Il parco: un luogo della mente dove – Diego Baldassarre

André Kertész, Children and Shadows in Park, 1951

 

Il parco: un luogo della mente dove
giocano i bambini oziano i ragazzi
fumando discorsi che non ricordo

Crocevia di amori liceali
negli appuntamenti del pomeriggio
Ricordare te sulla stessa ghiaia
mentre disegno il passo con fatica

L’immancabile ritardo femminile:
colmare l’ansia col gesto studiato
di schiudere con le labbra il pacchetto

È l’attimo di un pensiero alla tempia
senza il rimorso di un presente estinto
Attendo il suono della campanella:
un altro amore con cui andare al parco

Diego Baldassarre

da “Memorie di un tabagista”, Il Babi Editore, 2021

MEMORIE DI UN TABAGISTA, Il Babi Editore, 2021

Ars poetica – Nichita Stănescu

 

Insegnavo alle mie parole ad amare,
mostravo loro il cuore
e non desistevo finché le loro sillabe
non cominciavano a battere.

Mostravo loro gli alberi
e quelle che non volevano stormire
le impiccavo senza pietà, ai rami.

Alla fine, le parole
hanno dovuto assomigliare a me
e al mondo.

Poi
ho preso me stesso,
mi sono appoggiato alle due rive
del fiume,
per mostrar loro un ponte,
un ponte tra il corno del toro e l’erba,
tra le stelle nere della luce e la terra,
tra la tempia della donna e la tempia dell’uomo,
lasciando circolare le parole sopra di me,
come auto da corsa, come treni elettrici,
solo perché arrivassero prima a destinazione,
soltanto per insegnare loro come si trasporta il mondo,
da se stesso,
a se stesso.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Il diritto al tempo”, 1965, in “La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

∗∗∗

Ars poetica

Îmi învăţam cuvintele să iubească,
le arătam inima
şi nu mă lăsam până când silabele lor
nu începeau să bată.

Le arătam arborii
şi pe cele care nu vroiau să foşnească
le spânzuram fără milă, de ramuri.

Până la urmă, cuvintele
au trebuit să semene cu mine
şi cu lumea.

Apoi
m-am luat pe mine însumi,
m-am sprijinit de cele două maluri
ale fluviului,
ca să le-arăt un pod,
un pod între cornul taurului şi iarbă,
între stelele negre ale luminii şi pământ,
între tâmpla femeii şi tâmpla bărbatului,
lăsând cuvintele să circule peste mine,
ca nişte automobile de curse, ca nişte trenuri electrice,
numai s-ajungă mai iute la destinaţie,
numai ca să le-nvăţ cum se transportă lumea,
de la ea însăşi,
la ea însăşi.

Nichita Stănescu

da “Dreptul la timp”, Editura Tineretului, Bucureşti, 1965

«È l’aria d’una estate appena iniziata» – Marcello Comitini

Francesca Woodman, Untitled, New York, 1979

 

È l’aria d’una estate appena iniziata
nell’ora che l’alba tinge di rosa
ai piedi di acacie si lasciano sfiorire
teneri piumini sul grigio dell’asfalto.
Addossata a un muro farnetico
il viso stravolto di vino e di droga.
Dal buio della mente sbavano ricordi.
Brancolo, mormoro con voce smorta
“Amore dell’oltraggio”
e sfibro in un canto tenero e insensato
il candore di donna sospesa a un amore.
In gola mi è rimasto il pianto
che aggriccia e mescola
l’impasto fiammante delle labbra.
A occhi chini e il capo che ondeggia
sul petto nudo sussurro: “Amore,
con tutta la tua tenerezza
torci il mio cuore, mi strappi un sorriso
inietti nelle mie vene il veleno dei sogni
e nella carne i segni
del tuo possesso straziante.
Qui, nell’abbaglio del giorno appena nato
contro questo muro aspro
che graffia la schiena
come nella notte che mi hai annientato l’anima
con i tuoi baci e le tue crudeltà
ti piango trafitta dalla luce del sole
e con tutto il mio amore ti maledico.”
Mi stacco dal muro barcollo
cingo con le braccia il tronco candido
lo tingo di rosso con i miei baci
e il sangue che cola tra le mie gambe.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

La mano di glace – Tony Harrison

 

Che durassero solo fino alla prossima marea
dispiaceva a me, non a lui bravissimo a comporre
volute di zucchero demolite quando la sposa,
la mano calda dello sposo sulla sua, tagliava la torta.

