11 febbraio 1946 – Primo Levi

Foto di Mikko Lagerstedt

 

Cercavo te nelle stelle
Quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto di te alle montagne,
Ma non mi diedero che poche volte
Solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
Meditai la bestemmia insensata
Che il mondo era uno sbaglio di Dio,
Io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
Ho gridato di no da ogni fibra,
Che non avevo ancora finito,
Che troppo ancora dovevo fare,
Era perché mi stavi davanti,
Tu con me accanto, come oggi avviene,
Un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

Primo Levi

11 febbraio 1946

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Questo odore marino – Giorgio Caproni

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.

Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare….

Insieme,
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino.

Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.
 
Giorgio Caproni

da “Ballo a Fontanigorda (1935-1937)”, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

«Hai lasciato di te solo il dolore» – Giorgio Caproni

John William Godward, Violets, sweet violets, 1906

     
        Sonetti dell’anniversario
 X

    Hai lasciato di te solo il dolore
chiuso nell’ossa dei giorni cui manchi
così improvvisa — il velo di sudore
che soffoca le piazze, ove già stanchi
allentasti i tuoi passi al disamore
eterno. E ai nostri ponti, e agli atrii, e ai bianchi
archi travolti in un cielo incolore
più dell’ultimo viso, i cari fianchi
spezzati tanto giovani al ricordo
nessuno sosterrà: come la cera
se la mano la stringe — come il sordo
suono del sangue, se cade la sera
che non s’appoggia più al trafitto accordo
della tua spalla crollata leggera.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria”, 1938-1942, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

Sul dono di una penna stilografica – Seamus Heaney

Foto di André Kertész

 

Ora che ho in mano la tua penna
e ho paura
che cessino le poesie,

che dire degli anni
di tutti gli altri doveri
imposti o intrapresi?

Tutto quel «Fa’ agli altri
ciò che vorresti fosse fatto a te»?
Un errore? Virtù?

Sì e no. Intingo e riempio
e ricomincio: dubbi
o non dubbi, lascia scorrere.

Seamus Heaney

2013

(Traduzione di Marco Sonzogni)

da “Seamus Heaney, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2016

   Come spiega il poeta stesso, questa poesia getta «lo sguardo all’indietro» e lo fa «dalla penna di uno scrittore più esperto, uno che per anni si è posizionato [e qui Heaney cita Czesław Miłosz] “tra la contemplazione d’un punto immobile e il dettame di partecipare attivamente alla storia”» (Stepping Stones, p. 260; per la poesia di Miłosz Rodzinna Europa, 1959: trad. it. di Federica Bovoli, in La mia Europa, Adelphi, Milano 1985). Il regalo di una penna stilografica – a un analogo dono di molti anni prima è dedicata The Conway Stewart in Human Chain – è occasione di riflessione sui meriti artistici, la testimonianza etica e gli obblighi sociali cui l’uomo e il poeta sono chiamati a rispondere e cui lui stesso cerca di rispondere confermando «il fondamento della [sua] convinzione che il segreto della vita e dell’arte è triplice: iniziare, andare avanti, iniziare da capo» (Stepping Stones, p. 207): «Intingo e riempio / e ricomincio».
vv. 2-3. e ho paura / che cessino le poesie: eco della quartina con cui si apre il sonetto When I Have Fears that I May Cease to Be di John Keats (pubblicato postumo): «Quando ho paura di morire prima / ch’io scriva tutto quel che m’urge dentro, / prima che pile di libri, in caratteri, / come granai conservino il raccolto» (trad. it. di Roberto Deidier, in Gabbie per nuvole, Empiria, Roma 2011). La paura di Keats non riguarda solo il suo destino terreno, la sua fama di scrittore e i suoi affetti, ma la mortalità in generale, tema centrale nell’ultima raccolta del poeta, Human Chain.
vv. 7-8. «Fa’ agli altri / ciò che vorresti fosse fatto a te»: eco della “regola d’oro” enunciata nel Vangelo secondo Matteo (7,12): «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti». Questo Vangelo “ispira” i versi di Miracle in Human Chain (Matteo 9, 1-8) e forse anche il «Noli timere» inviato per SMS alla moglie momenti prima di morire: «Alora Gesù disse loro: “Non temete”» (Matteo 28,10).
vv. 11-2. dubbi / o non dubbi, lascia scorrere: le tre varianti dei versi finali («And start again. / After the spade, the hoe», «e ricomincio. / Dopo la vanga, la zappa»: versione dattiloscritta, Dublino, 22 dicembre 2012; «And start again, doubts / Or no doubts. Heigh-ho», «e ricomincio, dubbi / o non dubbi. Eh già… !»: lettura alla Baylor University, Waco [TX], 4 marzo 2013; «And start again: doubts / Or no doubts, let flow», «e ricomincio: dubbi / o non dubbi, lascia scorrere»: versione dattiloscritta, 30 marzo 2013, corrispondente alla lettura all’Irish Cultural Centre, Parigi, 13 giugno 2013) riprendono e risuperano, con rinnovato impegno, i dubbi sulla scrittura come occupazione, sulla sua adeguatezza artistica e morale. La metafora centrale della poetica di Heaney – la vanga, la zappa, enunciata in quella che resta la sua poesia più conosciuta: Digging, in Death of a Naturalist – lascia spazio prima a un’esclamazione di rassegnata stanchezza e infine, riformulandolo, all’invito immaginario ricevuto dall’ombra di James Joyce nel dodicesimo canto di Station Island: «Lasciati andare, buttati, dimentica». Come aveva detto dal podio di Stoccolma (Crediting Poetry), «anche le nostre solitudini e angosce sono degne di credito, in quanto anch’esse testimonianza della nostra autentica umanità». (Marco Sonzogni)

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On the Gift of a Fountain Pen

Now that your pen is in my hand
And I have fears
That poems may cease,

What of the years
Of every other obligation
Imposed and undertaken?

All that ‘Do unto others
As you would have done unto you’
Mistaken? Virtue?

Yes and no. I dip and fill
And start again: doubts
Or no doubts, let flow.

Seamus Heaney

30 marzo 2013
The Beall Poetry Festival, Baylor University, 4 March 2013 (stampa a tiratura limitata). 

Compleanno – Vittorio Sereni

Foto da “La jetéé”, di Chris Marker, 1962

 

Un altro ponte
sotto il passo m’incurvi
ove a bandiere e culmini di case
è sospeso il tuo fiato,
città grave.
Ancora al sonno
canti di uccelli sento
lontanissimi unirsi
e del pallido verde
mi rinnovi il tempo,
d’una donna agli sguardi serena
mi ritorni memoria,
amara estate.

Ma dove t’apri
e tra l’erba orme di carri
e piazze e strade in polvere spaési
senso d’acque mi spiri
e di ridenti vetri una calma.
Maturità di foglie, arco di lago
altro evo mi spieghi lucente,
in una strada senza vento inoltri
la giovinezza che non trova scampo.

Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941