Notti praghesi – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Sudek

 

Ela, nel fiume gonfio muore il vento,
come il sogno nel velo delle ciglia.
Dalla ringhiera livida di pioggia
tu ascolti il canto fioco della Vltava.

L’acqua lampeggia, la luna vacilla
tra le cupole verdi nel tuo fiume;
un riflesso di lacrime, un rimpianto
può adornare di perle il nostro sogno.

Ma tu fermi col gesto della mano
nel vuoto il brulichìo delle speranze,
e spegni il fuoco e disperdi il futuro
dentro la nebbia che non ci abbandona.

In altri inverni, in riva a un altro fiume,
ricorderò questi alberi svaniti,
il Mulino Olandese e la notturna
neve che svolazzava sui fanali.

Non resterà che un cupo gorgo d’ombre,
e una voce dissolta nella pioggia,
nel tremolìo del lume, ed il tuo guanto
sdrucito, come un solco nella vita.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

«L’estate ormai s’abbassava a cerchi» – Elena Andreevna Švarc

Elena Andreevna Švarc

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’estate ormai s’abbassava a cerchi,
S’inumidiva, riluceva il crepuscolo.
Tu hai detto, aggiustando la cravatta:
– Nell’eternità siamo già morti.

– Ma se è così – ho detto tristemente,
Pestando l’estate con una scarpa verso l’alto –
Viviamo in essa, e un peccato meschino
Si protende eternamente dietro di noi.

Oh beatitudine – la prima notte di giugno,
Quando il crepuscolo s’è addensato,
Agitare un ramo e pensare a lungo
Che siamo già morti, morti.

Elena Andreevna Švarc

(Traduzione di Paolo Galvagni)

da “La nuova poesia russa”, Crocetti Editore, 2003

∗∗∗

«Лето уже спускалось кругами»

Лето уже спускалось кругами,
Влажнели, блестели сумерки.
Ты сказал, поправляя галстук:
— В вечности мы уже умерли.

— Но если так, — я сказала печально,
Подбивая лето ботинком вверх, —
Мы в ней и живем, и вечно тянется
За нами мелкий какой-нибудь грех. —

О блаженство — в первую ночь июня,
Когда загустели сумерки,
Веткой махать и долго думать,
Что мы уже умерли, умерли.

Елена Шварц
1986

da “Стихотворения и поэмы Елены Шварц” Инапресс, 1999

La passeggiata – Milo de Angelis

André Kertész, Panchina rotta, New York, 1962

 

 

 

 

 

 

 

 

“Non li abbraccerò più” dice a occhi bassi
con le parole cristiane, miti ma nitide
mentre questo pomeriggio
si sta abbassando sui giardini pubblici
“li odio, quei visi, li odio anch’io”
e racconta le confessioni, le tavolate gelide
dell’ubbidienza
e il lirismo cattolico
con cui l’hanno torturato, il fango,
i suoi padroni
“posso abbandonare tutto, anche ora,
in questo istante” e ci fermiamo
in un lato del viale, e fissa
una panchina, un pensiero scuro
che si muove “anche qui
da un momento all’altro: posso”.

Milo De Angelis

da “L’ascolto (1974-1975)”, in “Somiglianze”, Guanda, Milano, 1976