Prati – Antonia Pozzi

Foto di Rimel Neffati

 

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa cosí crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Antonia Pozzi

 Milano, 31 dicembre 1931

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

La sabbia e l’angelo – V – Margherita Guidacci

Foto di Jerry Uelsmann

 

Furono ultime a staccarsi le voci. Non le voci tremende
Della guerra e degli uragani,
E nemmeno voci umane ed amate,
Ma mormorii d’erbe e d’acque, risa di vento, frusciare
Di fronde tra cui scoiattoli invisibili giocavano,
Ronzio felice d’insetti attraverso molte estati
Fino a quell’insetto che più insistente ronzava
Nella stanza dove noi non volevamo morire.
E tutto si confuse in una nota, in un fermo
E sommesso tumulto, come quello del sangue
Quando era vivo il nostro sangue. Ma sapevamo ormai
Che a tutto ciò era impossibile rispondere.
E quando l’Angelo ci chiese: «Volete ancora ricordare?»
Noi stessi l’ implorammo: «Lascia che venga il silenzio!»

Margherita Guidacci

da “La sabbia e l’angelo”, Vallecchi, 1946

Mappa per pregare – Chandra Livia Candiani

Matteo Massagrande, Finestra sul mare, 2016

 

Quando vuoi pregare,
quando vuoi sapere
quel che sa la poesia,
sporgiti,
e senza esitazione
cerca il gesto piú piccolo che hai,
piegalo all’infinito,
piegalo fino a terra,
al suo batticuore.

Quando hai fame di luce
e l’amore è cinghia serrata
e il cuore stracolmo
di voli che allacciano troppo
al leggero del cielo,
istruisciti alla pura verità,
quella che non vuoi
e nemmeno immagini,
quella «polvere sul pavimento
e pane sulla tavola»,
ginocchia sbucciate
e pane che parla,
dice la fame giusta.

Offriti al paesaggio grande,
dalla finestra
o in piena aria aperta,
chinati a portare il mondo
sulla schiena nelle ossa
e poi lascialo
scivolare sbocconcellarsi
ai piedi della terra,
ascolta il suo silenzio
che risponde:
«Qui neve su albero.
Qui foglia piccola su pianura
sconfinata. Ghiaccio
esatto. Qui apprendista della luna
raccoglie luce».

Ci vuole incrollabile
ardente pazienza
e vicinanza al pavimento
fronte che lo fronteggi
e dica l’amore pesante,
la fame di giusti mietitori,
di macina.
Per cercare un’altra strada
al desiderio che ti inaridisce
ci vuole furore,
farsi creatura randagia
nel disastro delle falci,
che ti cali il silenzio
sulla testa, l’affamato
sapere che tace
e fa foreste delle ferite.

Se vuoi dare la forza,
raccogliti in un balzo,
uno slancio senza mondo,
polvere da spazzare con devozione,
piccoli scricchiolii di ossa
che parlano alle tue prossime ceneri:
se vuoi essere adesso,
datti la forza,
senza salvare,
senza costringere l’amore
in relazione, lascialo soffiare,
mietere. È un grande paesaggio
il mondo,
ogni animale
lo conserva, gli dà sguardo.

Non serve schiodare il cielo
a caccia di segreti,
sei tu
che di notte scegli,
non guardi la luce minuscola
ma il buio tutto
che le preme attorno.
Visto che non puoi
essere qui, allora ama altrove,
in rettilinea sequenza,
allora prega.

Chandra Livia Candiani

da “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”, Torino, Einaudi, 2014

«Si tende tutto l’essere in un urlo» – Maria Luisa Spaziani

Foto di Damiano Errico

 

Si tende tutto l’essere in un urlo
di desiderio. Voglio la parola
lancinante, assoluta, che cancelli
scialbature di sempre.

Quella freccia che infilza dritta il cuore
mentre sorride l’Angelo, tremenda
voglio quella parola (la pronuncia
l’Angelo, ma oltre una vetrata) –

l’ha sentita Teresa? Ogni parola
al di qua della freccia è un’eresia.
È assoluta la rosa se si fonde
alla tua pelle – e le spine sul cuore.

Maria Luisa Spaziani

da “La traversata dell’oasi”, poesie d’amore 1998-2001, Milano, Mondadori, 2002

«Oh foglia che tremi nel guardare» – Franco Loi

Domenico Tattoli, Autumn Leaves

 

Oh foglia che tremi nel guardare,
è l’aria che si muove e che conosce
in quelle parole che sanno dove andare,
tu tremi al pensare che si fa rosso
nel trasparente degli occhi al tuo sognare
che è memoria all’essere tra quella tosse
del muoversi dell’anima lontana nel toccare…
Si viene dal cuore e si ritorna al cuore
nel nascosto bello del tacere che sa parlare,
nel levarsi la luna che del suo nascere muore…
− i piatti sono freddi, i calici trasparenti,
si passa un pane come per dirsi un desiderio −
e cosí si trema dei gridi che porta il vento,
della memoria, dell’ombra, del chiamare,
del bello si trema, dell’ignoto nella gente,
del nonnulla che passa nel fiato del guardare.

Franco Loi

da “Amur del temp”, Crocetti Editore, 1999

∗∗∗

Oh, föja che te trèmet nel vardà,
l’è l’aria che se möv e che cunúss
den’ quj paròll che san in due andà,
te trèmet al pensà che se fa russ
nel trasparent di öcc al tò insugnà
che l’è memoria al vèss tra quèla tuss
del möv de l’ànema luntana nel tucà…
Se vègn dal cör e se returna al cör
nel scund sò bèll del tâs che sa parlà,
nel vègn la lüna che del nàss se mör…
− i piatt în frècc, i càlis trasparent,
se passa un pan cume per dîss un vör −
e inscí se trema di sîgh che porta el vent,
de la memoria, de l’umbra, del ciamà,
del bèll se trèma, del scunussü di gent,
del nient che passa ne l’anfa del vardà.