Come sei bella… – Ghiannis Ritsos

Ferdinando Scianna, Ragazza sulla spiaggia di Mónsul, Spagna, 1994

Parola Carnale
9

Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa. Ho fame di te. Ho sete di te.
Ti supplico: nasconditi; renditi invisibile a tutti; visibile solo a me; coperta
dalle punte dei piedi ai capelli da un velo nero trasparente
screziato dei sospiri d’argento di lune primaverili. I tuoi pori emettono
vocali, consonanti di desiderio; si articolano parole segrete;
eruzioni rosa dall’atto dell’amore. Il tuo velo si gonfia, splende
sulla città annottata coi bar fiochi, le osterie sul mare;
la farmacia notturna illuminata da proiettori verdi, una sfera di vetro
rotea velocemente mostrando paesaggi della terra. L’ubriaco barcolla
in una bufera portata dal respiro del tuo corpo. Non andare. Non andare.
Così materiale e inafferrabile. Un toro di pietra
salta sull’erba secca dal frontone. Una donna nuda sale la scala di legno
con una bacinella d’acqua calda. Il vapore le nasconde il viso. Alto nell’aria
un elicottero in perlustrazione ronza in un punto indefinito. Mettiti in salvo.
Cercano te. Nasconditi più in fondo tra le mie braccia. Il pelo
della coperta rossa che ci copre cresce incessantemente,
diventa un’orsa incinta la coperta. E sotto l’orsa rossa
ci amiamo infinitamente, oltre il tempo e oltre la morte,
in un’unica unione universale. Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa.
E ho fame di te. E ho sete di te. E ti supplico: nasconditi.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Parola carnale”, 1981, in “Ghiannis Ritsos, Erotica”, Crocetti Editore, 2002

∗∗∗

Σάρκινος λόγος
9

Τί ὄμορφη πού εἶσαι. Μέ τρομάζει ἡ ὀμορφιά σου. Σέ πεινάω. Σέ διψάω.
Σοῦ δέομαι: Κρύψου, γίνε ἀόρατη γιά ὅλους, ὁρατή μόνο σ᾿ ἐμένα.
Καλυμένη ἀπ᾿ τά μαλλιά ὡς τά νύχια τῶν ποδιῶν μέ σϰοτεινό διάφανο πέπλο
διάστιϰτο ἀπ᾿ τούς ἀσημένιους στεναγμούς ἐαρινῶν φεγγαριῶν.
Οἱ πόροι σου ἐϰπέμπουν φωνήεντα, σύμφωνα ἰμερόεντα.
Ἀρθρώνονται ἀπόρρητες λέξεις. Τριανταφυλλιές ἐϰρήξεις ἀπ᾿ τή πράξη τοῦ ἔρωτα.
Τό πέπλο σου ὀγϰώνεται, λάμπει πάνω ἀπ᾿ τή νυχτωμένη πόλη μέ τά ἠμίφωτα μπάρ,
τά ναυτιϰά οἰνομαγειρεῖα.
Πράσινοι προβολεῖς φωτίζουνε τό διανυϰτερεῦον φαρμαϰεῖο.
Μιά γυάλινη σφαῖρα περιστρέφεται γρήγορα δείχνοντας τοπία τῆς ὑδρογείου.
Ὁ μεθυσμένος τρεϰλίζει σέ μία τριϰυμία φυσημένη ἀπ᾿ τήν ἀναπνοή τοῦ σώματός σου.
Μή φεύγεις. Μή φεύγεις. Τόσο ὑλιϰή, τόσο ἄπιαστη.
Ἕνας πέτρινος ταῦρος πηδάει ἀπ᾿ τό ἀέτωμα στά ξερά χόρτα.
Μιά γυμνή γυναῖϰα ἀνεβαίνει τή ξύλινη σϰάλα ϰρατώντας μιά λεϰάνη μέ ζεστό νερό.
Ὁ ἀτμός τῆς ϰρύβει τό πρόσωπο.
Ψηλά στόν ἀέρα ἕνα ἀνιχνευτιϰό ἑλιϰόπτερο βομβίζει σέ ἀόριστα σημεῖα.
Φυλάξου. Ἐσένα ζητοῦν. Κρύψου βαθύτερα στά χέρια μου.
Τό τρίχωμα τῆς ϰόϰϰινης ϰουβέρτας πού μᾶς σϰέπει, διαρϰῶς μεγαλώνει.
Γίνεται μία ἔγϰυος ἀρϰούδα ἡ ϰουβέρτα.
Κάτω ἀπό τή ϰόϰϰινη ἀρϰούδα ἐρωτευόμαστε ἀπέραντα,
πέρα ἀπ᾿ τό χρόνο ϰι ἀπ᾿ τό θάνατο πέρα, σέ μιά μοναχιϰή παγϰόσμιαν ἕνωση.
Τί ὄμορφη πού εἶσαι. Ἡ ὀμορφιά σου μέ τρομάζει.
Καί σέ πεινάω. Καί σέ διψάω. Καί σοῦ δέομαι: Κρύψου.

