Seconda tappa del viaggio notturno – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

E poi li hai visitati tutti, uno per uno, i cinema sperduti
nelle periferie, i poveri locali di quartiere
quelli che davano due film per centoventi lire
e una vecchia cassiera dalle labbra viola
strappava per te il prezioso bigliettino e tu entravi
e c’era sempre un uomo con le caramelle in mano
e una fanciulla di un’altra età, smarrita in quella sala
che ti parlava di giostre e tamburelli e ti diceva
lui non è tornato, lui non è tornato e io sono
la voce del tempo, la voce del tempo e del distacco
che si ripete in ogni tempo e mi appoggiava la testa
sulla spalla e intonava una canzone
dalle parole scure e a lungo durò la melodia, a lungo,
e alla fine divampò la solitudine.

Milo De Angelis

da “Nove tappe del viaggio notturno”, in “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

L’isola sarà guardata nella sua bellezza – Milo De Angelis

Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo

 

Anche la faccia, al risveglio
ogni volta, panico e ansia
di diventare diversa:
un secolo intero scorreva
nei suoi movimenti
perché era l’unicità.
Eppure qualcuno, già salvo,
sfidando i suicidi vicino al letto e le pastiglie
che cadono dalle mani
qualcuno sta dicendo:
l’isola sarà guardata nella sua bellezza
non importa se da noi o da altri.

Milo De Angelis

da “Somiglianze”, Guanda, Milano, 1976

«La vita è ricordarsi di un risveglio» – Sandro Penna

Franco Fontana, Mediterraneo, 1988

 

La vita è… ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

Sandro Penna

da “Poesie (1927-1938)”, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

Si costruiscono zattere… – Alessandro Ricci

Mario Giacomelli, L’approdo

 

Si costruiscono zattere anche
per non salvarsi, per non
raggiungere approdi ma
perderli, e lo si fa
intenti, odiandosi quasi
serenamente, sapendo che
Penelope non aspetta
al di là del mare,
e nient’altro
che mare c’è.

Alessandro Ricci

da “L’editto finale”, Il Labirinto, 2014

«Rivedo il tuo paese» – Giorgio Caproni

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

     

       Rivedo il tuo paese
di sassi rossi — le sere
così acute negli occhi,
tra i pini e le specchiere
celesti.

             Rivedo
i tuoi netti confini
d’iridata fanciulla
— il fuoco sulla bocca
duna chiusa rincorsa.

       Rivedo la tua rocca
distrutta — i tuoi primi
passi, dove la strada
dissentita trabocca.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria”, 1938-1942, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998