«La vita è una buia scucitura» – Elena Andreevna Švarc

 

La vita è una buia scucitura,
E solo da un filo dorato
Sono segnati i moti dell’anima.
Ora balza attraverso il baratro,
Ora precipita direttamente nell’abisso.

Di tutto il ricco destino purpureo
Di broccato rimane
Il solo risvolto sospeso nel buio
Sopra di noi – con piccoli nodi
Insensati d’oro.

Elena Andreevna Švarc

(Traduzione di Paolo Galvagni)

da “La nuova poesia russa”, Crocetti Editore, 2003

«So che cosa volevo» – Elena Andreevna Švarc

Elena Švarc alla fine degli anni ’60, photo by N. Koroleva

 

So che cosa volevo,
Adesso non lo voglio piú
Volevo il supplizio e la fama
E finire nelle mani del boia.
Per bruciare i miei poveri giorni
Con questo sigillo corrosivo,
La fine illuminerebbe l’inizio,
E si ricoprirebbero di un senso.
Ma la vita è sfuggita come un topolino,
In essa non c’è tempo neanche per volere,
Ma nella prossima vita voglio
Sbocciare come papavero soporifero.
In un giorno d’estate, simile all’eternità,
Inebriarmi di me stessa,
Senza amare né ricordare nessuno,
E risuonare silenziosa dentro.
So che cosa volevo,
Ma è meglio volere questo –
E con il succo dell’oppio
Eliminare l’embrione della coscienza.

Elena Andreevna Švarc

(Traduzione di Paolo Galvagni)

da “La nuova poesia russa”, Crocetti Editore, 2003