Ombra – Vicente Huidobro

Pablo Picasso, Portrait de Vicente Huidobro, 1900

 

L’ombra è un lembo che si allontana
Verso altre spiagge.

Nella mia memoria un usignolo piange

Usignolo delle battaglie
Che canta tra i proiettili

QUANDO NON BAGNERANNO PIÙ DI SANGUE LA VITA.

La stessa luna ferita
Ha una sola ala

                                 Il cuore ha fatto il suo nido
                                 In mezzo al vuoto

Comunque
                   Ai confini del mondo fioriscono le querce

E LA PRIMAVERA ARRIVA CON LE RONDINI.

Vicente Huidobro

(Traduzione di Gabriele Morelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXXI, Ottobre 2018, N.341, Crocetti Editore

∗∗∗

Ombre

L’ombre est un morceau qui s’éloigne
Vers d autres places.
Dans ma mémoire un rossignol se plaint

Rossignol dea batailles
Qui chante parmi les bailes

QUAND NE SAIGNERA-T-ON PLUS LA VIE.

Mème la lune blessée
A une seule aile

Le cœur a fait son nid
Au milieu du vide

Cependant
                 Au bord du monde Aeurissent Ies amandiers

ET LE PRINTEMPS VIENT SUR LES HIRONDELLES.

Vicente Huidobro

da “Vicente Huidobro, Obra poética”, ed.crítica di Cedomil Goic, ALLCA XX, Colección Archivos, Parigi, 2003

«Aspettami ed io tornerò» – Konstantin Michajlovič Simonov

Elena Arcangeli, L’attesa, 2007

 

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando piú non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono piú,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
Aspettami. E non t’affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

Konstantin Michajlovič Simonov

1941

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Poesia russa del Novecento”, Guanda, Parma, 1954

«lo specchio che hai fissato sul petto» – Antonio Porta

Lucio Fontana, Concetto spaziale. Le attese, 1959

 

lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo

Antonio Porta

22.8.1981

da “Come può un poeta essere amato?”, Diario ’81-’82, in “Invasioni”, “Lo Specchio” Mondadori, 1984

La bambola più piccola del gioco – Moka

Foto di Leonhard Niederwimmer

 

Osservo la risacca delle nuvole
sento la presenza del nostro accordo,
una matrioska di sentimenti mi recludono
nella pancia più piccola,
in un anno cambiano le vite,
ci si ritrova e si muore, anche.
Sono una bambola inutile
nel gioco,
ma costruita con filo di ferro
quello di un tempo passato
indistruttibile nell’incastro
che potrebbe non esistere,
piccola e silenziosa agli eventi,
riflesso colpevole
di ciò che non ho detto.

Forse mi lascerà del tuo bel volto – Alfonso Gatto

Foto di Anka Zhuravleva

 

Forse mi lascerà del tuo bel volto
amore un soffio e la celeste sera
disparirà come un silenzio intorno.
Era la neve dolce del tuo passo
e la città dai poveri cantieri
spegneva al cielo fumido l’azzurro
riverbero dei muri. Mi parlavi
sciolta dal busto come una fanciulla
e lontana da te, quasi in un sogno,
io ti vedevo scendere nel dolce
sentiero della sera, aprire l’ombra.

Una parola basta sul tuo cuore,
e nessuno di te saprà mai dire
il silenzio che imbianca del tuo soffio.
Solo la notte, di cui passa eguale
la luna nei miei sogni e ferma al cielo
gli alberi, i colli e sui cipressi il vento.

Nel suo tepido oblio che l’oriente
strugge di care lontananze e d’ombre,
io so che il giorno ti soccorre, vivi,
e dimentichi i sogni e la mia voce.
Mi resta solo del tuo bene l’aria,
un passato di nulla, una parola.

Alfonso Gatto

da “Arie e ricordi” (1940-1941), in “Poesie 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961