Per l’Adele – Milo De Angelis

Foto di Garry Winogrand

 

“Vedi, giungono da un’altra mente,
le parole, una mente lontana che abitava
nel miele delle arnie e tra i fili
del ragno sul soffitto. Arretrano le nostre stagioni,
i passi diventano aria, sfumano gli orizzonti
del viso, nulla ci appartiene se non questo foglio
popolato di demoni.”

“Vedi, scrivo con mani di rugiada e diventa sottile
il confine tra la gioia e il grumo più buio, tra il rubino
della tua prima collana e il mio miraggio
ogni pietra prende il colore del mattino.”

“Prendilo tu,
questo fazzoletto che sa ancora di vaniglia, accendi
il rogo delle mille estati trascorse, con il tuo gesto
musicale conduci il rosa tenue
dei Castagnoni negli anni che sono rimasti
fuori dalla morte.”

“Tu che hai sentito scomparire il mondo
dentro un colpo senza origine, tu che sei stata
un puro gemito tra le verbene, stamattina appari
in una tazza di latte e la tua pupilla trucidata ricomincia a vedere, a poco a poco,
raggiunge la dolce cantilena di un dialetto contadino
che pronunciamo per l’ultima volta.”

Milo De Angelis

da “Linea intera, linea spezzata”, “Lo Specchio” Mondadori, 2021

Tattica e strategia – Mario Benedetti

Nina Leen, Holding hands, 1940

 

La mia tattica è
                         guardarti
imparare come sei
amarti come sei
la mia tattica è
                         parlarti
e ascoltarti
costruire con le parole
un ponte indistruttibile

la mia tattica è
fermarmi nel tuo ricordo
non so come    né so
con quale scusa
ma rimanere in te

la mia tattica è
                         essere onesto
e sapere che tu sei onesta
e che non ci vendiamo
simulacri
affinché tra noi due
non ci sia un sipario
                                né abissi
la mia strategia
invece è
piú profonda e piú
                              semplice
la mia strategia è
che un giorno qualunque
non so come né so
con quale scusa
avrai bisogno    di me.

Mario Benedetti

(Traduzione di Martha L. Canfield)

dalla rivista Poesia, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore

∗∗∗

Táctica y estrategia

Mi táctica es
                    mirarte
aprender como sos
quererte como sos

mi táctica es
                    hablarte
y escucharte
construir con palabras
un puente indestructible
mi táctica es
quedarme en tu recuerdo
no sé cómo        ni sé
con qué pretexto
pero quedarme en vos

 mi táctica es
                     ser franco
y saber que sos franca
y que no nos vendamos
simulacros
para que entre los dos
no haya telón
                     ni abismos

mi estrategia es
en cambio
más profunda y más
                                 simple

mi estrategia es
que un día cualquiera
no sé cómo            ni sé
con qué pretexto
por fin            me necesites.

Mario Benedetti

da “El amor, las mujeres y la vida”, Alfaguara, 2017

Ernest Hyde – Edgar Lee Masters

Mino Ceretti, Uomo allo specchio rotto, 1956

 

La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventú la mia mente fu proprio uno specchio
in un vagone che fuggiva veloce
afferrando e perdendo squarci di paesaggio.
Poi col tempo
grandi graffi s’incisero sopra lo specchio
lasciando che il mondo esterno vi entrasse
e lasciando che vi affiorasse il mio io piú segreto.
Perché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con guadagni e perdite.
La mente vede il mondo come una cosa staccata,
e l’anima rende il mondo una cosa sola con se stessa.
Uno specchio graffiato non riflette immagini:
e questo è il silenzio della saggezza.

Edgar Lee Masters

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

∗∗∗

Ernest Hyde

My mind was a mirror:
It saw what it saw, it knew what it knew.
In youth my mind was just a mirror
In a rapidly flying car,
Which catches and loses bits of the landscape.
Then in time
Great scratches were made on the mirror,
Letting the outside world come in,
And letting my inner self look out.
For this is the birth of the soul in sorrow,
A birth with gains and losses.
The mind sees the world as a thing apart,
And the soul makes the world at one with itself.
A mirror scratched reflects no image –
And this is the silence of wisdom.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

Il passato – Louise Glück

Louise Glück

 

All’improvviso appare una piccola luce
nel cielo tra
due rami di pino, i loro sottili aghi

ora incisi sulla superficie radiosa
e al di sopra di questo
alto, paradiso piumato –

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco,
più intenso quando il vento lo attraversa
e rende il suono altrettanto strano,
come il suono del vento in un film –

Ombre in movimento. Le corde
facendo il suono che fanno. Quello che senti adesso
sarà il suono dell’usignolo, cordato ¹,
uccello maschio che corteggia la femmina –

Le corde oscillano. L’amaca
ondeggia al vento, legata
saldamente tra due alberi di pino.

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco.

È la voce di mia madre che senti
o è solo il suono che fanno gli alberi
quando l’aria li attraversa

perché quale suono farebbe,
passando attraverso il nulla?

Louise Glück

(TRADUZIONE DI MARCELLO COMITINI)
¹riferimento a Chordata Bateson, genetista britannico
ALTRE POESIE DI LOUISE GLÜCK TRADOTTE DA MARCELLO COMITINI

∗∗∗

The past

Small light in the sky appearing
suddenly between
two pine boughs, their fine needles

now etched onto the radiant surface
and above this
high, feathery heaven—

Smell the air. That is the smell of the white pine,
most intense when the wind blows through it
and the sound it makes equally strange,
like the sound of the wind in a movie—

Shadows moving. The ropes
making the sound they make. What you hear now
will be the sound of the nightingale, chordata,
the male bird courting the female—

The ropes shift. The hammock
sways in the wind, tied
firmly between two pine trees.

Smell the air. That is the smell of the white pine.

It is my mother’s voice you hear
or is it only the sound the trees make
when the air passes through them

because what sound would it make,
passing through nothing?

Louise Glück

da “Faithful and Virtuous Night”, Farrar, Straus and Giroux, 2014

Ambiguità del testimone – Piero Bigongiari

Foto di Alain Labile (dettaglio)

 

Che sofferenza è quella che si spalma,
come su una fetta di pane agrodolce
che il fanciullo accosta alle labbra,
sull’indolenza che l’anima ha
raggiunto tra felicità e dolore?
Non è assenza. Tra gli opposti poli
magica un’alleanza si propone,
una tensione forse in equilibrio.
O è un lento stillicidio di illusioni,
un ludibrio di suoni suggeriti
dentro falsi e ipocriti perdoni?

Si ricompone forse la presenza
del terzo, di colui che ha assistito
forse più frettoloso che distratto
alla conversazione che fra me
e te si disperdeva tra silenzi
già cosparsi di assensi pausati
e un sorriso di sensi già allarmati.

Prima di allontanarsi egli mischiò
il più ambiguo sorriso ai propri sguardi
arsi dal desiderio. Se qualcosa
di quel fuoco restò, mentre egli andava
via, in una strana malinconia
un tizzo crepitava nella cenere.

Quale testimonianza è allora un vizio
nell’incoerenza tenera di Venere
se lo spazio oggettivo di quell’“egli”
troppo presto eclissatosi ora, vuoto,
è pieno d’ombre di quel falso gioco
di chi tra l’“io” e il “tu” bara sull’oblio.
Uno strano sciacquio di amare onde
il colloquio confonde tra il tu e l’io
in cui eloquio dell’essere è un addio.

Piero Bigongiari

3-4 luglio 1997

da “Il silenzio del poema: poesie 1996-1997”, Genova, Marietti, 2003