria Alliata)

da “Mausoleum, Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso”, Einaudi, Torino, 2017

T. R. M. → Malthus (1766-1834)

∗∗∗

T. R. M. (1766—1834)

Wer lang nichts gegessen hat, ist zu schwach, um zu sprechen,
stochert im Müll, dichtet nicht. Was wir vom Hunger wissen,
stammt aus dem Mund der Satten; also viel ist es nicht.

Der Muntersten einer: sommers ein wenig Rudern, winters
mit den Schlittschuhen auf dem Dorfteich. In fünfzig Jahren
sah ich ihn nicht ein einziges Mal aus der Fassung geraten.

Pausbäckig, träge, widersprach er mit fester Stimme dem Glück.
Seinem Glück? Dem Glück. Es war damals keine neue Idee mehr
in Europa: Kriege wird es gar nicht mehr geben, keine Verbrechen,
keine Rechtsprechung, keine Regierung; auch weder Krankheit noch Schmerz,
weder Kummer noch Groll. Antwort: Jene Herrschaft über meinen Verstand,
die es mir erlaubte, ganz ohne Beweismittel zu glauben woran ich wollte,
habe ich nie erlangt. (Versuch über das Prinzip der Bevölkerung
in Ansehung einer jeden künftigen Verbesserung der Gesellschaft
nebst einigen Anmerkungen zu den Spekulationen der Herren Godwin und Condorcet).

Wohlwollend, zartes Herz. Genie und Wahnsinn war nichts für ihn.
Nährte sich redlich von seiner Sinekure, aber Süßmilchs
Göttliche Ordnung in den Veränderungen des Menschengeschlechts
beruhigte ihn nicht. Also wälzte er Statistische Jahrbücher,
verließ sein Pfarrhaus, reiste nach Rußland und anderswohin.
Ganz Europa erschrak vor dem Resultat. Monotone Beschwörungen:
dieser ganze Troß von gemeinen Krankheiten und Epidemien,
von Teuerung, Pestilenz, Emeuten und Hungersnöten.

Der Seelenhirt der guten Leute von Walesbury ereifert sich
über liederliche Vergnügungen, unschickliche Kunstgriffe,
unnatürliche Leidenschaften; doch zum erstenmal berechnet sein Foliant
die Naturgewalt in Gebärmüttern und Testikeln, so wie der Physiker
die Geschwindigkeit und die Reichweite eines Geschosses
in Medien von verschiedener Dichte: dies alles
ist notwendig so, und dabei wird es auch bleiben.

Schamloser Sykophant der herrschenden Klassen, grundgemein,
infame Doktrin, Zynismus, scheußliche Blasphemie: Leicht gesagt,
aber nach wie vor liegt die Verdopplungszeit
bei rund dreißig Jahren, und nach wie vor gilt: Pt = Po ert.

Zugegeben, seine Kalküle waren nicht gut genug. Er wußte nur eines:
Etwas wächst, wird mehr, immer mehr. Auch das Wachstum wächst,
auch der Hunger wächst, auch die Angst. Mit rosigen Wangen
setzte er sich, die Hände reibend, zum Tee, ließ sich seine Muffins reichen
von einer rosigen Frau, immer derselben, die er, bescheiden und prüde,
einmal im Monat beschlief: ein unerschrockenes Hasenherz,
ein Simulant, der zeitlebens den Gesunden gespielt hat,
unter den Propheten der Katastrophe der Muntersten einer.

Hans Magnus Enzensberger

da “Mausoleum. Siebenunddreißig Balladen aus der Geschichte des Fortschritts”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1975

«Nella luce fioca mi lecco» – Dario Bellezza

Donata Wenders, Taking a Decision, 1999

 

Nella luce fioca mi lecco
le ferite mortali e la mia
anima-foglia leggera va

in cerca del Padrone.

Chi è nell’ombra solo sa
quanto il giorno è mortale

bianca statua solare
che non incanta più la mia
morta mattina.

Dario Bellezza

da “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971