Mito – Cesare Pavese

Mimmo Jodice, Sibari, 2000

 

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell’uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà piú dov’erano le spiagge d’un tempo.

Ci si sveglia un mattino che è morta l’estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all’orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca piú il cielo; le nubi
non s’ammassano piú come frutti; nell’acqua
non traspare piú un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.

Il gran sole è finito, e l’odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d’estate.
Se qualcuno spariva, c’era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un’ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.

                                                    Ora pesa
la stanchezza su tutte le membra dell’uomo,
senza pena: la calma stanchezza dell’alba
che apre un giorno di pioggia. Le spiagge oscurate
non conoscono il giovane, che un tempo bastava
le guardasse. Né il mare dell’aria rivive
al respiro. Si piegano le labbra dell’uomo
rassegnate, a sorridere davanti alla terra.

Cesare Pavese

[ottobre 1935]

da “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

«Come se il mare separandosi» – Emily Dickinson

Emil Nolde, Mare al crepuscolo, acquerello su carta, s.d.

695

Come se il mare separandosi
svelasse un altro mare,
questo un altro, ed i tre
solo il presagio fossero

d’un infinito di mari
non visitati da riva −
il mare stesso al mare fosse riva−
questo è l’eternità.

Emily Dickinson

c.1863

(Traduzione di Margherita Guidacci)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

∗∗∗

695

As if the Sea should part
And show a further Sea −
And that – a further – and the Three
But a Presumption be –

Of Periods of Seas –
Unvisited of Shores –
Themselves the Verge of Seas to be –
Eternity – is Those –

Emily Dickinson

da “The Complete Poems of Emily Dickinson”, Thomas H. Johnson, ed., Boston, Mass.: Little, Brown, and Company, 1929

Giorni del ’70 – Charis Vlavianòs

Foto di Nina Ai-Artyan

ΙΙΙ

Un’altra volta.
Cominciamo un’altra volta.
Cominciamo a riempire le pagine bianche della nostra vita
contando gli anni, i mesi, i giorni,
le notti – soprattutto le notti,
come le riempiva quel grande
enumerando le navi degli Achei.
Non tutte le donne sono Elena
ma tutte nascondono un’Elena nel cuore:
per questo ti ho amato con tanta passione,
per questo non potrò mai
amarti un’altra volta.

Charis Vlavianòs

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da L’angolo della storia, 1999)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Μέρες τοῦ ’70

ΙΙΙ

Πάλι.
Ἂς ἀρχίσουμε πάλι.
Ἂς ἀρχίσουμε νά γεμίζουμε τίς λευϰές σελίδες τῆς ζωῆς μας
ἀπαριθμώντας τά χρόνια, τούς μῆνες, τις ἡμέρες,
τίς νύχτες – ϰυρίως αὐτές,
ὅπως τίς γεμίζε χι έϰεῖνος
ἀπαριθμώντας τά πλοέα τών Ἀχαιών.
Ὅλες οί γυναίϰες δέν είναι ή Ἑλένη
ὅμως ὅλες ϰρύβούν μεάν Ἑλένη στήν ϰαρδιά τούς·
γι’ αύτό σ’ άγάττησα μέ τόσο πάθος,
γι’ αὐτό δέν Θά μπορέσω ποτέ
νά σ’ ἀγαπήσω πάλι.

Χάρις Βλαβιανός

da “Ὁ άγγελος τῆς ἱστορίας”, Νεφέλη, 1999

Marina delle rocce – Odisseas Elitis

Filippo Palizzi, Fanciulla sulla roccia a Sorrento, 1871

 

Hai un sapore di tempesta sulle labbra − Ma dove vagavi
Tutto il giorno nel duro sogno della pietra e del mare
Vento da aquile ha spogliato i colli
Ha spogliato fino all’osso il tuo desiderio
E le pupille dei tuoi occhi hanno accolto il segnale della Chimera
Rigando di schiuma il ricordo!
Dov’è la consueta erta del breve settembre
Nella rossa terra dove giocavi guardando in basso
I profondi faveti delle altre fanciulle
Gli angoli dove le tue compagne lasciavano bracciate di rosmarino

− Ma dove vagavi
Tutta la notte nel duro sogno della pietra e del mare
Ti dicevo di contare nell’acqua spoglia i suoi giorni luminosi
Di goderti supina l’alba delle cose
O anche di vagare per gialle vallate
Con un trifoglio di luce al petto eroina di giambo.

Hai un sapore di tempesta sulle labbra
E una veste rossa come il sangue
In profondo dentro l’oro dell’estate
E nel profumo dei giacinti − Ma dove vagavi

Scendendo verso rive e baie con i ciottoli
Là c’era un’erba marina fredda salmastra
Ma più giù un sentimento umano che sanguinava
E aprivi con stupore le braccia dicendo il suo nome
Salendo leggera sino alla trasparenza del fondo
Dove risplendeva la tua stella marina.

Ascolta, la parola è la saggezza degli ultimi
E il tempo scultore impetuoso degli uomini
E il sole lo sovrasta belva di speranza
E tu più vicina a lui stringi un amore
Con un amaro sapore di tempesta sulle labbra.

