La gabbia d’oro – Paola Loreto

Foto di René Groebli

 

Le volte che ho seguito con le dita
sazie il profilo di una spalla
che conosco, dove l’osso
sbalza appena alla fine
di un declivio lento.

Le volte che ho sentito quelle dita
cercare l’osso del fianco dove
amavano posare la mano
nella bella stagione.

Non le conto più. Le volte, dico,
che ti ho voluto tanto
da infettarmi il corpo.
Si era riconosciuto, salubre,
in quel tuo passo singolare
e un po’ inclinato.

Paola Loreto

da “L’acero rosso”, Crocetti Editore, 2002

Aria di casa – Paola Loreto

Ferdinando Scianna, senza titolo, senza data, Galleria civica di Modena, fondo Franco Fontana

 

Ho lasciato mi venisse vicino
un uomo. Volevo una cucina
nuova alla quale affezionarmi.
Un odore a cui tornare, sempre.
Un luogo a cui legare il corpo
ogni momento con un filo che
mi esce dalla bocca: mentre penso,
mentre mangio, se cammino e non m’accorgo.
Quando guardo un altro e lo trovo carino,
ammiro un monte e il suo alto profilo.
Qualcosa che mi faccia male dentro
se mi allontano: da stare attenti,
non tirare troppo la corda,
sennò si strappa.

Paola Loreto

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007

Preghiera – Paola Loreto

Foto di Stanley Kubrick

 

Acquietami, se puoi. Non è tanta l’ansia
che nascondo e neppure la fretta ma
non voglio piú cercare. Non voglio
avere quello che sai non mi darà
piacere e può quindi farmi male.
Dammi te: la memoria che ci sei,
che ti voglio, che mi riempi e che
mi porti avanti. Questo sguardo
trasparente, la sera, è il tuo
e mi dice che non c’è alcun posto
dove sto andando. Io sono.
Il corpo mi sale al sorriso
e ricorda che va tutto bene.
Si muove con l’aria. Mi trovi.

Paola Loreto

Tezzi Alti, 14 settembre 2003
(di ritorno dal Pizzo Poris)

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007

Desiderio – Paola Loreto

Foto di Katia Chausheva

 

Cerco un uomo che adori le stagioni,
che non tema l’inverno, e neppure
il primo vero. Che sappia vedermi,
come oggi, in questa luce che non so
afferrare, che mi tiene in una palla
di vetro, bagna d’ambra e scompiglia
i riflessi dei capelli sulle ciglia.

Ho trovato qualcuno che si sveglia
a mezzanotte per scalare una montagna,
senza freddo e senza esitazioni.
Oggi sa di che colore ho la pelle
anche se non è con me. Sa il giallo
del larice e il rosso dell’acero.
La ruggine del faggio e il verde cupo
degli abeti. Sa la vita e le sue vere
esigenze: quale pasta mi piace
mangiare la sera e mi dà forza,
e come sfilo la camicia la notte
per far finta di andare a dormire.

Paola Loreto

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007

Cedevole al tatto – Paola Loreto

Philippe Halsman, Audrey Hepburn, Rome, 1954

 

Finché avrai da darmi questo verde,
questo monte, questa luce e questa
svolta non ti domando altro, e so chi sei.
Finché mi chiudi nell’angolo di meraviglia
non ho il tempo né la voglia
d’esser triste o non saper cosa fare
di me. Qualcuno pensa, fa di me
quello che vuole, e non si sbaglia.

Paola Loreto

da “La memoria del corpo”, Crocetti Editore, 2007