Incontri – Gottfried Benn

Foto di Elliott Erwitt


Quali incontri in tutti questi giorni
maturi, d’oro, tondi come pesche,
con le spose del sole (ossia l’helenium)
ancor danno colore al giardino –
vecchiaia greve,
vecchiaia lieve,
anche la lacrima si batte sulla spalla:
«va’, non è tragico e non durerà molto» –

Incontri, al crepuscolo magari,
l’heure bleue¹, circola un samba nel creato,
gli uomini posano la mano
fra le scapole della loro dama,
da Fiesole a La Paz²
sensi e piacere globalmente in voga –

oppure i canti dell’Ohio
sospesi là negli alberi,
fra le canne e nei sogni
della gioventú che parte per la vita –
per quanto tempo –?

Blu della notte e giallo della spiaggia
barriera corallina e un bianco yacht,
ciò che fra miti e sogni avevi dentro
lo vedi dall’hotel a Denpasar³ –

Incontri che sono senza centro,
non hanno padre non hanno figli,
incontri di una guancia color pesca
con una sposa del sole che va in cielo,
incontri – il presto e il tardi,
un essere che sta passando ad altri.

Gottfried Benn

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

 14-15 ottobre 1950.

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹Oltre che dell’amore l’ora azzurra è quella dei sensi, del ballo e delle fantasie di lusso e di luoghi esotici.
² Altra associazione fortuita di fascinosi luoghi da Benn mai visitati. In uno dei suoi rarissimi viaggi, nel 1929, Benn si era spinto con un suo ricco paziente mercante d’arte fino a Biarritz e ai Pirenei. Cannes e Antibes sono mete del turismo di lusso di tutta un’epoca.
³ Cittadina dell’isola di Bali.   (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Begegnungen

Welche Begegnungen in diesen Tagen
reif, golden, pfirsichrund,
wo immer noch die Sonnenbräute (Helenium)
wirksame Farben in den Garten tragen –
von Alter schwer,
von Alter leicht,
wo selbst die Träne sich auf den Rücken klopft:
«nur halb so schlimm und nicht mehr lange» –

Begegnungen, zum Beispiel Dämmerstunde,
l’heure bleue, die Schöpfung zittert von Samba,
die Herren legen die Hände
zwischen die Schulterblätter der Dame,
von Fiesole bis La Paz
nun Sinnlichkeit und Freude global im Schwange –

oder die Lieder vom Ohio,
die hängen dort in den Bäumen,
im Schilfrohr und in den Träumen
der Jugend, die in das Leben zieht –
wie lange –?

Das Gelb des Strandes und das Blau der Nacht
und am Korallenriff das Weiß der Jacht,
was je an Traum und Mythen in dir war,
erblickst du vom Hotel in Denpasar –

Begegnungen, die ohne Zentrum sind,
sie haben keinen Vater und kein Kind,
Begegnungen von einer Pfirsichwange
mit einer Sonnenbraut im Himmelsgange,
Begegnungen – das Frühe und das Spät,
ein Sein, das dann an andere übergeht.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

«Come schedarla, la piccola rosa» – Bertolt Brecht

Foto di Rimel Neffati

 

Come schedarla, la piccola rosa.
Rosso viva improvvisa e giovane e vicina?
Non eravamo venuti a cercarla.
Siamo venuti e c’era.
Nessuno l’aspettava prima che fosse qui.
Quando ci fu la credettero appena.
Viene alla meta chi non è partito…
Quasi sempre è così.

Bertolt Brecht

1974

(Traduzione di Franco Fortini)

da “Bertolt Brecht, Poesie scelte (1938-1973)”, Milano, Mondadori, 1974

∗∗∗

«Ach, wie sollen wir die kleine Rose buchen?»

Ach, wie sollen wir die kleine Rose buchen?
Plötzlich dunkelrot und jung und nah?
Ach, wir kamen nicht, sie zu besuchen
Aber als wir kamen, war sie da.
Eh sie da war, ward sie nicht erwartet.
Als sie da war, ward sie kaum geglaubt.
Ach, zum Ziele kam, was nie gestartet.
Aber war es so nicht überhaupt?

Bertolt Brecht

da “Von der Freundlichkeit der Welt: Gedichte”, Insel-Verlag, 1980

First things first – Hans Magnus Enzensberger

Foto di André Kertész

 

In fondo non abbiamo niente da obiettare
a purgatorio, reincarnazione, paradiso.
Se cosí dev’essere, prego!
Al momento tuttavia
abbiamo altre priorità.

Della toilette del gatto, del conto in banca
e delle insostenibili condizioni del mondo
dobbiamo assolutamente occuparci,
già a prescindere da internet
e dalle notizie sul livello delle acque.

Certe volte non sappiamo piú
dove a forza di problemi
sbattere la testa.
Intanto c’è sempre qualcuno che muore,
e di continuo qualcuno che nasce.

