Come sei bella… – Ghiannis Ritsos

Ferdinando Scianna, Ragazza sulla spiaggia di Mónsul, Spagna, 1994

Parola Carnale
9

Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa. Ho fame di te. Ho sete di te.
Ti supplico: nasconditi; renditi invisibile a tutti; visibile solo a me; coperta
dalle punte dei piedi ai capelli da un velo nero trasparente
screziato dei sospiri d’argento di lune primaverili. I tuoi pori emettono
vocali, consonanti di desiderio; si articolano parole segrete;
eruzioni rosa dall’atto dell’amore. Il tuo velo si gonfia, splende
sulla città annottata coi bar fiochi, le osterie sul mare;
la farmacia notturna illuminata da proiettori verdi, una sfera di vetro
rotea velocemente mostrando paesaggi della terra. L’ubriaco barcolla
in una bufera portata dal respiro del tuo corpo. Non andare. Non andare.
Così materiale e inafferrabile. Un toro di pietra
salta sull’erba secca dal frontone. Una donna nuda sale la scala di legno
con una bacinella d’acqua calda. Il vapore le nasconde il viso. Alto nell’aria
un elicottero in perlustrazione ronza in un punto indefinito. Mettiti in salvo.
Cercano te. Nasconditi più in fondo tra le mie braccia. Il pelo
della coperta rossa che ci copre cresce incessantemente,
diventa un’orsa incinta la coperta. E sotto l’orsa rossa
ci amiamo infinitamente, oltre il tempo e oltre la morte,
in un’unica unione universale. Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa.
E ho fame di te. E ho sete di te. E ti supplico: nasconditi.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Parola carnale”, 1981, in “Ghiannis Ritsos, Erotica”, Crocetti Editore, 2002

∗∗∗

Σάρκινος λόγος
9

Τί ὄμορφη πού εἶσαι. Μέ τρομάζει ἡ ὀμορφιά σου. Σέ πεινάω. Σέ διψάω.
Σοῦ δέομαι: Κρύψου, γίνε ἀόρατη γιά ὅλους, ὁρατή μόνο σ᾿ ἐμένα.
Καλυμένη ἀπ᾿ τά μαλλιά ὡς τά νύχια τῶν ποδιῶν μέ σϰοτεινό διάφανο πέπλο
διάστιϰτο ἀπ᾿ τούς ἀσημένιους στεναγμούς ἐαρινῶν φεγγαριῶν.
Οἱ πόροι σου ἐϰπέμπουν φωνήεντα, σύμφωνα ἰμερόεντα.
Ἀρθρώνονται ἀπόρρητες λέξεις. Τριανταφυλλιές ἐϰρήξεις ἀπ᾿ τή πράξη τοῦ ἔρωτα.
Τό πέπλο σου ὀγϰώνεται, λάμπει πάνω ἀπ᾿ τή νυχτωμένη πόλη μέ τά ἠμίφωτα μπάρ,
τά ναυτιϰά οἰνομαγειρεῖα.
Πράσινοι προβολεῖς φωτίζουνε τό διανυϰτερεῦον φαρμαϰεῖο.
Μιά γυάλινη σφαῖρα περιστρέφεται γρήγορα δείχνοντας τοπία τῆς ὑδρογείου.
Ὁ μεθυσμένος τρεϰλίζει σέ μία τριϰυμία φυσημένη ἀπ᾿ τήν ἀναπνοή τοῦ σώματός σου.
Μή φεύγεις. Μή φεύγεις. Τόσο ὑλιϰή, τόσο ἄπιαστη.
Ἕνας πέτρινος ταῦρος πηδάει ἀπ᾿ τό ἀέτωμα στά ξερά χόρτα.
Μιά γυμνή γυναῖϰα ἀνεβαίνει τή ξύλινη σϰάλα ϰρατώντας μιά λεϰάνη μέ ζεστό νερό.
Ὁ ἀτμός τῆς ϰρύβει τό πρόσωπο.
Ψηλά στόν ἀέρα ἕνα ἀνιχνευτιϰό ἑλιϰόπτερο βομβίζει σέ ἀόριστα σημεῖα.
Φυλάξου. Ἐσένα ζητοῦν. Κρύψου βαθύτερα στά χέρια μου.
Τό τρίχωμα τῆς ϰόϰϰινης ϰουβέρτας πού μᾶς σϰέπει, διαρϰῶς μεγαλώνει.
Γίνεται μία ἔγϰυος ἀρϰούδα ἡ ϰουβέρτα.
Κάτω ἀπό τή ϰόϰϰινη ἀρϰούδα ἐρωτευόμαστε ἀπέραντα,
πέρα ἀπ᾿ τό χρόνο ϰι ἀπ᾿ τό θάνατο πέρα, σέ μιά μοναχιϰή παγϰόσμιαν ἕνωση.
Τί ὄμορφη πού εἶσαι. Ἡ ὀμορφιά σου μέ τρομάζει.
Καί σέ πεινάω. Καί σέ διψάω. Καί σοῦ δέομαι: Κρύψου.