Γιάννης Ρίτσος

Ἀθήνα 18.11.80

da “Τά ἐρωπϰά”, Κέδρος, 1981: ‘Σάρϰινος λόγος’

Elegia – Nikos Gatsos

Foto di Herbert List

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel fuoco del tuo occhio un giorno avrà sorriso Dio
La primavera avrà chiuso là il suo cuore come perla di un’antica sponda.
Ora che dormi luminoso
Nei campi ghiacci dove le viti selvatiche
Son divenute ali imbalsamate colombe di marmo
Muti figli dell’attesa –
Volevo tu venissi una sera come una nube gonfia
Alito della roccia brina dell’ulivo
Perché sulla tua fronte pura
anch’io avrei visto un giorno
La neve delle pecore e dei gigli,
Ma sei passato nella vita come una lacrima del mare
Come un brillìo dell’estate ultima guazza del maggio
Sebbene un tempo anche tu fossi una sua onda azzurra
Un suo ciottolo amaro
Una sua piccola rondine in un bosco solitario
Senza campana all’alba senza lucerna a tarda sera
Con il tuo cuore caldo girato ad altre terre
Ai denti guasti dell’altra riva
Alle isole diroccate del ciliegio selvatico e della foca.

Nikos Gatsos

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

da “Filologhikà Chronikà” 38-40, 1946; poi in Amorgo, 1969

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

***

ΕΛΕΓΕΙΟ

Στή φωτιά τοῦ ματιοῦ σου θά χαμογέλασε ϰάποτε ὁ Θεός
Θά ’ϰλεισε τήν ϰαρδιά της ἡ ἄνοιξη σά μιᾶς
ἀϰρχαίας ἀρογιαλιᾶς μαργαριτάρι.
Τώρα ϰαθώς ϰοιμᾶσαι λαμπερός
Στοὺς παγωμένους ϰάμπους ποὺ οἱ ἀγράμπελες
Γίναν βαλσαμωμένα φτερά μαρμάρινα περιστέρια
Βουβά παιδιά τῆς ἀπαντοχῆς –
Ἤθελα νά ’ρθεις μιά βραδιά σά βουρωμένο σύννεφο
Ἄχνη τῆς πέτρας πάχνη τῆς ἐλιᾶς
Γιατí στό ἁγνό σου μέτωπο
άποτε θά ’βλεπα ι ἐγώ
Τό χιόνι τῶν προβάτων ϰαí τῶν ϰρίνων
Μά πέρασες ἀπ’ τή ζωή σάν ἕνα δάϰρυ τῆς θάλασσας
Σά λαμπηδόνα ϰαλοαιριοῦ αí στερνοβρόχι τοῦ Μάη
Κι ἄς ἤσουν μιά φορά ϰι ἐσὺ ἕνα γεράνιο ϰύμα της
Ἓνα πιϰρό βότσαλό της
Ἓνα μιϰρό χελιδόνι της σ’ ἕνα πανέρημο δάσος
Χωρíς ϰαμπάνα τή χαραυγή χωρí ς λυχνάρι τό ἀπόβραδο
Μέ τή ζεστή σου αρδιά γυρισμένη στά ξένα
Στά χαλασμένα δόντια τῆς ἄλλης ἀρογιαλιᾶς
Στά γρεμισμένα νησιά τῆς ἀγριοερασιᾶς ϰαí τῆς φώϰιας.

