«Sii prudente. La tua vita apri…» – Natan Zach

Daniel Schwartz, Mandraki, Nisyros, 1978

 

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l’attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L’ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sfavorevole agli addii”, Donzelli Poesia, 1996

Anno dopo anno – Natan Zach

Foto di Jonas Hafner

 

Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.

Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.

Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.

Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.

Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.

È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.

Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.

Natan Zach

(Traduzione di Maria Sole Abate)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore

Il miele delle cinque – Natan Zach

Foto di Ralph Gibson

 

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sento cadere qualcosa”, Einaudi, Torino, 2009

Tre poesie diverse – Natan Zach

Andrew Wyeth, Airborne, 1996

I

Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiú
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti.

2

Devo rassegnarmi a non potere, qui,
raddrizzare nulla. I giorni distorceranno

quanto e come vorranno. Uomini, ed io fra loro,
ameranno. Ti ho forse piú amata

perché volevo raddrizzare
qualche stortura, redimere

ciò che non venni a redimere?
E non me ne vado ancora.
E certamente non finisce qui.

3

Piú di tutto ho sempre temuto
il vocío degli uccelli nudi
sul sommo degli alberi

nel gelo. Al pensiero della migrazione
mi si rizzavano d’orrore i capelli.
L’avvicendarsi delle stagioni
mi consegnava alla stagione torturante

del cuore. Un occhio di donna –
una promessa quale
non s’è mai realizzata, dolce piú
di ogni promessa. E sono

ancora qui che scrivo. E non c’è
altro luogo in cui vorrei essere.
E amo ancora.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sento cadere qualcosa”, Einaudi, Torino, 2009