Rosa alchemica – Donatella Bisutti

Jan Frans Van Dael, Bouquet di rose, 1825 (Dettaglio)

 

Il breve spazio dell’eterno
nel cuore della rosa
specchio di fiamma al sole
fuoco d’acqua che posa
con grazia sullo stelo.

Donatella Bisutti

da “Rosa alchemica”, Crocetti Editore, 2011

«Se la parola amore è» – Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri – photo Dino Ignani

 

Se la parola amore è
uno straccio lurido,
se non ho altra lingua per dire cosa
amo, se l’anima adesso è un ingombro
e il cielo un posto come un altro
se dormiamo e dormiamo

se il mio canto è schiacciato nel cantone
se il mio canto o il tuo, se il mio canto

se tutte le parole dei savi sono troppo
lente per questa corsa sui cocci, se anche
le bestie in quel loro morire bastonate
neppure si rivelano

se c’è una tosse se c’è una
tosse che incrosta il cielo
e poi lo sputa

se abbiamo nemici dentro le teste
e macchinette rotte

se la mano è scontrosa alla mano
scontrosa rompe l’onda e il ramo
rompe l’ala e il becco

se abbiamo salmi stonati
se le macerie sulle facce stanche
fanno il peso di tutta la storia

se poi nessuno viene
nessuno s’alza dal fradicio delle tombe
a consegnarci un grappolo, una tazza
un giuramento alla luce
se se se

se c’è una sete che ci ammala
se c’è un sorso per chi ha sete
se davvero davvero muove il sole
se muove il sole e l’altre stelle
se la sua gran potenza, sua gran
potenza d’antico Amor,
se il nostro cuore è immenso
se il nostro cuore
talvolta è immenso, se le
stelle nascono, se è vero che nascono
anche adesso, se siamo polverine allo
sbaraglio, catenelle smagliate,

benedico ogni centimetro d’Amore ogni
minima scheggia d’Amore
ogni venatura o mulinello d’Amore
ogni tavolo e letto d’Amore

l’Amore benedico
che d’ognuno di noi alla catena
fa carne che risplende

Amore che sei il mio destino
insegnami che tutto fallirà
se non mi inchino alla tua benedizione.

Mariangela Gualtieri

da “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro”, Einaudi, Torino, 2003

«Che cosa sono i fiori?» – Mariangela Gualtieri

Kenro Izu, from Howard Greenberg Gallery

 a Iole

Che cosa sono i fiori?
non senti in loro come una vittoria?
la forza di chi torna
da un altro mondo e canta
la visione. L’aver visto qualcosa
che trasforma
per vicinanza, per adesione a una legge
che si impara cantando, si impara profumando.

Che cosa sono i fiori se non qualcosa d’amore
che da sotto la terra viene
fino alla mia mano
a fare la festa generosa.

Che cosa sono se non
leggere ombre a dire
che la bellezza non si incatena
ma viene gratis e poi scema, sfuma
e poi ritorna quando le pare.

Chi li ha pensati i fiori,
prima, prima dei fiori.

Mariangela Gualtieri

da “So dare ferite perfette (2003 – 2004)”, in “Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

Naufragi – Giuseppe Ungaretti

ALLEGRIA DI NAUFRAGI
      Versa il 14 febbraio 1917

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

∗∗∗

   NATALE
Napoli il 26 dicembre 1916

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

 ∗∗∗

        DOLINA NOTTURNA
 Napoli il 26 dicembre 1916

Il volto
di stanotte
è secco
come una
pergamena

Questo nomade
adunco
morbido di neve
si lascia
come una foglia
accartocciata

L’interminabile
tempo
mi adopera
come un
fruscio

∗∗∗

SOLITUDINE
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917

Ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo

Sprofondano
impaurite

∗∗∗

MATTINA
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917

M’illumino
d’immenso

 ∗∗∗

DORMIRE
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917

Vorrei imitare
questo paese
adagiato
nel suo camice
di neve

∗∗∗

  INIZIO DI SERA
   Versa il 15 febbraio 1917

La vita si vuota
in diafana ascesa
di nuvole colme
trapunte di sole

∗∗∗

    LONTANO
       Versa il 15 febbraio 1917

Lontano lontano
come un cieco
m’hanno portato per mano

 ∗∗∗

TRASFIGURAZIONE
    Versa il 16 febbraio 1917

Sto
addossato a un tumulo
di fieno bronzato

Un acre spasimo
scoppia e brulica
dai solchi grassi

Ben nato mi sento
di gente di terra

Mi sento negli occhi
attenti alle fasi
del cielo
dell’uomo rugato
come la scorza
dei gelsi che pota