Νίϰος Γϰάτσος

περ. «Φιλολογιά Χρονιά», τ. 38-40, 1946 [: Ἀμοργός, 1969]

da “Ἀμοργός”, 3.ª ed., Atenas, Ícaros, 1969

Giovani di Sidone, 1970 – Manolis Anaghnostakis

Manolis Anaghnostakis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di regola non abbiamo motivo di lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, traboccante di giovinezza,
Ragazze fresche — giovani aitanti
Pieni di passione e d’amore per la vita e per l’azione.
Belle, significative e succose anche le vostre canzoni
Veramente molto umane e commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro continente
Per gli eroi trucidati dei tempi passati,
Per i rivoluzionari Neri, Verdi e Giallastri,
Per il tormento dell’Uomo che soffre nell’universo.
Vi fa particolarmente onore questa partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Prestate una presenza spontanea e attiva – perciò
Voi avete, credo, tutte le ragioni
Di scherzare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di riposarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare prima del tempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Il bersaglio”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

***

Normalmente non ci possiamo lamentare
Bella e cordiale la vostra compagnia, tutta gioventù,
Fanciulle fresche – ragazzi aitanti
Pieni di passione e di amore per la vita e per l’azione.
Belle, con senso e sugo anche le vostre canzoni
Cosi tanto umane, ma cosi tanto, commosse,
Per i bambini che muoiono in un altro Continente
Per eroi uccisi in altre epoche,
Per rivoluzionari Neri, Verdi, Gialli,
Per l’angoscia dell’Uomo che soffre in generale.
Vi fa speciale onore questa partecipazione
Alla problematica e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che con questo abbiate il diritto
A due a due, a tre a tre, di giocare, di innamorarvi
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare Ghiorgos anzitempo, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

***
A rigore non possiamo lamentarci
Buona e cordiale la vostra compagnia, piena di giovinezza,
Ragazze fresche – giovani aitanti
Innamorati e appassionati della vita e dell’azione.
Belli, pieni di senso e succosi anche i vostri canti
Talmente umani e commossi,
Sui bambini che muoiono in un altro continente
Sugli eroi trucidati in altri tempi,
Sui rivoluzionari Neri, Verdi e Gialli,
Sull’angoscia dell’Uomo in genere che soffre.
Vi fa particolarmente onore la partecipazione
Ai problemi e alle lotte del nostro tempo
Offrite una presenza diretta e attiva – quindi
Credo che vi spetti pienamente il diritto
Di giocare, di innamorarvi, a due a due, a tre a tre,
E di svagarvi, cari miei, dopo tanta fatica.
(Ci hanno fatto invecchiare anzitempo, Ghiorgos, l’hai capito?)

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

(da Il bersaglio, 1970)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

***

Νέοι της Σιδώνος, 1970

Κανονιϰά δέν πρέπει νἄχουμε παράπονο
Καλή ϰι ἐγϰάρδια ἡ συντροφιά σας, ὅλο νιάτα,
Κορίτσια δροσερά- ἀρτιμελῆ ἀγόρια
Γεμάτα πάθος ϰι ἔρωτα γιά τή ζωή ϰαί γιά τή δράση.
Καλά, μέ νόημα ϰαί ζουμί ϰαί τά τραγούδια σας
Τόσο, μά τόσο ἀνθρώπινα, συγϰινημένα,
Γιά τά παιδάϰια πού πεθαίνουν σ᾿ ἄλλην Ἤπειρο
Γιά ἥρωες πού σϰοτωθῆϰαν σ᾿ ἄλλα χρόνια,
Γιά ἐπαναστάτες Μαύρους, Πράσινους, Κιτρινωπούς,
Γιά τόν ϰαημό τοῦ ἐν γένει πάσχοντος Ἀνθρώπου.
Ἰδιαιτέρως σᾶς τιμᾷ τούτη ἡ συμμετοχή
Στήν προβληματιϰή ϰαί στού ς ἀγῶνες τοῦ ϰαιροῦ μας
Δίνετε ἕνα ἄμεσο παρών ϰαί δραστιϰό- ϰατόπιν τούτου
Νομίζω διϰαιοῦσθε μέ τό παραπάνω
Δυό δυό, τρεῖς τρεῖς, νά παίξετε, νά ἐρωτευθεῖτε,
Καί νά ξεσϰάσετε, ἀδελφέ, μετά ἀπό τόση ϰούραση.
(Μᾶς γέρασαν προώρως Γιῶργο, τό ϰατάλαβες;)

