«È tardi per i sogni, spunta l’alba» – Angelo Maria Ripellino

Řevnice

 

È tardi per i sogni, spunta l’alba,
si spegne il gocciolìo della fontana;
come su un flauto l’acqua si lamenta,
ora che il freddo la muta in cristallo.
Ritorno oggi dinanzi alla capanna.
Le lanterne cinesi erano buffe,
come cilindri ammaccati da un grassone,
la notte che leggemmo «Rudoarmějci».
E alle ore quattro, coi piedi nell’erba,
correva il treno dalla gola roca
sul terrapieno bianco di rugiada.
Lunga notte e frescura del fiume
e scintillìo di stelle su Řevnice,
uccelli pigri, erba gelosa, amore.

Angelo Maria Ripellino

da “Versi inediti e rari”, in “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

Ms., datato listopav [novembre] 1947. In «Idra», n. 1, 1990, p. 114

Elegia per Ela – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Sudek

 

Quando riappare la tiepida luna
tra ramo e ramo, le sere d’aprile,
si posano le mosche insonnolite
sugli orologi di vecchie stazioni.

Prima di sera, sul tender del treno
sbocciano fiori che il vento travolge,
tu esci dalle quinte dell’inverno 
tra le frange di luce del fogliame.

Mentre la musica dei fiumi
fa vibrare gli orli delle ombre,
lungo le curve sponde della notte
corre il treno con l’astrolabio d’aprile.

Ed io prendo la Bibbia e ricordo:
fu l’anno passato che nacque Michaela,
il sole danzava come le streghe sull’acqua
e i treni sorbivano il tè dietro il bosco.

E in questi giorni io mi chiedo se il fumo 
avvolga ancora di veli bianchi la luna,
se dallo scalo ti giunga l’odore dei treni.

Sempre a quest’ora Bauci e Filemone
tritano salmi nella capanna sciancata.
E scroscia il fiume davanti al mulino,
crescono i giunchi,
la luna come buccia di fanghiglia.

Quando ritorni, la notte, col treno,
e le chitarre ronzano come zanzare,
schiere d’alberi crollano sui finestrini,
e nel fiato gèlido d’aprile
ti senti frusciare sul viso
tutta l’erba del mondo che riluce
dietro una lanterna gialla.

Angelo Maria Ripellino

da “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

Elegia per Ela. Datt. (con correzioni mss.) 1947. Inedito. Il v. 23, che corregge l’originario «i giunchi alti e le nostre ombre sui giunchi», rimane irrisolto. Dopo «crescono i giunchi» si legge infatti una «S» che fa pensare a un tentativo di prosecuzione non condotto a termine. (Antonio Pane)

Senza di te – Angelo Maria Ripellino

Foto di Brett Weston

 

Senza di te gli oggetti mi si spezzano
in una trama di raggi ubriachi.
Le luci si raggelano, la vita
si muta in un sordo monologo.

Mi giro da ogni parte come un gallo
sperduto sulle tegole del mondo.
Come le ali occhiute d’un mulino,
le strade mi ruotano attorno.

Saltello come un passero, impacciato
nelle piccole scarpe rilucenti,
dondolo la testa nello spazio,
marionetta percossa dai venti.

Ti porto in me come la vita,
ti sento in gola come le lacrime.
Senza di te come una vecchia nave
il mio cuore sprofonda negli abissi,
impigliandosi alle alghe del nulla.

Angelo Maria Ripellino

da “Non un giorno ma adesso”, Roma, Grafica, 1960

Osservazioni sulle notti d’agosto a Petřín – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Prague Garden & Petřín Hill, circa 1969

 

La luna è velata di garza,
si spegne su Petřín un giardino di rose;
muore ogni rosa su un piatto di spine.
Triste, come una vecchia ballata sui topi e sul frumento,
sino alla cìntola immersa nel fiume
piange, senza sollievo, la città sdentata.
Laggiù, all’orizzonte, il Cigno Bianco,
in punta di piedi su un tetto,
divampa come salnitro.
Sui viottoli fioriti il vento spinge
i nostri occhi, granelli di papavero.
Ahimè, le pupille in un pozzo di luce,
gli occhi che punge un diluvio di rose!

Angelo Maria Ripellino

da “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006