Non spegnerti del tutto – Paul Celan

Foto di Katia Chausheva

 

NON SPEGNERTI DEL TUTTO – come altri fecero
prima di te, prima di me,

la casa, dopo la pioggia di boccioli,
dopo
l’abbraccio,
si slarga sopra noi
mentre la pietra
attecchisce,

un candelabro, grande e solo,
s’immerge qui,
capisce,
al fendersi della vasca
tutta in porfido, come
pullula
di occulto, ineluttabilmente,

apprende
dove ora stanno gli occhi aperti,
mattina, mezzodí di sera, a notte.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “Oscurato”, Einaudi, Torino, 2010

∗∗∗

ERLISCH NICHT GANZ – wie andere es taten
vor dir, vor mir,

das Haus, nach dem Knospenregen,
nach der
Umarmung,
weitet sich über uns aus,
während der Stein
festwächst,

ein Leuchter, groß und allein,
taucht hinzu,
erkennt,
als die Schale, ganz aus Porphyr,
aufbricht, wie
es von Verborgenem
wimmelt, unabwendbar,

erfährt,
wo die offenen Augen jetzt stehn,
morgens, mittags, abends, nachts

Paul Celan

da “Eingedunkelt”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006 

«Un avamposto di pietra» – Mariangela Gualtieri

Francesca Woodman, Untitled, New York, 1979

 

Un avamposto di pietra
m’era cresciuto nel petto come
dolore di un altro che s’infila
e forma uncino e piccagli.
Io non so cosa sia questa
di colpo nostalgia
questo pezzo mancante
che mi reclama a sé
da un umano piangere per niente
e non avere dove
posare il capo.

Mariangela Gualtieri

da “Voci tempestate”, 1999/2000, in “Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

Casida del pianto – Federico García Lorca

 

II.

Ho chiuso il mio balcone
perché non voglio udire il pianto,
ma dietro i muri grigi
non si sente altro che il pianto.

Ci sono pochissimi angeli che cantino,
ci sono pochissimi cani che latrino,
mille violini sono sulla palma della mia mano.

Ma il pianto è un immenso cane,
il pianto è un immenso angelo,
il pianto è un immenso violino,
le lacrime imbavagliano il vento
e non si sente altro che il pianto.

Federico García Lorca

(Traduzione di Claudio Rendina)

da “Divano del Tamarit”, 1927/1934, in “Federico García Lorca, Tutte le poesie”, Newton, Roma, 1993

∗∗∗

II. Casida del llanto

He cerrado mi balcón
porque no quiero oír el llanto,
pero por detrás de los grises muros
no se oye otra cosa que el llanto.

Hay muy pocos ángeles que canten,
hay muy pocos perros que ladren,
mil violines caben en la palma de mi mano.

Pero el llanto es un perro inmenso,
el llanto es un ángel inmenso,
el llanto es un violín inmenso,
las lágrimas amordazan al viento,
y no se oye otra cosa que el llanto.

Federico García Lorca

da “Diván del Tamarit”, Buenos Aires, Losada, 1940

Non andartene – Mario Luzi

Nicola Bertellotti, I was love

 

Non andartene,
                                  non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
                                                   Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
                      dove sei passata,
                      nei posti che hai lasciato
                      e in quelli dove sei
                      inavvertitamente andata
                                                                       brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
                                                      la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
                        nessuna ora
sua è vanificata.

Mario Luzi

da “Dottrina dell’estremo principiante”, Garzanti, Milano, 2004

Ogni caso – Wisława Szymborska

 

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Ogni caso”, Libri Scheiwiller, 2009

∗∗∗

Wszelki wypadek

Zdarzyć się mogło.
Zdarzyć się musiało.
Zdarzyło się wcześniej. Później.
Bliżej. Dalej.
Zdarzyło się nie tobie.

Ocalałeś, bo byłeś pierwszy.
Ocalałeś, bo byłeś ostatni.
Bo sam. Bo ludzie.
Bo w lewo. Bo w prawo.
Bo padał deszcz. Bo padał cień.
Bo panowała słoneczna pogoda.

Na szczęście był tam las.
Na szczęście nie było drzew.
Na szczęście szyna, hak, belka, hamulec,
framuga, zakręt, milimetr, sekunda.
Na szczęście brzytwa pływała po wodzie.

Wskutek, ponieważ, a jednak, pomimo.
Co by to było, gdyby ręka, noga,
o krok, o włos
od zbiegu okoliczności.

Więc jesteś? Prosto z uchylonej jeszcze chwili?
Sieć była jednooka, a ty przez to oko?
Nie umiem się nadziwić, namilczeć się temu.
Posłuchaj,
jak mi prędko bije twoje serce.

Wisława Szymborska

da “Wszelki wypadek”, Czytelnik, 1972