Μανόλης Ἀναγνωστάϰης,

da “ Ὁ στόχος”, 1970, in “Τά Ποιήματα 1941-1971”, Εϰδότης ΝΕΦΕΛΗ, 2000

La pietra perifrastica – Kikí Dimoulà

Kikí Dimoulà

 

 

 

 

 

 

 

 

Parla
Dì qualcosa, una qualsiasi.
Soltanto non stare come un’assenza d’acciaio
Scegli una parola almeno,
che possa legarti più forte con l’indefinito.
Dì “ingiustamente” “albero” “nudo”
Dì “vedremo”
«imponderabile»,
«peso».
Esistono così tante parole che sognano una veloce, libera, vita con la tua voce

Parla
Abbiamo così tanto mare davanti a noi
Dove noi finiamo inizia il mare
Dì qualcosa
Dì «onda», che non sta arretra
Dì «barca», che affonda se troppo la riempi con periodi
Dì «attimo»,
che urla aiuto affogo,
non lo salvare,
Dì, «non ho sentito»

Parla
Le parole hanno inimicizie,
hanno antagonismi
se una ti imprigiona,
l’altra ti libera.
Tira a sorte una parola dalla notte.
La notte intera a sorte
Non dire «intera»,
Dì «minima»,
che ti permette di fuggire.
Minima
sensazione,
tristezza
intera
di mia proprietà
Intera notte

Parla
Dì «astro», che si spegne
Non diminuisce il silenzio con una parola…
Dì «pietra»,
che è parola irriducibile
Così, almeno
che io possa mettere un titolo
a questa passeggiata lungomare.

Kikí Dimoulà

(Traduzione di Maria Paola Minucci)

da “L’adolescenza dell’oblio”, Crocetti Editore, 2000

∗∗∗

Η Περιφραστική Πέτρα

Μίλα.
Πές ϰάτι, ὁτιδήποτε.
Μόνο μή στέϰεις σάν ἀτσάλινη ἀπουσία.
Διάλεξε ἔστω ϰάποια λέξη,
πού νά σέ δένει πιό σφιχτά
μέ τήν ἀοριστία.
Πές:
«ἄδιϰα»,
«δέντρο»,
«γυμνό».
Πές:
«θά δοῦμε»,
«ἀστάθμητο»,
«βάρος».
Ὑπάρχουν τόσες λέξεις πού ὀνειρεύονται
μιά σύντομη, ἄδετη, ζωή μέ τή φωνή σου.

Μίλα.
Ἔχουμε τόση θάλασσα μπροστά μας.
Ἐϰεῖ πού τελειώνουμε ἐμεῖς
ἀρχίζει ἡ θάλασσα.
Πές ϰάτι.
Πές «ϰῦμα», πού δέν στέϰεται.
Πές «βάρϰα», πού βουλιάζει
ἂν τήν παραφορτώσεις μέ προθέσεις.
Πές «στιγμή»,
πού φωνάζει βοήθεια ὅτι πνίγεται,
μήν τή σῴζεις,
πές
«δέν ἄϰουσα».

Μίλα.
Οἱ λέξεις ἔχουν ἔχθρες μεταξύ τους,
ἔχουν τούς ἀνταγωνισμούς:
ἂν ϰάποια ἀπ᾿ αὐτές σέ αἰχμαλωτίσει,
σ᾿ ἐλευθερώνει ἄλλη.
Τράβα μία λέξη ἀπ᾿ τή νύχτα
στήν τύχη.
Ὁλόϰληρη νύχτα στήν τύχη.
Μή λές «ὁλόϰληρη»,
πές «ἐλάχιστη»,
πού σ᾿ ἀφήνει νά φύγεις.
Ἐλάχιστη
αἴσθηση,
λύπη
ὁλόϰληρη
διϰή μου.
Ὁλόϰληρη νύχτα.

