La notte del dieci agosto – Roberto Mussapi

Foto di Nicholas Buer

 

Non piangere, Harun, in questa notte d’agosto
quando le stelle cadono e la loro luce si dissolve
nel buio come la sabbia nel sonno:
se fossero sempre fisse e immutabili ti sarebbero estranee,
e il loro splendore immobile offenderebbe la tua carne.
Immagina che scendano per una compassione celeste,
incarnazione d’astri che si disfanno in polvere,
molecole di luce che si compenetrano al buio,
ricorda la storia del beduino Habib che si innamorò di una lucciola
e visse ogni istante della sua luce guardandola,
e disperò vedendola morire in una notte.
Ma dopo anni di pianto nel gelo del deserto
una notte all’improvviso lui la rivide
risplendere alta in una stella fissa:
la lucciola, l’errante, la luce fenomenica,
tornava dal cielo al beduino analfabeta.
Né tu, sultano, né il povero beduino,
avete pianto per una stella o una lucciola,
ma per la sola cosa per cui piange un uomo,
una donna: lì fu il dolore di luce persa,
premonizione astrale del tempo spegnente,
l’estinzione già inclusa nella ferita del miracolo,
e la distanza dal cielo, la morte.
Impara dal beduino, amala come si ama una lucciola,
donati a ogni suo istante di sopravvivenza,
e quando lei ti parrà persa nella notte
tu nei suoi occhi scoprirai di colpo
la luce alta delle stelle fisse,
e in lei che parve dissolversi in una notte di agosto
l’affinità mortale con te che la supplichi.

Roberto Mussapi 

da “La polvere e il fuoco”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997 

Generalizzando – Giorgio Caproni

Herbert James Draper, Pot Pourri, 1897

   

    Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.

Giorgio Caproni

da “Res Amissa”, Garzanti, 1991

«Agosto. Non sappiamo che aspettarci» – Gabriele Galloni

Gabriele Galloni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agosto. Non sappiamo che aspettarci
da una Luna così; sembra di lattice,
un guanto rotto a precipizio sopra
le magnolie del tuo giardino; pronta

a cadere, a tornare in fondo al mare
come all’inizio della storia umana.
Ché i primi uomini (siamo noi adesso)
non sapevano nulla della notte.

Gabriele Galloni

da “L’estate del mondo”, Marco Saya Edizioni, 2019

Cosmoagonia – Piero Bigongiari

Piero Bigongiari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco le lievi aure
che ridanno colore alla natura
ed i sommessi brividi dal cielo,
i voli repentini che dal cupo
blu radono le gronde, e fronde accendersi
di luce molle, sintomo di fiori,
che per le tue crepe, natura,
han desiderio d’essere guardati.
E il profondo sommosso,
non ha radici la vita
ma gracile arriva, s’apprende a un’immagine
cede al primo vento della prima primavera
fitta la pioggia impuntura la luce sul fiume
ma acque e venti e sole sono un impasto di tenebre
che s’accende solo nei tuoi occhi
a tentoni nel cielo cavo
la rondine spezza l’ultimo tratto dell’infinito
lo sbocconcella come il pane
di cui cadono briciole sugli embrici
nel ribrezzo d’un nido che non s’è solidificato
giace l’amore e gli angoli delle case
nei profondi marosi del tempo
odono giunchiglie e violette
nascere al di là dei loro tagli d’ombra
nelle rughe assolate una tromba
suona il motivo del Giudizio
per bocca di un bambino
ed io cammino cammino
tra mura che svoltano svoltano…

Piero Bigongiari

da “Le mura di Pistoia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1958

Solo vera è l’estate… – Vittorio Sereni

Félix Vallotton

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo vera è l’estate e questa sua
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile, un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.

Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.

Vittorio Sereni

Saint-Cloud, agosto 1944

da “Diario d’Algeria”, Einaudi, Torino, 1998