L’Oscuro – Gottfried Benn

Gerard Laurenceau 1

Foto di Gerard Laurenceau

I.

Ah, se lui mi ridesse la mia tristezza antica,
il greve incanto che mi cingeva il cuore,
c’erano anni che a ogni muro pendevano
veli di lacrime, sguardi di Tristano.

Soffrivi, sí, ma era una risurrezione,
agonizzavi ma era un morir d’amore,
ora a ogni passo e ad ogni scarto
è vuota la campagna e il fuoco estinto.

Il vuoto viene certo anche dai doni
in cui l’Oscuro sempre si rivela,
devi prenderli anche se ti attristano,
la tristezza però è di un’altra specie.

II.

Ah lascia le solitudini ingrandirsi,
ritirati da ciò che ebbe un inizio,
mettiti in fila con le greggi al pascolo,
la negra terra le copre di crepuscolo.

Luce è dei grandi soli, luce è azione,
insopportabile nella sua pienezza,
io amo i mandorli e i lillà
che fioriscono come sotto un velo.

È qui che parla il mai incontrato Oscuro,
lui che c’innalza mentre ci seduce,
ma se sia sogno, maledizione o bene,
lui lascia tutto umanamente intatto.

III.

Comunioni di spiriti e di saggi,
forse sí, forse no, in uno spazio
tracciato dall’oceano, dai tropici,
sogno sublime per tante persone.

Miti degli Incas e dello Zanzibar,
la saga del diluvio è in tutti i popoli
ma nessuno mai fece esperienza
di ciò che per l’Oscuro non perisce.

IV.

Son grigi i colli, sono grigi i fiumi,
avi trascinano, avi d’ogni tempo,
e sulla sponda sta una nuova donna,
anche sontuose, chiome alte sul capo.

E là sul prato vanno all’attacco i tori,
minacciando coi corni laceranti,
finché sul pascolo non appare un uomo,
deciso, e doma corna, chiome ed anche.

E qui comincia il cerchio interno, stretto,
il gravido, il tragico, il veloce,
che l’immane ripetersi conosce,
solo l’Oscuro resta sul suo posto.

Gottfried Benn

Maggio 1950.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

Tradizionalmente con l’Oscuro s’intende Eraclito, il filosofo greco del Divenire. Qui però Benn parrebbe avergli sostituito la figura metafisica dell’Essere.
Tristano: Amante di Isotta che incarna una vicenda d’amore e morte. Forse anche riminiscenza della celebre poesia Tristano di A. von Platen (1796-1835), «Chi con gli occhi ha guardato la bellezza | è già caduto in mano della morte».
lillà: Piante miti, di modeste dimensioni, in contrasto con lo sfarzo sia della luce sia dell’agire.
Zanzibar:  Casuale associazione geografica, per la pura suggestione dei nomi.
veloce: Eterno ripetersi di ere, cicli storici, civiltà. Il principio maschile doma quello femminile come pure tutta la vita animale. (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Der Dunkle

I.

Ach, gäb er mir zurück die alte Trauer,
die einst mein Herz so zauberschwer umfing,
da gab es Jahre, wo von jeder Mauer
ein Tränenflor aus Tristanblicken hing.

Da littest du, doch es war Auferstehung,
da starbst du hin, doch es war Liebestod,
doch jetzt bei jedem Schritt und jeder Drehung
liegen die Fluren leer und ausgeloht.

Die Leere ist wohl auch von jenen Gaben,
in denen sich der Dunkle offenbart,
er gibt sie dir, du mußt sie trauernd haben,
doch diese Trauer ist von anderer Art.

II.

Auch laß die Einsamkeiten größer werden,
nimm dich zurück aus allem, was begann,
reihe dich ein in jene Weideherden,
die dämmert schon die schwarze Erde an.

Licht ist von großen Sonnen, Licht ist Handeln,
in seiner Fülle nicht zu überstehn,
ich liebe auch den Flieder und die Mandeln
mehr in Verschleierung zur Blüte gehn.

Hier spricht der Dunkle, dem wir nie begegnen,
erst hebt er uns, indem er uns verführt,
doch ob es Träume sind, ob Fluch, ob Segnen,
das läßt er alles menschlich unberührt.

III.