Non puoi contare azzurra sino all’osso su altra estate
Perché cambino corso i fiumi
E ti riportino indietro alla loro madre
Per baciare ancora altri ciliegi
O per andartene a cavallo del maestrale.

Avvinta alle rocce senza ieri né domani
Nei pericoli delle rocce con la raffica della tempesta
Darai l’addio al tuo enigma.

Odisseas Elitis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Orientamenti”, 1940, in “Odisseas Elitis, È presto ancora”, Donzelli Poesia, 2011

***

Η Μαρίνα των βράχων

Ἔχεις μιά γεύση τριϰυμίας στα χείλη —Μα ποῦ γύριζες
Ὁλημερίς τή σϰληρή ρέμβη της πέτρας ϰαί τῆς θάλασσας
Ἀετοφόρος ἄνεμος γύμνωσε τούς λόφους
Γύμνωσε τήν ἐπιθυμία σου ῶς τό ϰόϰαλο
Κι οἱ ϰόρες τῶν ματιῶν σου πήρανε τή σϰυτάλη τῆς Χίμαιρας
Ριγώνοντας μ’ ἀφρό τή θύμηση!
Ποῦ εἶναι ἡ γνώριμη ἀνηφορια τοῦ μιϰροῦ Σεπτεμβρίου
Στό ϰοϰϰινόχωμα ὅπου ἔπαιζες θωρώντας πρός τα ϰάτω
Τούς βαθιούς ϰυαμῶνες τῶν ἄλλων ϰοριτσιῶν
Τίς γωνιές ὅπου οἱ φίλες σου ἄφηναν ἀγϰαλιές τά διοσμαρίνια

—Μα ποῦ γύριζες
Ὁλονυχτίς τή σϰληρή ρέμβη τῆς πέτρας ϰαί τῆς θάλασσας
Σοῦ ’λεγα νά μετρᾶς μές στό γδυτό νερό τίς φωτεινές του μέρες
Ἀνάσϰελη νά χαίρεσαι τήν αὐγή τῶν πραγμάτων
Ἢ πάλι να γυρνάς ϰίτρινους ϰάμπους
Μ’ ἕνα τριφύλλι φῶς στό στῆθος σου ἡρωίδα ἰάμβου.

Ἔχεις μιά γεύση τριϰυμίας στά χείλη
Κι ἕνα φόρεμα ϰόϰϰινο σάν τό αἷμα
Βαθιά μές στό χρυσάφι τοῦ ϰαλοϰαιριοῦ
Καί τ’ ἄρωμα τῶν γυαϰίνθων —Μα ποῦ γύριζες

Κατεβαίνοντας πρός τούς γιαλούς τούς ϰόλπους μέ τά βότσαλα
Ἦταν ἐϰεῖ ἕνα ϰρύο ἀρμυρό θαλασσόχορτο
Μά πιό βαθια ἕνα ἀνθρώπινο αἴσθημα πού μάτωνε
Κι ἄνοιγες μ’ ἔϰπληξη τα χέρια σου λέγοντας τ’ ὄνομά του
Ἀνεβαίνοντας ἀνάλαφρα ὣς τή διαύγεια τῶν βυθῶν
Ὅπου σελάγιζε ὁ διϰός σου ὁ ἀστερίας.

Ἄϰουσε, ὁ λόγος εἶναι τῶν στερνῶν ἡ φρόηση
Κι ὁ χρόνος γλύπτης τῶν ἀνθρώπων παράφορος
Κι ὁ ἥλιος στέϰεται ἀπό πάνω του θηρίο ἐλπίδας
Κι ἐσύ πιό ϰοντά του σφίγγεις ἕναν ἔρωτα
Ἔχοντας μιά πιϰρή γεύση τριϰυμίας στα χείλη.

Δέν εἶναι γιά νά λογαριάζεις γαλανή ὥς τό ϰόϰαλο ἄλλο ϰαλοϰαίρι
Γιά ν’ ἀλλάξουνε ρέμα τά ποτάμια
Καί νά σέ πᾶνε πίσω στή μητέρα τους
Γιά νά ξαναφιλήσεις ἄλλες ϰερασιές
Ἢ γιά νά πᾶς ϰαβάλα στόν μαΐστρο.

Στυλωμένη στούς βράχους δίχως χτές ϰαί αὔριο
Στούς ϰινδύνους τῶν βράχων μέ τή χτενισια τῆς θύελλας
Θ’ ἀποχαιρετήσεις τό αἴνιγμά σου.

Οδυσσέας Ελύτης

da “Οδυσσέας Ελύτης, Προσανατολισμοί”, Atene, 1940

«Vederla è un quadro −» – Emily Dickinson

1568

Vederla è un quadro −
Ascoltarla è una musica 
Conoscerla un eccesso
Così innocente come giugno −
Non conoscerla − afflizione −
Averla come amica
È come se nella tua mano
Ardesse un calore simile al sole.

Emily Dickinson

c.1883

(Traduzione di Annalisa Cima e Eugenio Montale)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

∗∗∗

1568

To see her is a Picture −
To hear her is a Tune −
To know her an Intemperance
As innocent as June −
To know her not − Affliction −
To own her for a Friend
A warmth as near as if the Sun
Were shining in your Hand.

Emily Dickinson

da “Bolts of Melody: New Poems of Emily Dickinson”, New York: Harper, 1945