Non si arriva mai sul serio
a fare delle riflessioni
sulla propria immortalità.
Prima bisogna gettare un occhio
all’agenda, alle scadenze,

il resto si vedrà.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Piú leggeri dell’aria”, Einaudi, Torino, 2001

∗∗∗

First things first

Grundsätzlich haben wir nicht viel einzuwenden
gegen Fegfeuer, Reinkarnation, Paradies.
Wenn es sein muß, bitte!
Vorläufig allerdings
haben wir andere Prioritäten.

Um das Katzenklo, den Kontostand
und die unhaltbaren Zustände auf der Welt
müssen wir uns unbedingt kümmern,
ganz abgesehen vom Internet
und von den Wasserstandsmeldungen.

Manchmal wissen wir nicht mehr,
wo uns der Kopf steht
vor lauter Problemen.
Immerzu stirbt jemand,
dauernd wird jemand geboren.

Da kommt man gar nicht richtig dazu,
sich Gedanken zu machen
über die eigne Unsterblichkeit.
Erst einmal ein rascher Blick
in den Terminkalender,

dann sehen wir weiter.

Hans Magnus Enzensberger

da “Leichter als Luft. Moralische Gedichte”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1999

Crepuscolo – Michael Krüger

Michael Krüger

 

Adesso si vedono le sottili crepe
dell’ombra e là,
dove il ruscello va a srotolarsi nel lago
suscitando schiume marrone,
il giorno perde la sua chiarezza interiore.
E il vento affonda gli artigli
nei pallidi rami delle betulle
consegnando il suo dono.
Ah, il felice e che tutto
collega senza lamenti.
Adesso si vede brillare il sentiero
che porta al paese,
in ogni orma di piede sta in agguato il congedo.
Meglio sarebbe allinearsi
sulla sponda, in fila coi ciottoli –
in vista della giustizia superiore.
Sta passando un ultimo battello,
a bordo note canzoni
su un amore che non ha fine.
Il mondo è diventato così piccolo
che le rondini che volano basso
se lo inghiottono in volo.

Michael Krüger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Spostare l’ora”, “Lo Specchio” Mondadori, 2015

∗∗∗

Dämmern

Jetzt sieht man die feinen Risse
im Schatten, und dort,
wo der Bach sich in den See wühlt,
daß es braun aufschäumt,
verliert der Tag sein helles Gemüt.
Und der Wind krallt sich
in das bleiche Geäst der Birken
und übergibt sein Geschenk.
Ach, das glückliche und, das alles
ohne Murren verbindet.
Jetzt sieht man den Weg aufleuchten,
der ins Dorf führt,
in jeder Fußspur lauert der Abschied.
Man müßte sich einreihen
in die Kette der Kiesel am Ufer,
um der höheren Gerechtigkeit willen.
Ein letztes Schiff fährt vorbei,
an Bord werden Schlager gesungen
über eine Liebe, die nicht vergeht.
Die Welt ist so klein geworden,
daß die Schwalben, die tief fliegen,
sie im Fluge verschlucken.

Michael Krüger

da “Umstellung der Zeit: Gedichte”, Suhrkamp Verlag, Berlin, 2013

Ponte – Michael Krüger

La fille sur le pont, Patrice Leconte, 1998

 

Solo un esile ponte che collega
buio a buio. E una luce
che risolve il mondo in tanti puntini
che noi colleghiamo tra loro a fatica
per trarne un’immagine – quasi avessimo
diritto a un quadro ben incorniciato.
Da nord soffiano frasi incomprensibili
su dove passi, parole d’infanzia, immerse
nel miele, tenute contro vento,
che vogliono colpirci, qui, sul ponte
che collega buio a buio.
Sotto di noi l’acqua smussa le pietre
perché possano poi sciogliersi in mare.
Com’è esiguo il ponte che collega
i tuoi occhi: è come un grido
al di sopra della muta paura, nulla più.

Michael Krüger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Poco prima del temporale”, in “Il coro del mondo. Poesie 2001-2010”, “Lo Specchio” Mondadori, 2010

***

Brücke

Nur eine schmale Brücke, die das Dunkel
mit dem Dunkel verbindet. Und ein Licht,
das die Welt auflöst in winzige Punkte,
die wir mühsam miteinander verbinden,
um ein Bild zu erhalten – als hätten wir
ein Recht auf ein Bild mit festem Rahmen.
Von Norden wehen unverständliche Sätze
über den Steg, Kindheitsworte, in Honig
getaucht und in den Wind gehalten,
die wollen uns treffen, hier, auf der Brücke,
die das Dunkel mit dem Dunkel verbindet.
Unter uns nimmt das Wasser den Kieseln
die Schärfe, damit sie weiterkommen
und sich auflösen können im Meer.
Wie winzig ist die Brücke, die deine Augen
verbindet – sie ist wie ein Schrei
über der wortlosen Angst, nicht mehr.

Michael Krüger

da “Kurz vor dem Gewitter: Gedichte”, Suhrkamp, 2003