Gemeinsamkeit von Geistern und von Weisen,
vielleicht, vielleicht auch nicht, in einem Raum,
bestimmt von Ozean und Wendekreisen
das ist für viele ein erhabner Traum.

Mythen bei Inkas und bei Sansibaren,
die Sintflutsage rings und völkerstet –
doch keiner hat noch etwas je erfahren,
das vor dem Dunklen nicht vorübergeht.

IV.

Grau sind die Hügel und die Flüsse grau,
sie tragen schon Urahnen aller Jahre,
und nun am Ufer eine neue Frau
gewundene Hüften, aufgedrehte Haare.

Und auf der Wiese springen Stiere an,
gefährdend jedes, mit dem Horn zerklüften,
bis in die Koppel tritt geklärt ein Mann,
der bändigt alles, Hörner, Haare, Hüften.

Und nun beginnt der enggezogene Kreis,
der trächtige, der tragische, der schnelle,
der von der großen Wiederholung weiß –
und nur der Dunkle harrt auf seiner Stelle.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

Amore – Gottfried Benn

Foto di Christer Strömholm

 

questa parola non la pronunciamo neppure
io resto solo in me stesso
ma ti guardo volentieri
mi piace sentirti vicina
mangio volentieri con te
conversiamo con piacere
per tutta la giornata manteniamo un tono affettuoso
ah – domani
cosa ne saprai

In questo disordine, progetti esistenziali
notizie locali, ricerca nucleare, biglietto d’ingresso
gran confusione – non c’è niente di male
dev’essere così
previsioni del tempo, canzonette filosofemi,
e le stupidaggini alla radio:
“il suo musicista preferito
Beethoven e Gerhard Winkler” –
“suo” – si parla di un vecchio babbeo
“il nostro Dieter”
quotidiano fornitore di chiacchiere inutili –
e nel mezzo noi due
sereni come gladioli o obelischi.

Una domenica meravigliosa, in agosto,
io non vivrò ancora a lungo
infine ci diciamo: felice notte
poi ti ricorderai di tutti i nostri gesti
e della sogliola alla mugnaia
che mangiammo dopo
e anche del profumo “Joie” di Patou
che desideravi ti regalassi
e di come ti dicevo talora
“amore, volto di luna”
tutto molto bello, ma – qui sait?
incomparabile, incomparabile –
giorni di felicità –
ma qui sait?

Gottfried Benn

(Traduzione di Paola Quadrelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N.157,  Crocetti Editore

***

Liebe –

dies Wort wollen wir gamicht in die Diskussion werfen
ich bleibe ja doch in mir allein
aber ich sehe dich gern an
ich fühle dich gern an
ich esse gerne mit dir
wir sprechen so freundschaftlich mit einander
sind den ganzen Tag auf einer zärtlichen Ebene
ach – morgen
weisst du was davon

Bei diesem Durcheinanderprogramm des Lebens
Lokales, Atomforschung, Eintrittsgeld
grosser Wirrwarr – nichts für ungut,
das muss wohl so sein
Wetterberichte, Philosopheme, Schlager
und der Mist aus dem Radio:
„sein Lieblingskomponist
Beethoven und Gerhard Winkler“ –
„sein“- das ist selber ein alter Affe
„unser Dieter“
täglicher Kaffproduzent [!] –:
und dazwischen wir beide
sanft wie Gladiolen oder Obelisken.

Ein wunderschöner Sonntag, August,
ich lebe nicht mehr lange
dann heisst es: felice notte
und du erinnerst dich später
an alle unsere Bewegungen
und an die Seezunge nach Müllerin Art,
die wir hinterher assen
sowie an das Parfüm „Joie“ von Patou,
das du von mir haben wolltest
und wie ich manchmal zu dir sagte
„du Allerliebstes, du mein Mondgesicht“
alles schön u gut, aber – qui sait?
unvergleichlich, unvergleichlich –
Tage der Glücke –
aber qui sait?

Gottfried Benn

da “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

Versi – Gottfried Benn

Foto di Luigi H. Perfetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se mai il nume, oscuro e inconoscibile,
in un essere è sorto ed ha parlato,
ciò fu solo nel verso poiché immensa
la pena dei cuori vi si è infranta;
i cuori van per gli spazi alla deriva
quando la strofa va di bocca in bocca,
sopravvive alle risse tra le genti,
alla violenza e al patto tra i sicari.

