Ponte – Michael Krüger

La fille sur le pont, Patrice Leconte, 1998

 

Solo un esile ponte che collega
buio a buio. E una luce
che risolve il mondo in tanti puntini
che noi colleghiamo tra loro a fatica
per trarne un’immagine – quasi avessimo
diritto a un quadro ben incorniciato.
Da nord soffiano frasi incomprensibili
su dove passi, parole d’infanzia, immerse
nel miele, tenute contro vento,
che vogliono colpirci, qui, sul ponte
che collega buio a buio.
Sotto di noi l’acqua smussa le pietre
perché possano poi sciogliersi in mare.
Com’è esiguo il ponte che collega
i tuoi occhi: è come un grido
al di sopra della muta paura, nulla più.

Michael Krüger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Poco prima del temporale”, in “Il coro del mondo. Poesie 2001-2010”, “Lo Specchio” Mondadori, 2010

***

Brücke

Nur eine schmale Brücke, die das Dunkel
mit dem Dunkel verbindet. Und ein Licht,
das die Welt auflöst in winzige Punkte,
die wir mühsam miteinander verbinden,
um ein Bild zu erhalten – als hätten wir
ein Recht auf ein Bild mit festem Rahmen.
Von Norden wehen unverständliche Sätze
über den Steg, Kindheitsworte, in Honig
getaucht und in den Wind gehalten,
die wollen uns treffen, hier, auf der Brücke,
die das Dunkel mit dem Dunkel verbindet.
Unter uns nimmt das Wasser den Kieseln
die Schärfe, damit sie weiterkommen
und sich auflösen können im Meer.
Wie winzig ist die Brücke, die deine Augen
verbindet – sie ist wie ein Schrei
über der wortlosen Angst, nicht mehr.

Michael Krüger

da “Kurz vor dem Gewitter: Gedichte”, Suhrkamp, 2003

Tentazione – Sibilla Aleramo

 

Hai avuto un gesto delle mani, dolce,
mentre parlavi dell’amore femmineo,
hai figurato col cavo delle mani dolcemente
la raccolta e tremula dedizione d’un cuore.
Per qualche attimo così m’hai tenuta,
il giovanile fuoco dei tuoi occhi rideva
desioso e scherzoso, e m’avvolgeva,
per qualche attimo come in nuvole d’oro.
Oh abbandonarsi e tutta rabbrividire,
innamorata d’un lucente sguardo,
oh rivivere alla gioia e rossa rifiorire
ed aulente prostrarsi ad una carezza forte!
Poi piangere piangere soavemente.
Da tanto tempo resisto altera e sola!
Le lagrime son tante che vorrei versare!
Ma tu su la mia fronte e sul fermo viso
Hai letto solamente forza e signoria,
mentre a cimentarmi dicevi
che troppo io ho l’anima virile
e certo non so non so piegarmi e darmi.
Il giovanile fuoco dei tuoi occhi rideva,
hai avuto un gesto delle mani, dolce…

Sibilla Aleramo

1929

da “Sibilla Aleramo, Poesie”, Mondadori, 1929

«Nel marzo del nostro anno notturno» – Paul Celan

 

Nel marzo del nostro anno notturno
cozzai col mio corno verdestella nella tua tenda:
tu lo adagiasti
nella conca di pioggia del commiato.

La tua scarpa, lo vidi, era allacciata,
il tuo sguardo
volava con la neve attorno alle cime dei monti,
e sotto nel pozzo
ristorava il tuo cuore già il vino con il quale il pane non si spezza.

Divisa
tu eri tra alti e bassi, nella sabbia
giacevo io, dissotterrando
il pegno scaduto della nostra estate.

Paul Celan

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

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«Im März unsres Nachtjahrs»

Im März unsres Nachtjahrs
stieß ich mein sterngrünes Horn in dein Zelt:
du bettetest es
in die Regenmulde des Abschieds.

Dein Schuh, ich sah’s, war gegürtet, dein Blick
flog mit dem Schnee um die Kuppen der Berge,
und drunten im Brunnen
labte dein Herz schon der Wein, zu dem man kein Brot bricht.

Verteilt
warst du auf Höhen und Tiefen, –
im Sand
lag ich und grub
das verfallene Pfand unsres Sommers hervor.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Scala F – Milo De Angelis

Foto di Mimmo Jodice

 

Con l’esametro di un gatto bianco e nero
e le alberelle serene nella pioggia,
il tuo sguardo diventava astronomia
e tutto era vasto e fuori tempo e tutti
gli incubi, per un intero pomeriggio,
mi lasciarono.

Milo De Angelis

da “Canzoncine”, in “Quell’andarsene nel buio dei cortili”, “Lo Specchio” Mondadori, 2010

Rondò di primavera IX. – Jaroslav Seifert

Johanna Harmon, Ethereal, 1968

 

Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi
quando stasera dovrai ricucire
ciò che le mie mani ti hanno strappato.

Quelle mani che finora io sentivo
essere vuote senza i tuoi seni.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

Quando poi starai per addormentarti,
il tuo sonno sia come quello di un re
che ha riconquistato il proprio castello

svettante sulla cima di una rupe.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Sergio Corduas)

da “Nove rondò” (1945), in “Jaroslav Seifert, Vestita di luce”, Einaudi, Torino, 1986

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Jarní rondo

IX.

Jen věř mi, byl bych k smrti rád,
by se tvé oči usmívaly,
až budeš večer přišívat,
co ti mé ruce potrhaly.

Ty ruce, jež mi posavad
se bez tvých ňader prázdné zdály.
Jen věř mi, byl bych k smrti rád,
by se tvé oči usmívaly.

Až budeš potom usínat,
ať spí se ti, jak spí se králi,
jenž vyhrál bitvu o svůj hrad,

strmící na vrcholu skály.
Jen věř mi, byl bych k smrti rád,
by se tvé oči usmívaly.

Jaroslav Seifert

da “Devět rondó”, 1945, in “Jaro sbohen”, Fr. Borový, 1946