Γιάννης Ρίτσος

Ἀθήνα 18.11.80

da “Τά ἐρωπϰά”, Κέδρος, 1981: ‘Σάρϰινος λόγος’

Rinascita – Ghiannis Ritsos

Foto di Josephine Cardin

 

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

Ghiannis Ritsos

3 giugno 1969
Karlòvasi- Samo

da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Αναγέννηση

Κανείς δε νοιάστηκε τον κήπο, χρόνια τώρα. Ωστόσο
εφέτος – Μάης, Ιούνης – άνθισε από μόνος του και πάλι,
λαμπάδιασε όλος ως τα κάγκελα, – χίλια τριαντάφυλλα,
χίλια γαρύφαλλα, χίλια γεράνια, χίλια μοσχομπίζελα –
μενεξελί, πορτοκαλί, πράσινο, κόκκινο και κίτρινο,
χρώματα – χρώματα – φτερά- τόσο που πρόβαλε ξανά η γυναίκα
με το παλιό της ποτιστήρι να ποτίσει – ωραία και πάλι,
γαλήνια, με μια αόριστη καλή πεποίθηση. Κι ο κήπος
την έκρυψε ως τους ώμους, την αγκάλιασε, την κέρδισε όλη`
τη σήκωσε στα χέρια του. Κι είδαμε τότε, μέρα μεσημέρι,
που ο κήπος κι η γυναίκα με το ποτιστήρι αναληφθήκαν –
κι όπως κοιτούσαμε ψηλά, κάτι σταγόνες απ’ αυτό το ποτιστήρι
έπεσαν ήσυχα στα μάγουλά μας, στο πιγούνι μας, στα χείλη.

Γιάννης Ρίτσος

3.VI.69

da “Πέτρες, Επαναλήψεις, Κιγκλίδωμα”, Κέδρος, 1972

Sei tornata ridendo dal mercato… – Ghiannis Ritsos

Nickolas Muray, Portrait of Louise Brooks

Parola carnale
                             2

Sei tornata ridendo dal mercato, carica
di pane, frutta e un’infinità di fiori. Sui tuoi capelli, vedo,
ha passato le dita il vento. Non lo amo il vento;
te lo ripeto. E poi, che te ne fai di tanti fiori? Quali fra tutti,
tra l’altro, ti regalò il fiorista? E magari nello specchio
del suo negozio è rimasta la tua immagine illuminata di lato
con una macchia blu sul mento. Non li amo i fiori. Sul tuo seno
un fiore grande quanto un giorno intero. Siedi dunque di fronte a me;
voglio guardare tutto solo come pieghi il ginocchio, e star lì a fumare
finché cada la notte misteriosa e s’alzi magnetica sul nostro letto
una luna popolare da sabato sera, col violino, il salterio e un clarinetto.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Erotica”, Crocetti Editore, 1981

Dopo la sconfitta – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Dopo la disfatta degli ateniesi a Egospòtami, e un po’ più tardi
dopo la nostra ultima sconfitta, – finite le nostre libere
discussioni, finiti anche gli splendori di Pericle,
il fiorire delle Arti, i Ginnasi e i simposî dei sapienti. Ora
c’è un pesante silenzio nell’Agorà e mestizia, e l’impunità dei Trenta Tiranni.
Tutto (anche ciò ch’è più nostro) avviene in contumacia, senza la minima
possibilità di un ricorso, d’una difesa o apologia,
d’una sia pur formale protesta. Le nostre carte e i nostri libri al rogo;
l’onore della patria nel pattume. E se avvenisse mai che ci consentissero
di chiamare a testimoniare un vecchio amico, non accetterebbe, per timore
di patire anche lui la nostra sorte – e a ragione, il tapino. Perciò
stiamo bene qui – forse potremo perfino stabilire un nuovo contatto con la natura
guardando dietro il filo spinato uno scorcio di mare, le pietre, le erbe,
o una nube al tramonto, profonda, violetta, emozionata. E forse
un giorno si troverà un nuovo Cimone, guidato in segreto dalla stessa aquila, che scavi fino a scoprire la punta di ferro della nostra lancia,
arrugginita, consunta anch’essa, e la porti solennemente in processione funebre o trionfale, con musiche e corone, ad Atene.

Ghiannis Ritsos

21 marzo 1968

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004

Turbamento della certezza – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Gli rifiutarono ciò che di più aveva da offrire:
la sua certezza, anche per coloro che lo rinnegavano. Non gli lasciarono
una spanna di spazio su cui poggiare i gomiti,
per affondare il viso tra le mani. Nessuna casa
lo conteneva più. Nessuna solitudine
gli era sufficiente. Gli rubarono l’ultimo silenzio,
l’ultima solitudine: quella di essere sconosciuto. Gli sottrassero
l’ombra dell’albero che lo riparava, che lo nascondeva
come un ombrello nero; – gli presero anche questo abban- donandolo
solo sotto la pioggia e in bella mostra.
Quello stesso mezzogiorno si sedette a tavola e tentò
di mangiare qualcosa, di bere un po’ d’acqua – non foss’altro
per convincersi che poteva reggere ancora
un bicchiere, una forchetta; ch’era in grado, non di mangiare o di parlare,
semplicemente di aprire e chiudere la bocca. E gli riuscì
di mangiare e bere; distinse perfino
la luce dentellata sul muro della sala da pranzo. E questo
gli restituì
la sua solitudine, il silenzio, la voce, la certezza.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Testimonianze”, Crocetti Editore, 2022