Cerco un segno tuo… – Pablo Neruda

Félix Vallotton, La lecture abandonnée, 1924

XLIII

Cerco un segno tuo in tutte l’altre,
nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
trecce, occhi appena sommersi,
piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma.

D’improvviso mi sembra di scorger le tue unghie
oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
altra volta è la tua chioma che mi passa e mi sembra
di vedere ardere nell’acqua il tuo ritratto di fuoco.

Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
la tua luce, la creta oscura che portasti dal bosco,
nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
così con te vo’ percorrendo e amando
un ampio Mississippi d’estuario femminile.

Pablo Neruda

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

da “Cento sonetti d’amore”, Passigli Poesia, 1996

∗∗∗

 XLIII

Un signo tuyo busco en todas las otras,
en el brusco, ondulante río de las mujeres,
trenzas, ojos apenas sumergidos,
pies claros que resbalan navegando en la espuma.

De pronto me parece que diviso tus uñas
oblongas, fugitivas, sobrinas de un cerezo,
y otra vez es tu pelo que pasa y me parece
ver arder en el agua tu retrato de hoguera.

Miré, pero ninguna llevaba tu latido,
tu luz, la greda oscura que trajiste del bosque,
ninguna tuvo tus diminutas orejas.

Tú eres total y breve, de todas eres una,
y así contigo voy recorriendo y amando
un ancho Mississippi de estuario femenino.

Pablo Neruda

da “Cien sonetos de amor”, Buenos Aires: Losada, 1960

Naufragi – Enrico Testa

Foto di Hengki Koentijoro

 

invece di spolverare i mobili
Virginia prende la porta
s’avvia verso i campi
arriva all’acqua
e, due grosse pietre in tasca,
cerca il naufragio
a pochi passi da casa.
Ma anche qui
nel buio che l’accoglie
– i pesci guizzanti
le alghe verde-marroni
la melma sul fondo –
brilla qualcosa
che dà luce al mondo

∗∗∗

a filo d’acqua intravedo
gli oleandri fioriti sulla riva
il porto tranquillo
le case sulla collina
il campanile della mia chiesa
i bagnanti di porcellana
illuminati dal sole.

Ma all’improvviso la scena appassisce
come un’eclisse.
Basta – gorgoglio mentre l’onda
mi schiuma in gola –
basta di tutto questo!
Non sentite quanta pena
si nasconde, ritrosa,
dietro l’idillio?

Allora – mi dico – meglio scendere
e scendere ancora nel profondo
sino a toccare l’ombra
vagante sola sul fondo…

∗∗∗

«ma io naufragio l’ho fatto davvero
– dice una voce da dietro –
tra Otranto e Othonoí
quando la notte il Da Noli s’inabissò
colpito da una motosilurante.
In mare petrolio e sangue
bidoni e lamenti
sotto grappoli di stelle
ironiche e indifferenti.

Al mattino ci raccolsero gli inglesi.
Ci aspettavano mesi e mesi
in un campo di prigionia in Puglia:
pane secco, gamelle di tè, ricordi di casa,
le stanche partite sul prato
e tante corse tristi dietro il reticolato»

Enrico Testa

da “Ablativo”, Einaudi, Torino, 2013

Dati di fatto privilegiati – Hans Magnus Enzensberger

Michael Kenna, Railway Lines and Entry Building, Birkenau, Poland, 1992

 

È vietato dar fuoco a persone.
È vietato dar fuoco a persone che siano
      in possesso di un permesso di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone che si attengano
       alle disposizioni di legge e siano
       in possesso di un permesso di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone dalle quali
      non ci si aspetti che costituiscano una minaccia
per l’esistenza e la sicurezza della Repubblica Italiana*.
È vietato dar fuoco a persone che col loro comportamento
      non ne abbiano offerto motivo.
È in particolare vietato anche a giovani che, in carenza
      di offerte per il tempo libero, all’oscuro delle norme in materia
      e con difficoltà d’orientamento, siano psichicamente esposti,
      di dar fuoco a persone senza riguardo alla persona.
È fortemente sconsigliato per rispetto
      del buon nome della Repubblica Italiana.
È disdicevole.
È inconsueto.
Non dovrebbe diventare una regola.
Non è obbligatorio.
Nessuno è obbligato.
Non si può fare a nessuno una colpa se omette
      di dar fuoco a persone.
Ciascuno gode del diritto costituzionale di rifiutarsi.
Le istanze relative vanno dirette al competente
      Ufficio comunale.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Chiosco”, Einaudi, Torino, 2013

     *Il proverbio tedesco «Wer A sagt, muss auch B sagen», corrisponde all’italiano «Quando si è in ballo, bisogna ballare». N. d. T.

∗∗∗

Privilegierte Tatbestände

Es ist verboten, Personen in Brand zu stecken.
Es ist verboten, Personen in Brand zu stecken, die im Besitz
      einer gültigen Aufenthaltsgenehmigung sind.
Es ist verboten, Personen in Brand zu stecken, die sich an
      die gesetzlichen Bestimmungen halten und im Besitz
      einer gültigen Aufenthaltsgenehmigung sind.
Es ist verboten, Personen in Brand zu stecken, von denen
      nicht zu erwarten ist, daß sie den Bestand und die
      Sicherheit der Bundesrepublik Deutschland* gefährden.
Es ist verboten, Personen in Brand zu stecken, soweit sie
      nicht durch ihr Verhalten dazu Anlaß geben.
Es ist insbesondere auch Jugendlichen, die angesichts
      mangelnder Freizeitangebote und in Unkenntnis der
      einschlägigen Bestimmungen sowie aufgrund von
      Orientierungsschwierigkeiten psychisch gefährdet sind,
      nicht gestattet, Personen ohne Ansehen der Person in
      Brand zu stecken.
Es ist mit Rücksicht auf das Ansehen der Bundesrepublik
      Deutschland im Ausland dringend davon abzuraten.
Es gehört sich nicht.
Es ist nicht üblich.
Es sollte nicht zur Regel werden.
Es muß nicht sein.
Niemand ist dazu verpflichtet.
Es darf niemandem zum Vorwurf gemacht werden, wenn
      er es unterläßt, Personen in Brand zu stecken.
Jedermann genießt ein Grundrecht auf Verweigerung.
Entsprechende Anträge sind an das zuständige
      Ordnungsamt zu richten.

Hans Magnus Enzensberger

da “Kiosk”, Suhrkamp Verlag GmbH, Berlin, 1995

«Per questo sono nata, per scendere» – Patrizia Cavalli

Lennart Olson, Traffic Light, Stockholm, 1970

 

Per questo sono nata, per scendere
da una macchina dopo una corsa
in una strada qualunque e trafficata
e guidata dagli angeli piegarmi
attraverso il finestrino
sopra quei capelli e in silenzio
sentire l’odore di quel viso
dove poco prima avevo visto
come la bocca e gli occhi
si passavano un sorriso che non si apriva mai
e correndo veloce scompariva
in un attimo e tornava.

Patrizia Cavalli

da “Il cielo”, in “Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992)”, Einaudi, Torino, 1992

L’uomo e il mare – Charles Baudelaire

Foto di Hengki Koentjoro

 

XIV.

Sempre, uomo libero, amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’infinito volgersi delle onde
e il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Con piacere ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia, e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al rumore di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure, ecco che da infiniti secoli
vi combattete senza pietà e rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

XIV. L’homme et la mer

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton cœur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, Paris, Poulet-Malassis et de Broise, 1861