Vita Felix – Maria Grazia Calandrone

Nikolay Aleksandrov, Together to the end

 

Immaginavamo navi
come le stimmate del mare – immaginavamo navi
come steli di fiori marini e vette
di mare in terra – immaginavamo il rumore dell’isola, il mare che batteva come una fontana
alta e la terra era impregnata e dolce
e senza dolore – e certamente questo immaginare
era tornare
al paradiso per la strada aperta
dalle parole e i corpi
si muovevano tenui e disumani come se il mondo dovesse ancora venire. Se tu parlavi io vedevo l’isola
dove i morti chiariscono
corpi fatti di rami e fili d’erba,
stanno seduti con il sole in faccia sulla piccola costruzione del molo. Falde di luce che perfezioniamo.
Se tu parlavi io vedevo l’isola
con il giallo sferzante delle ginestre, l’attracco
silenzioso delle barche, la piazzetta in cemento, i cubi bianchi
dove siedono parallele le nostre figure
con occhi carichi di sguardo umano
e gli affetti lasciati nelle case
come una foce dimenticata.
Siamo una compagine di vento
un canneto di carne lapidata
un fluttuare canoro di risorti
che perdono
lacrime
dall’occhio interno
perché il vento deve restare vento
e la cenere cenere fino alla fine del mondo
perché questo lasciare che accada
è piú dell’amore, questo dire
chi deve andare vada.

Maria Grazia Calandrone

Roma, 26 febbraio 2009

da “Indizi sulle fondamenta della luna nuova”, in “Maria Grazia Calandrone, Sulla bocca di tutti”, Crocetti Editore, 2010

«È successo ancora, anche questa volta» – Andrea Bajani

Foto di Navid Baraty

È successo ancora, anche questa volta
è transitata non distante dalla terra,
visibile a occhio nudo, senza cannocchiale.
Accade ogni imprevedibile numero di anni,
la poesia ha traiettorie solo a posteriori,
è un asteroide disperso, non monitorato.
Non esplode, non fa danni, lascia polvere
di versi sui balconi e torna nel buio siderale.

Andrea Bajani

da “Dimora naturale”, Einaudi, Torino, 2020

Preghiera – Paola Loreto

Foto di Stanley Kubrick

 

Acquietami, se puoi. Non è tanta l’ansia
che nascondo e neppure la fretta ma
non voglio piú cercare. Non voglio
avere quello che sai non mi darà
piacere e può quindi farmi male.
Dammi te: la memoria che ci sei,
che ti voglio, che mi riempi e che
mi porti avanti. Questo sguardo
trasparente, la sera, è il tuo
e mi dice che non c’è alcun posto
dove sto andando. Io sono.
Il corpo mi sale al sorriso
e ricorda che va tutto bene.
Si muove con l’aria. Mi trovi.

Paola Loreto

Tezzi Alti, 14 settembre 2003
(di ritorno dal Pizzo Poris)

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007

Ricordo una stagione – Maria Luisa Spaziani

Foto di Anka Zhuravleva

 

Ricordo una stagione in mezzo a colli
immensi, affaticata dal soffiare
della notturna tramontana. Un gelso
gemeva negli strappi, così alto
che talora il suo grido mi svegliava.

Ieri nel ritornarvi non sembrava
passato altro che un giorno.
La tramontana ci infuriava intorno.
Contro il cancello, intatta, era restata
una mia antica rosa morsicata.

Maria Luisa Spaziani

da “Le acque del sabato”, “Lo Specchio” Mondadori, 1954

Non voglio – Margherita Guidacci

Foto di Anka Zhuravleva

La farfalla è condannata per le
sue ali, che sono antieconomiche.
Osbert Sitwell

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate − segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull’anima
e dite: «Qui faremo un bell’orlo.
Dopo starai tanto meglio.»

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.

Margherita Guidacci

da “Neurosuite”, Vicenza: Neri Pozza, 1970