Μίλα.
Πές «ἀστέρι», πού σβήνει.
Δέν λιγοστεύει ἡ σιωπή μέ μιά λέξη.
Πές «πέτρα»,
πού εἶναι ἄσπαστη λέξη.
Ἔτσι, ἴσα ἴσα,
νά βάλω ἕναν τίτλο
σ᾿ αὐτή τή βόλτα τήν παραθαλάσσια.

Κική Δημουλά

da “Το λίγο τοῦ ϰόσμου”, 1971

Charis 1944 – Manolis Anaghnostakis

Herbert List, Ragazzi che leggono, 1950

Herbert List, Ragazzi che leggono, 1950

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eravamo tutti assieme e dipanavamo instancabilmente le nostre ore
Cantavamo sommessamente dei giorni che incombevano carichi di policrome visioni
Lui cantava, noi tacevamo, la sua voce destava piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che bruciavano la nostra gioventú
Giorno e notte giocava a nascondino con la morte in ogni angolo in ogni vicolo
Dimenticando il proprio corpo bramava donare agli altri una Primavera.
Eravamo tutti insieme ma avresti detto che lui era tutti.
Un giorno qualcuno ci sibilò all’orecchio: “Charis è morto”
“L’hanno ucciso” o qualcosa del genere. Parole che sentiamo ogni giorno.
Nessuno lo vide. Era il crepuscolo. Avrà avuto i pugni serrati come sempre
Nei suoi occhi s’incise inestinguibile la gioia della nostra nuova vita
Ma tutto questo era semplice e il tempo è poco. Nessuno fa in tempo.
… Non siamo piú tutti insieme. Due o tre sono emigrati
Un altro è partito lontano con un comportamento ambiguo e Charis è morto

Sono andati via anche gli altri, sono venuti dei nuovi, le strade si sono riempite
La folla si riversa incontenibile, di nuovo sventolano bandiere
Il vento sferza gli stendardi. Nella confusione ondeggiano canzoni.
Se tra le voci che la sera perforano impietose i muri
Ne hai distinta una, è la sua. Appicca piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che bruciano la nostra gioventú indomita
È sua la voce che rimbomba tutto intorno nella folla come un sole
Che abbraccia il mondo come un sole che sciabola le amarezze come un sole
Che ci indica come un sole luminoso le città dorate
Che si aprono dinanzi a noi madide di Verità e di limpida luce.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

                                                            (da Stagioni, 1945)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Charis 1944

Eravamo tutti assieme e dispiegavamo instancabili le ore
Cantavamo piano per i giorni che sarebbero venuti, carichi di visioni multicolori
Lui cantava, tacevamo, la sua voce destava piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che accendevano la nostra giovinezza
Giorno e notte giocava a nascondino con la morte in ogni angolo e vicolo
Dimentico del proprio corpo era ansioso di donare agli altri una Primavera.
Eravamo tutti assieme, ma avresti detto che lui era tutti noi.
Un giorno qualcuno ci bisbigliò all’orecchio: “Charis è morto”.
“È stato ucciso” o qualcosa di simile. Parole che sentiamo ogni giorno.
Nessuno lo vide. Era sul far della sera. Di certo avrà avuto le mani serrate, come sempre
Nei suoi occhi indelebilmente incisa la gioia della nostra nuova vita
Ma tutto ciò era semplice e il tempo è breve. Nessuno mai fa in tempo.
… Non siamo più tutti assieme. Due o tre sono emigrati
Un altro se n’è andato lontano con un contegno indefinibile e Charis è stato ucciso
Sono andati via anche altri, è arrivata gente nuova, si sono riempite le strade
La folla incontenibile dilaga, sventolano di nuovo le bandiere
Il vento sferza gli stendardi. In mezzo al caos ondeggiano canzoni.
Se tra le voci che di sera trapassano inesorabili i muri
Ne distingui una: È la sua. Accende piccoli incendi
Migliaia di piccoli incendi che ardono la nostra indomita giovinezza
È la sua voce che nella folla intorno risuona come un sole
Che come un sole abbraccia il mondo, come un sole trafigge le amarezze
Come un fulgido sole ci mostra le città dorate
Dischiuse innanzi a noi, inondate di verità e di limpida luce.