La mano che dava la glace, ruvida di sabbia, guida
la mia penna quando cerco di comporne i ricordi
e i suoi occhi e i miei scrutano le maree
cui né padre né figlio saprebbero opporsi.

I suoi occhi asciutti, io bambino coi lacrimoni,
vedendo crollare il castello che c’era voluto un giorno
a costruire e decorare, una sola ondata abbattere
il nostro edificio ornato di conchiglie.

Il ricordo come briciole di glace nella gola,
il ricordo come il salino di Blackpool portato dal vento,
colma il piccolo fossato della poesia, e, calando,
prima sala, poi, crescendo, inonda il verso.

Tony Harrison

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

da “V. e altre poesie”, Einaudi, Torino, 1996

∗∗∗

The Icing Hand

That they lasted only till the next high tide
bothered me, not him whose labour was to make
sugar lattices demolished when the bride,
with help from her groom’s hot hand, first cut the cake.

His icing hand, gritty with sandgrains, guides
my pen when I try shaping memories of him
and his eyes scan with mine those rising tides
neither father nor his son could hope to swim.

His eyes stayed dry while I, the kid, would weep
to watch the castle that had taken us all day
to build and deck decay, one wave-surge sweep
our winkle-stuccoed edifice away.

Remembrance like iced cake crumbs in the throat,
remembrance like windblown Blackpool brine
overfills the poem’s shallow moat
and first, ebbing, salts, then, flowing, floods this line.

Tony Harrison

da “The School of Eloquence, 1978”, in “Tony Harrison, Collected poems”, Viking, 2007

«Non mi lamento, non imploro, non piango» – Sergej Aleksandrovič Esenin

 

Non mi lamento, non imploro, non piango,
Tutto passerà come il fumo dai bianchi meli;
Preda all’oro dell’appassire,
La mia giovinezza lascerò.

E tu, toccato dal freddo, o mio cuore,
Come ora più non batterai;
E il paese di betulle d’indiana
A camminare scalzo più non mi tenterà.

Anima vagabonda! Sempre più di rado
Tu agiti la fiamma delle labbra.
Mia perduta freschezza, furia
Degli occhi, piena dei sensi!

Sono oggi più avaro di desideri, mia vita?
O ti ho soltanto sognata?
Sembra che in un sonante
Mattino di primavera
Io abbia cavalcato sopra un roseo cavallo.

Lento cola dagli aceri il rame delle foglie…
Sia dunque in eterno benedetto
Ciò che viene a fiorire e a morire.

Sergej Aleksandrovič Esenin

(Traduzione di Bruno Carnevali)

da “Confessione di un teppista”, Poesie e poemetti, Passigli Poesia, 1999

∗∗∗

«Не жалею, не зову, не плачу…»

Не жалею, не зову, не плачу,
Всё пройдет, как с белых яблонь дым.
Увяданья золотом охваченный,
Я не буду больше молодым.

Ты теперь не так уж будешь биться,
Сердце, тронутое холодком,
И страна березового ситца
Не заманит шляться босиком.

Дух бродяжий, ты всё реже, реже
Расшевеливаешь пламень уст.
О моя утраченная свежесть.
Буйство глаз и половодье чувств!

Я теперь скупее стал в желаньях,
Жизнь моя, иль ты приснилась мне?
Словно я весенней гулкой ранью.
Проскакал на розовом коне.

Все мы, все мы в этом мире тленны,
Тихо льется с кленов листьев медь…
Будь же ты вовек благословенно,
Что пришло процвесть и умереть.

Сергей Александрович Есенин

1921

da “Полное собрание сочинений в семи томах, Том 1.: Стихотворения”, Наука: Голос, 1995

«Не жалею, не зову, не плачу…» (с. 163). — Кр. новь, 1922, № 2, март-апрель, с. 100; Нак., 1922, 14 мая, № 40 (Лит. прил. № 3); И22; Грж.; Ст. ск.; М. каб.; Ст24; Б. сит.; И25.