Per vivere ancora… – Antonella Anedda

Foto di Nastya Kaletkina

 

Per vivere ancora qui ho dovuto dimenticare.
Chinandomi sui licheni, avvicinando il viso
alle rocce fino a tagliarmi
mettendo le dita nere di spina nell’acqua.
Quando è iniziato il viaggio di ritorno?
In quale momento la stanchezza
mi ha spinto fino alla sedia contro il letto?

Il naufrago è stato abbandonato.
Il corpo per i corvi, il silenzio
per isola e marea.
Se perfino gli spettri hanno una forma
sono grumi nell’occhio della fuga.
Qui le correnti non portano ricordi.
Camicie, capelli, cenere dei nostri cibi
riposano vicino alle uova nella sabbia.
Tutto sarà ceduto perché molto amato.
Se c’è salvezza è nel fruscio di carta
che fa l’anima incerta
quando affiora e riaffiora.

Antonella Anedda

da “Dal balcone del corpo”, “Lo Specchio” Mondadori, 2007

In esteriore – Eugenio De Signoribus

Foto di Minor White

Foto di Minor White

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in questo campo di pietre
dove ogni scheggia ha traccia
d’umani lembi

in questa strettoia del campo
dove s’aggola la resa,
risale l’immaginata tua voce…

e solo per l’esemplare tua croce
avanzo, in difesa da me,
interrogando e inciampando

(con te mi confronto, storia)
tra le cupe dei nembi
e la scaccia del male

Eugenio De Signoribus

da “Rua dello spirito”, in “Trinità dell’esodo”, Garzanti, 2011

Un giorno la vedremo intera, questa – Gabriele Galloni

Gabriele Galloni

Campo

Un giorno la vedremo intera, questa
stagione. Basterà
un fuoco in spiaggia a memoria di festa
e il bagnasciuga a dire l’aldilà
delle conchiglie mai raccolte:

Controcampo

così tante – ricordi? – Che per tutta
la notte ci hanno tormentato. In sogno
maree su maree di conchiglie.
Il letto ne fu invaso; le lenzuola
ci ferirono per tutto il tragitto fino alla spiaggia.

Gabriele Galloni

da “L’estate del mondo”, Marco Saya, 2019

La Genovese – Dino Campana

Annelise Kretschmer, Portrait au soleil, vers 1930

 

Tu mi portavi un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli ho accolto odor di vento
Sui tuoi ginocchi tu bronzina a te
.   .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Sui miei ginocchi tu bronzina, quale
Lieve bronzina quale
Liev’ombra di necessità: te cingendo, che va:
Per l’anima tua sciolta
Tu sciolta un incanto sereno
Così come i sogni che porta
Scirocco sul mare Tirreno.

Dino Campana

da “Canti Orfici ed altre liriche”, Vallecchi, 1928

I lamenti I. – Giorgio Caproni

Giorgio Caproni

I.

Ahi i nomi per l’eterno abbandonati
sui sassi! Quale voce, quale cuore
è negli émpiti lunghi – nei velati
soprassalti dei cani? Dalle gole
deserte sugli spalti dilavati
dagli anni, un soffio tronca le parole
morte – sono nel sangue gli ululati
miti che cercano invano un amore
fra le pietre dei monti. E questo è il lutto
dei figli? E chi si salverà dal vento
muto sui morti – da tanto distrutto
pianto, mentre nel petto lo sgomento
della vita piú insorge?… Unico frutto,
oh i nomi senza palpito – oh il lamento.

Giorgio Caproni

1944.

da “Il passaggio d’Enea” (1943- 1955), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998