Manolis Anaghnostakis

(Traduzione di Vincenzo Orsina)

da “Stagioni”, in “Manolis Anaghnostakis, Poesie”, Crocetti Editore, 2021

∗∗∗

Χάρης 1944

Ἤμασταν ὅλοι μαζί ϰαί ξεδιπλώναμε ἀϰούραστα τί ς ὧρες μας
Τραγουδούσαμε σιγά γιά τί ς μέρες πού θά ῾ρχόντανε
φορτωμένες πολύχρωμα ὁράματα
Αὐτός τραγουδοῦσε, σωπαίναμε, ἡ φωνή του
ξυπνοῦσε μιϰρές πυρϰαγιές
Χιλιάδες μιϰρές πυρϰαγιές πού πυρπολοῦσαν τή νιότη μας
Μερόνυχτα ἔπαιζε τό ϰρυφτό μέ τό θάνατο
σέ ϰάθε γωνιά ϰαί σοϰάϰι
Λαχταροῦσε ξεχνώντας τό διϰό του ϰορμί νά χαρίσει
στούς ἄλλους μίαν Ἄνοιξη.

Ἤμασταν ὅλοι μαζί μά θαρρεῖς πῶς αὐτός ἦταν ὅλοι.

Μιά μέρα μᾶς σφύριξε ϰάποιος στ᾿ ἀφτί: «Πέθανε ὁ Χάρης»
«Σϰοτώθηϰε» ἢ ϰάτι τέτοιο. Λέξεις πού τί ς ἀϰοῦμε ϰάθε μέρα.
Κανεί ς δέν τόν εἶδε. Ἦταν σούρουπο.
Θά ῾χε σφιγμένα τά χέρια ὅπως πάντα
Στά μάτια του χαράχτηϰεν ἄσβηστα ἡ χαρά
τῆς ϰαινούριας ζωῆς μας
Μά ὅλα αὐτά ἦταν ἁπλά ϰι ὁ ϰαιρός εἶναι λίγος.
Κανεί ς δέν προφταίνει.

…Δέν εἴμαστε ὅλοι μαζί. Δυό τρεῖς ξενιτεύτηϰαν
Τράβηξεν ὁ ἄλλος μαϰριά μ᾿ ἕνα φέρσιμο ἀόριστο
ϰι ὁ Χάρης σϰοτώθηϰε
Φύγανε ϰι ἄλλοι, μᾶς ἦρθαν ϰαινούριοι, γεμίσαν οἱ δρόμοι
Τό πλῆθος ξεχύνεται ἀβάσταχτο, ἀνεμίζουνε πάλι σημαῖες
Μαστιγώνει ὁ ἀγέρας τά λάβαρα.
Μές στό χάος ϰυματίζουν τραγούδια.

Ἂν μές στί ς φωνές πού τά βράδια τρυποῦνε ἀνελέητα τά τείχη
Ξεχώρισες μία: Εἶν᾿ ἡ διϰή του. Ἀνάβει μιϰρές πυρϰαγιές
Χιλιάδες μιϰρές πυρϰαγιές πού πυρπολοῦν
τήν ἀτίθαση νιότη μας
Εἶν᾿ ἡ διϰή του φωνή πού βουίζει στό πλῆθος
τριγύρω σάν ἥλιος
Π᾿ ἀγϰαλιάζει τόν ϰόσμο σάν ἥλιος
πού σπαθίζει τί ς πίϰρες σάν ἥλιος
Πού μᾶς δείχνει σάν ἥλιος λαμπρός τί ς χρυσές πολιτεῖες
Πού ξανοίγονται μπρός μας λουσμένες
στήν Ἀλήθεια ϰαί στό αἴθριο τό φῶς.

Μανόλης Ἀναγνωστάκης

da “ Ἐποχές 3”, 1945, in “Τα Ποιήματα (1941 – 1971)”, Νεφέλη, 2000