Mi sento
nei visi infantili
come un frutto rosato
rovente
fra gli alberi spogli

Come una nuvola
mi filtro
nel sole

Mi sento diffuso
in un bacio
che mi consuma
e mi calma

 ∗∗∗

GODIMENTO
Versa il 18 febbraio 1917

Mi sento la febbre
di questa
piena di luce

Accolgo questa
giornata come
il frutto che si addolcisce

Avrò
stanotte
un rimorso come un
latrato
perso nel
deserto

∗∗∗

            SEMPRE NOTTE
   Vallone il 18 aprile 1917

La mia squallida
vita si estende
più spaventata di sé

In un
infinito
che mi calca e mi
preme col suo
fievole tatto

∗∗∗

UN’ALTRA NOTTE
    Vallone il 20 aprile 1917

In quest’oscuro
colle mani
gelate
distinguo
il mio viso

Mi vedo
abbandonato nell’infinito

∗∗∗

  GIUGNO
Campolongo il 5 luglio 1917

Quando
mi morirà
questa notte
e come un altro
potrò guardarla
e mi addormenterò
al fruscio
delle onde
che finiscono
di avvoltolarsi
alla cinta di gaggie
della mia casa

Quando mi risveglierò
nel tuo corpo
che si modula
come la voce dell’usignolo

Si estenua
come il colore
rilucente
del grano maturo

Nella trasparenza
dell’acqua
l’oro velino
della tua pelle
si brinerà di moro

Librata
dalle lastre
squillanti
dell’aria sarai
come una
pantera

Ai tagli
mobili
dell’ombra
ti sfoglierai

Ruggendo
muta in
quella polvere
mi soffocherai

Poi
socchiuderai le palpebre

Vedremo il nostro amore reclinarsi
come sera

Poi vedrò
rasserenato
nell’orizzonte di bitume
delle tue iridi morirmi
le pupille

Ora
il sereno è chiuso
come
a quest’ora
nel mio paese d’Affrica
i gelsumini

Ho perso il sonno

Oscillo
al canto d’una strada
come una lucciola

Mi morirà
questa notte?

 ∗∗∗

             SOGNO
Vallone il 17 agosto 1917

Ho sognato
stanotte
una
piana
striata
d’una
freschezza

In veli
varianti
d’azzurr’oro
alga

∗∗∗

           ROSE IN FIAMME
Vallone il 17 agosto 1917

Su un oceano
di scampanellii
repentina
galleggia un’altra mattina

 ∗∗∗

  VANITÀ
Vallone il 19 agosto 1917

D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità

E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra

Cullata e
piano
franta

∗∗∗

DAL VIALE DI VALLE
Pieve Santo Stefano il 31 agosto 1917

Nettezza di montagne
risalita
nel globo
del tempo
ammansito

Giuseppe Ungaretti

da “L’allegria” (1914-1919), in “Vita d’un uomo. Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2009

Amore senza fine – Alessandro Parronchi

Foto di Anka Zhuravleva

 

Ti guardo dentro gli occhi e non ne trovo
il fondo e vo a tuffarmici in un giuoco
di farfalla che impazzita ritorna
a bruciarsi al tuo fuoco.

Forma riemersa dalla notte, forma
d’un respiro leggero inconsistente-
mente mosso al tuo transito frequente
che in me non lascia spirito che dorma

salvami, la dolcezza mi riprende
questo vedere solo in te la fine
d’ogni mio desiderio, ecco ti perdo
nella notte di prima.

Tu negata mi sei, quand’anche in riso
volte per amor tuo l’ore, un inganno
i pensieri, alla mia povera vita
contraddicano gli anni.

E in questo buio io non potrei volere
che tu fossi diversa, come il vento
trova sempre le stesse alte spalliere
di verde e le ribacia eternamente.

Alessandro Parronchi

da “Il rispetto della natura”, Galleria Pananti, Firenze, 1991