Cosí, i canti che un popolo ha cantato,
indiani, yaqui di parola azteca
vinti dall’avidità dell’uomo bianco,
vivono ancora come canti agresti:
«Su, bimbo vieni con le sette spighe,
vieni in catene, adorno delle giade,
il dio del mais innalza, per nutrirci,
la verga fragorosa e tu sei l’olocausto –»

Il grande soffio a colui che le sue vie,
rapito e soggiogato, offrí allo spirito,
inflato, efflato, apnea – alitazioni
di indiana penitenza e fachiria –
il grande Sé, il sogno del gran Tutto,
donato a chi in silenzio si consacri,
si conserva nei Salmi e nei Veda,
irride ad ogni fare e sfida il tempo.

Due mondi sono in gioco ed in conflitto,
e solo l’uomo è basso se tentenna,
non può vivere solo dell’istante
anche se egli è il frutto del momento;
il potere svanisce nella feccia,
laddove un verso costruisce i sogni
dei popoli e li sottrae alla bassezza,
eternità di suono e di parola.

Gottfried Benn

(Traduzione di Giuliano Baioni)

da “Poesie statiche”, “I Supercoralli” Einaudi, 1972

∗∗∗

Verse

Wenn je die Gottheit, tief und unerkenntlich,
in einem Wesen auferstand und sprach,
so sind es Verse, da unendlich
in ihnen sich die Qual der Herzen brach;
die Herzen treiben längst im Strom der Weite,
die Strophe aber streift von Mund zu Mund,
sie übersteht die Völkerstreite
und überdauert Macht und Mörderbund.

Auch Lieder, die ein kleiner Stamm gesungen,
Indianer, Yakis mit Aztekenwort,
längst von der Gier des weißen Manns bezwungen,
leben als stille Ackerstrophen fort;
«komm, Kindlein, komm in Kett’ und Jadestein,
der Maisgott stellt ins Feld, uns zu ernähren,
den Rasselstab und du sollst Opfer sein –»

Das große Murmeln dem, der seine Fahrten
versenkt und angejocht dem Geiste lieh,
Einhauche, Aushauch, Weghauch – Atemarten
indischer Büßungen und Fakire –
das große Selbst, der Alltraum, einem jedem
ins Herz gegeben, der sich schweigend weiht,
hält sich in Psalmen und in Veden
und spottet alles Tuns und trotzt der Zeit.

Zwei Welten stehn in Spiel und Widerstreben,
allein der Mensch ist nieder, wenn er schwankt,
er kann vom Augenblick nicht leben,
obwohl er sich dem Augenblicke dankt;
die Macht vergeht im Abschaum ihrer Tücken,
indes ein Vers der Völker Träume baut,
die sich der Niedrigkeit entrücken,
Unsterblichkeit im Worte und im Laut.

Gottfried Benn

da “Statische Gedichte”, by Peter Schifferli, Verlags AG «Die Arche», Zürich, 1948

«Il tempo entra ferreo» – Paul Celan

Giosetta Fioroni, Celan, smalto su carta 2010

 

IL TEMPO ENTRA FERREO nella sua ultima era.
Soltanto tu sei qui d’argento.
E piangi a sera la farfalla purpurea.
E ti lamenti della nube con la fiera.

Non che il tuo cuore mai abbia visto tramonto
e mai tenebra comandato all’occhio tuo…
Della luna però la tua mano reca ancor traccia.
E nelle acque resiste ancora un raggio.

Come farà chi su celeste ghiaia
danzò con le ninfe, lieve,
a non pensare che una freccia di Artemide
nel bosco ancora vaga e infine lo raggiungerà?

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso) 

da “Poesie sparse pubblicate in vita”, nottetempo, 2011

Composta verosimilmente nella primavera 1944.
w. 11-12: il mito narra che Artemide, sorella di Apollo, trafisse con frecce avvelenate le sette figlie di Niobe, che si era vantata della sua prole con Latona.
∗∗∗

«Die zeit tritt ehern» 

DIE ZEIT TRITT EHERN in ihr letztes Alter.
Nur du allein bist silbern hier.
Und klagst im Abend um den Purpurfalter.
Und haderst um die Wolke mit dem Tier.

