
Herbert James Draper, Pot Pourri, 1897
Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.
Giorgio Caproni
da “Res Amissa”, Garzanti, 1991

Herbert James Draper, Pot Pourri, 1897
Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.
Giorgio Caproni
da “Res Amissa”, Garzanti, 1991

Gabriele Galloni
Agosto. Non sappiamo che aspettarci
da una Luna così; sembra di lattice,
un guanto rotto a precipizio sopra
le magnolie del tuo giardino; pronta
a cadere, a tornare in fondo al mare
come all’inizio della storia umana.
Ché i primi uomini (siamo noi adesso)
non sapevano nulla della notte.
Gabriele Galloni
da “L’estate del mondo”, Marco Saya Edizioni, 2019

Piero Bigongiari
Ecco le lievi aure
che ridanno colore alla natura
ed i sommessi brividi dal cielo,
i voli repentini che dal cupo
blu radono le gronde, e fronde accendersi
di luce molle, sintomo di fiori,
che per le tue crepe, natura,
han desiderio d’essere guardati.
E il profondo sommosso,
non ha radici la vita
ma gracile arriva, s’apprende a un’immagine
cede al primo vento della prima primavera
fitta la pioggia impuntura la luce sul fiume
ma acque e venti e sole sono un impasto di tenebre
che s’accende solo nei tuoi occhi
a tentoni nel cielo cavo
la rondine spezza l’ultimo tratto dell’infinito
lo sbocconcella come il pane
di cui cadono briciole sugli embrici
nel ribrezzo d’un nido che non s’è solidificato
giace l’amore e gli angoli delle case
nei profondi marosi del tempo
odono giunchiglie e violette
nascere al di là dei loro tagli d’ombra
nelle rughe assolate una tromba
suona il motivo del Giudizio
per bocca di un bambino
ed io cammino cammino
tra mura che svoltano svoltano…
Piero Bigongiari
da “Le mura di Pistoia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1958

Félix Vallotton
Solo vera è l’estate e questa sua
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile, un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.
Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.
Vittorio Sereni
da “Diario d’Algeria”, Einaudi, Torino, 1998

Portrait of James Dean on Times Square by Dennis Stock, 1955
Troppo il tempo ha tardato
per te d’essere detta
pena degli anni giovani.
Illividiva la città nel vento
o un’iride cadeva nella danza
dei riflessi beati:
eri nel ticchettio meditabondo
d’una sfera al mio polso
tra le pagine sfogliate
una marea di sole,
un’indolenza di sobborghi chiari
presto assunta in un volto
così a fondo scrutato,
ma un occhio lustro ma un tatto febbrile.
Venivano ombre leggere – che porti
tu, che offri?… –. Sorridevo
agli amici, svanivano
essi, svaniva
in tristezza la curva d’un viale.
Dietro ruote fuggite
smorzava i papaveri sui prati
una cinerea estate.
Ma se tu manchi
e anche il cielo è vinto
sono un barlume stento,
una voce superflua nel coro.
Vittorio Sereni
da “Diario d’Algeria”, Einaudi, Torino, 1998