«Forse mi prende malinconia a letto» – Dario Bellezza

Portrait of James Dean by Roy Schatt, December 1954

 

Forse mi prende malinconia a letto
se ripenso alla mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s’involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.

Gli orli senza miele della tazza
screpolata ai quali mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s’abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c’eri.

Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza

con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.

E se l’orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.

Dario Bellezza

da “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971

Congedo – Dario Bellezza

Foto di Imma Varandela

 

Pasolini Ginsberg Sandro Penna
e quanti altri mai ebbi maestri
Kavafis Leopardi Baudelaire
eccomi a voi ignaro e deluso
affondare il bisturi della poesia
sopra il mio corpo lasso:

tutto è perduto, il mondo lascio
indifferente ad altri, canto
una canzone per pochi eletti
che si raccolgono intorno
al mio pianto: ho sbancato

la vita fuggendo mi ha lasciato
qui desolato e incapace di
procedere; una volta
sapevo ancora combattere
con le armi della dialettica
una battaglia celestiale.
Spreco di aggettivi oggi mi basta
per rimanere fermo su un letto
fra tepore e consiglio di vittorie
future da combattersi mai:
la poesia persino fu liquidata
al suo congedo definitivo:
non resta che piangere un pianto
senza lacrime, ditelo al nemico.

Dario Bellezza

Tunìs 1988

da “Libro di poesia”, Garzanti, 1990

«Ora che il mio destino si rischiara» – Dario Bellezza

Foto di Édouard Boubat

 

Ora che il mio destino si rischiara
non posso fare a meno di pensare a te
lacrima eterna del mio pianto.

Intenso o soffocato il tuo amore
è l’unico suono del tempo involato
che m’incanta.

L’immagine cara che non tradisce
rimane intatta; sei vicino a me, ti tocco
ti bacio la bocca, gli occhi allegri o mesti,
tutta tutta la svaporata essenza
mi risveglia, accorre verso il punto
che s’estingue nel lagno delle stagioni
che richiamo alla carezza.

Dario Bellezza

da “Libro d’Amore”, Guanda, 1982

«Al capezzale dei giorni insieme vissuti» – Dario Bellezza

Luigi Ghirri, Bed

 

Al capezzale dei giorni insieme vissuti
la memoria frenetica s’attacca: lieto
fine delle associazioni involontarie
e covate fino allo spasimo nel letto,
prima di depositarle sulla carta.

Così covo, sempre più sano ormai
dalle morti che ti minacciano, dalle croci
che ti crocifiggono, le mie inermi incertezze
che fingono il tuo mondo giacere
nella notte.

Maturo la scrittura, lo stile, il colpo
di mazza alla verità. Lenta invasione
del Paradiso nel tuo sepolcro dove
s’aggirano i mostri della mia diversità:
avversaria impotente della mia banalità.

Dario Bellezza

da “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971

Marilyn – Dario Bellezza

Ed Clark, Marilyn Monroe, 1950’s

 

Marilyn, Marilina, come una canzone
marinera Marilina se ne andò all’alba,
uscì dalla favola stupida che fu la sua vita.
Qualcuno si ricorda una foto di lei,
povera creatura ignorante, anzi di te,
mia bionda sorellina senza pace ormai
con Carson McCullers, Karen Blixen
le streghe sono tornate! Fuggiamo
dall’intelligenza, e in più c’è Miller
Arthur il tuo pigmalione feroce
Arturo come Rimbaud dalle suole
volanti, no, nemmeno a parlarne,
un borghese meno capace di reggere
il confronto con la tua follia
di sorellina stupida e innocente
che vuole stare con le scrittrici,
gli intellettuali. Che noia!
Sperando che resti sempre Marilina,
Marilyn, bionda sorellina, oca
giuliva purtroppo con la nevrosi
giusta. Qualcuno, un cantastorie
di favole apocalittiche
dovrebbe cantare il modo
in cui partisti dal mondo dei vivi!
Delitto o suicidio, ma sempre Venere
in agguato a punirti, e al cui capriccio
tutto il tuo sangue ancora si ravviva
dopo la morte alata e non cercata,
e invaghirsi di te è un mistero
testamento e leggenda di spaesati
di vigliacchi untori dell’eros
la tua calda voce di sorellina,
la tua sostanza è impalpabile
ormai, rende concrete gioie serene
della nostra generazione perduta
che ti amò, mitica, o anche prima
come ballerina, certo, una bambola
di carne, non ha letto Freud,
per fortuna può far più male che bene,
ma tu volevi difenderti, o forse
esistere oltre l’apparenza
del tuo corpo muliebre e immortale
nella sua mortalità lasciato ai corvi,
ai nani, ai masturbatori solitari,
nel ricordo di chi ti vede;
vecchi bavosi e frustrati.
Ci volevano nervi più saldi,
e tu non l’hai avuti per resistere
alla sfida del tempo. Per questo
ci piaci: perché fosti
una vittima, una sconfitta
dal tempo e dalla storia infausta
dei nostri giorni peccatori.

Dario Bellezza

da “Proclama sul fascino”, “Il Nuovo Specchio” Mondadori, 1996