Nicht, daß dein Herz nie Untergang erfuhr
und Finsternis nie deinem Aug befahl…
Doch trägt vom Mond noch deine Hand die Sj
Und in den Wassern sträubt sich noch ein Stra

Wie soll, der über himmelblauen Kies
sich mit den Nymphen drehte, leicht,
nicht denken, daß ein Pfeil der Artemis
im Wald noch irrt und ihn zuletzt erreicht?

Paul Celan

da “Paul Celan: Werkee. Historisch-Kritische Ausgabe”, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 2003-2008

(Edizione storico-critica delle opere complete di Paul Celan)

«Linea come capelli vivi» – Nelly Sachs

Nelly Sachs, fotografata da Anna Riwkin (1960)

11
Stoccolma, 11.9.1958
ma anche senza data e in tutt’altro luogo

Linea come
capelli vivi
tracciata
oscurata nella morte-notte
da te
a me.

Scortata
per uscire
sono china in avanti
avida
di baciare la fine delle lontananze.

La sera getta oltre il rosso
il trampolino della notte
prolunga la tua lingua di terra
e io esitando
appoggio il mio piede sulla corda vibrante
della morte già iniziata –

Ma così è l’amore!*

 

Miei cari amici Giselle¹ e Paul Celan,
sì, è stata proprio una fortuna sapere da Lenke,² una donna così vicina al mio cuore, di voi, che da tempo ormai, al di là di ogni possibile domicilio reale, siete intimamente legati a me. Lei era così colma di felicità per quell’incontro. Ah, voi esseri amati, questi sono i raggi invisibili che ci sostengono, che ci permettono di sapere gli uni degli altri valicando ogni distanza. Mi è giunto, carissima amica Giselle (il nome è giusto?), il meraviglioso foglio³ che nella sua purezza, e per l’intimo rapporto che s’instaura tra le linee, regala ai miei occhi un prezioso punto di quiete. Oggi farò tagliare, per l’acquaforte, una sottile cornice di rame grigio argento. Lo accarezzo con lo sguardo e desidero così ogni volta dirLe il ringraziamento del mio cuore.
Qui abbiamo trascorso un periodo di grande inquietudine per un giovane comune amico, Peter Hamm. La sua psiche aveva subìto un vero tracollo. Mi sono rivolta, allora, al suo editore, il signor Neske. Nella nostra epoca pietrificata è sempre un dono divino imbattersi in una persona che si lasci attraversare dalla sofferenza e dall’amore fin nell’ultima, straziante estremità del proprio essere. È stata forse da voi Brigitta Trotzig, anche lei un’estasiata?

Gisèle Celan-Lestrange, “Présence – Gegenwart” (1956)

Moltissimi saluti e auguri da Lenke. Presto scriverà di persona.
Come possiamo mai rispondere al vostro amore? Sempre e ancora e ancora con amore!

Vostra
Nelly S.

da “Paul Celan, Nelly Sachs, Corrispondenza”, Giuntina, 2018

A cura di Barbara Wiedemann. Edizione italiana a cura di Anna Ruchat.

¹La grafia anomala del nome Gisèle Celan-Lestrange (cfr. la domanda nella lettera stessa) per molto tempo non viene corretta da Nelly Sachs.
²Lenke Rothmann.
³L’acquaforte di Gisèle Celan-Lestrange, che Lenke Rothmann aveva portato da Parigi, è del 1956 e reca il titolo Présence – Gegenwart (25 x 23, tiratura 25); si tratta di una prova d’artista con una dedica di mano dell’artista con le parole «pour Nelly Sachs».

∗∗∗

«Linie wie»

Pubblicata per la prima volta in: «Merkur», Stuttgart, 1 / 1959, pp. 40 sg.
G I 308, Flucht und Verwandlung
Lettera n. 11

* Linie wie / lebendiges Haar / gezogen / todnachtgedunkelt / von dir / zu mir // Gegängelt / außerhalb / bin ich hinübergeneigt / durstend / das Ende der Fernen zu küssen. // Der Abend wirft das Sprungbrett / der Nacht über das Rot / verlängert deine Landzunge / und ich setze meinen Fuß zagend / auf die zitternde Saite / des schon begonnenen Todes. // Aber so ist die Liebe!

Nelly Sachs

da “Briefwechsel”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1993