Collasso – Amelia Rosselli

Foto di Anja Bührer

 

Sono i fiocchi di neve decaduti a fare
da augurio ad una vita senza luce e
il loro danzare è tutta una farsa, perché
noi non abbiamo accese le luci.

Sotto le fontane massacranti il male
dilaga, forte di una sua forte ambizione
spinge come il vento i bocconi di neve.

La saggezza è una bara… barare al
gioco ha più scampo che non questo burrascoso
perdersi e ritrovarsi per le vie della
ragione…

Il cielo nevoso è immobile come se avvertisse
di una grandiosa immobile servitù. La
neve ha quasi finito di sperare.

Amelia Rosselli

da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

Batte botte – Dino Campana

Giovanni Costetti, Ritratto di Dino Campana

 

Ne la nave
Che si scuote,
Con le navi che percuote
Di un’aurora
Sulla prora
Splende un occhio
Incandescente:
(Il mio passo
Solitario
Beve l’ombra
Per il Quais)
Ne la luce
Uniforme
Da le navi
A la città
Solo il passo
Che a la notte
Solitario
Si percuote
Per la notte
Dalle navi
Solitario
Ripercuote:
Così vasta
Così ambigua
Per la notte
Così pura!
L’acqua (il mare
Che n’esala?)
A le rotte
Ne la notte
Batte: cieco
Per le rotte
Dentro l’occhio
Disumano
De la notte
Di un destino
Ne la notte
Più lontano
Per le rotte
De la notte
Il mio passo
Batte botte.

Dino Campana

da “Canti Orfici”, Marradi, Tipografia F. Ravagli, 1914

«Che luce negli occhi nel farsi carne l’amore!» – Franco Loi

Mario Giacomelli, Un uomo, una donna, un amore, 1960 – 61

 

Che luce negli occhi nel farsi carne l’amore!
E viene a noi dell’aria il capovolgersi del tempo,
la quiete della campagna e quel sapore
di foglie di lauro e d’uccelli sul fieno
che si fan d’aria nell’abbandonarsi al vento…
E come lucida ai fossi e la bardana!
il cielo che cala tra i refoli del frumento!
Mistero guardarsi e nel pensarsi lontani…
E non lontani da noi, ma noi nel vento,
tra i mais e l’uva, i salici, le cavagne,
i monti dietro i cipressi che chiamano la sera
e l’ovatta delle nuvole sui castagni
al tuo ritrovarti ragazza nella spera
di polvere del sole e tacere nel farsi vetro
le erbe e i lampioni, nel bere la vera
pazienza del cercarsi e mai toccarsi.

Franco Loi

da “Amur del temp”, Crocetti Editore, 1999

***

Che lüs di öcc nel fâss carna l’amur!
E vègn a nüm de aria el reultâss del temp,
la quièt de la campagna e quèl savur
de föj de làvur e d’üsej sül fen
che se fànn d’aria nel sbandunâss al vent…
E cume lüstra aj foss l’è la bardana!
el ciel che scend tra i rèful del furment!
Mister vardass e nel pensass luntan…
E no luntan de nüm, ma nüm nel vent,
fra i maíss e l’üga, i sàres, i cavagn,
i munt dré i arciprèss che ciamen sera
e i bumbâs di nüver süj castagn
al tò truâss de tusa ne la spera
pulver del sû e tâs ne l’invedriâss
di èrb e di lampiun, nel bév la vera
passiensa del cercâss e mai tuccâss.

A mia figlia – Umberto Saba

Édouard Boubat, Portrait of Anne- Marie Edvina, 1961

 

Mio tenero germoglio,
che non amo perché sulla mia pianta
sei rifiorita, ma perché sei tanto
debole e amore ti ha concesso a me;
o mia figliola, tu non sei dei sogni
miei la speranza; e non più che per ogni
altro germoglio è il mio amore per te.

La mia vita mia cara
bambina,
è l’erta solitaria, l’erta chiusa
dal muricciolo,
dove al tramonto solo
siedo, a celati miei pensieri in vista.
Se tu non vivi a quei pensieri in cima,
pur nel tuo mondo li fai divagare;
e mi piace da presso riguardare
la tua conquista.

Ti conquisti la casa a poco a poco,
e il cuore della tua selvaggia mamma.
Come la vedi, di gioia s’infiamma
la tua guancia, ed a lei corri dal gioco.
Ti accoglie in grembo una sì bella e pia
mamma, e ti gode. E il suo vecchio amore oblia.

Umberto Saba

da “Il canzoniere” (1900-1954), “I Millenni” Einaudi, 1965

Un segno con l’unghia – Gesualdo Bufalino

Édouard Boubat, Lella, France, 1949

 

Di questa terra di uve soavi,
cuore, ti scorderai,
dell’erba che tremava al soffio della luna,
delle corse, dei baci, dei mandolini.
Sulla tua soglia, ora che il tempo s’inferocisce,
non son rimaste che rondini uccise,
e cenere di passi, cenere di parole.
Richiudi, o cuore, il libro del tuo giorno:
accanto a un viso fa’ un segno con l’unghia.

Gesualdo Bufalino

da “La festa breve”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006