«Piangere non è un sussulto di scapole» – Pierluigi Cappello

 

Piangere non è un sussulto di scapole
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole piú belle
le parole piú pure
non sono lo zampettío delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno cosí come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lí che abitiamo

Pierluigi Cappello

da “La misura dell’erba”, (1993-1998), in “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006

E non vi è dimora (II) – Piero Bigongiari

Josef Sudek, Glass with Dead Rose, Prague 1952

 

E non vi è dimora… Non puoi designarla
neppure su un quaderno da disegno.
Il segno non è quello che t’ignora,
è quello che conduce la tua mano
ad alzarsi dal foglio.

                             È là, che ora,
mentre indichi qualcosa, e non è nube
e non è casa, sembra indicare
un’altra cosa… E la spora che
cerca ancora nel volgersi del vento
di scendere dove nulla ancora è spento
del suo volo fatato.

                               Ecco, là, l’Angelo
vendicatore, ha ancora sollevato
l’indice insanguinato. Sugli stipiti
non l’ha ancora appoggiato. È ancora incerto,
chiede ancora qualcosa alla pietà.
Domanda se una rosa basta…

Piero Bigongiari

(12 giugno ‘90)

da “E non vi è alcuna dimora”, L’Albatro Edizioni, 1999

Di questa plaquette sono state pubblicate mille copie numerate.
Copia N.350

Sette paesaggi – Gesualdo Bufalino

I.

Dolce autunno che deliri alle soglie
delle selve, nel lento profumo
dei malinconici canali, vento
dubitoso ti fai fra le mie mani
che si tendono, ed è vespro, ma immenso
mare di rosa e d’indaco, se cade
sul molo l’ombra come una bandiera…

2.

Le capre si sbramano alla dorata
cenere della sera, mansuete
di luna, un tenero fumo si perde
all’orlo dell’acque, l’ora
è cosí tenera e dolce.

3.

Estenuata coppa lunare
sulle sabbie, per sempre; ascolta:
è il grido lungo della scolta
sul faro, davanti al mare…

4.

Lacrime larghe della primavera,
gesti sfiniti e dementi del vento;
e questo cielo precario che sento
sfogliarsi come un fiore nella sera…

5.

La sera è un’acqua verde che trema
fra le tue dita, d’erba
odori ai seni minuti, amore.

6.

Ora i canali amano la stella,
si svegliano le volpi nelle selve
a spiare la luce, sono quieti
i campanili come gesti quando
la stella è colma…

7.           
Carri di notte

Culla di giostra caute
dondolano nella luna: s’aduna
sul fieno alto l’azzurro.

Cantano malinconici di sonno.

Poi un grido li ferma:
come sangue è il colore della luna,
bruca un cavallo bianco l’erba bruna.

Gesualdo Bufalino

da “Rimanenze”, in “Gesualdo Bufalino, L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1996

Dismisura – Piero Bigongiari

Foto di Nastya Kaletkina

 

Fra strazi di sonagli al muto riso
dei neri astri dal suo paradiso
il tuo delirio sugge dalle palme
tese al vuoto una nuova metamorfosi.

Chi ti sostenne se tu osi ancora,
o dismisura, fare tuo lo spazio
aperto da una lacrima? son rosi
gli alveari da valvole di miele,

precipitano rose funerarie,
nappi su stele pallide son porti
da una mano recisa a labbra estinte,
e l’aria ancora annuvolan, topazi

gemebondi, i passi per cui qui teco
venimmo: te in oscura eco ravvolta
risalgono, fiori lancinanti,
cenere di disastri, risa, pianti.

Tra elitre notturne il tuo canto
ancora canta i miei persi dolori,
e le altre stelle fioriscono, malori
divini, sulle braccia che auliscono.

Piero Bigongiari

da “La figlia di Babilonia”, 1942, in “Stato di cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 1968

Ecco le voci cadono – Vittorio Sereni

Ralph Gibson, Christine, 1981

 

Ecco le voci cadono e gli amici
sono così distanti
che un grido è meno
che un murmure a chiamarli.
Ma sugli anni ritorna
il tuo sorriso limpido e funesto
simile al lago
che rapisce uomini e barche
ma colora le nostre mattine.

Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941