Cumana – Margherita Guidacci

Mimmo Jodice, Cuma, Antro della Sibilla, 1993

I
 (Deìfobe, di se stessa)
Del vaticinare con le foglie

Io nulla scrivo sulle foglie. Vi leggo
quel che le foglie recano già scritto
in sé, nelle intricate nervature
simili a vene sul dorso della mano
o linee incise nel palmo. Il mio sguardo,
che segue il biforcarsi di vie segrete,
coglie ad incroci turgidi di linfa
i nodi del significato. Così
si fa più chiaro il messaggio.
Ma quella che tu chiedi, e che tu chiami
la mia risposta, non è mia, e neppure
è una risposta. È la vita che parla
in ogni cosa viva, mentre passa
verso la morte. Vi pongo di mio
soltanto un giusto angolo di sguardo.
E il calmo gesto con cui, dopo averle
lungamente scrutate, affido al vento
queste mie foglie, e il vento se le porta,
esso solo compiendo
per un diritto immemorabile
il sussurrante vaticinio.

Margherita Guidacci

da “Il buio e lo splendore”, Garzanti, 1989

«Non sono capace, amore, di farti un canto» – Mariangela Gualtieri

Foto di Nicholas Buer

a Cesare

Non sono capace, amore, di farti un canto.
Tu sei tutto di spine e di fuoco
e mi tieni lontana dal tuo cuore
pericoloso. Io non so bastarti alla gioia
e cosí poco cosí poco mi pare
t’incanto, sollevo quell’ombra scontrosa
che tu sei tutto d’amaro e furore
tu sei in urto e sperdimento
mio velocista, mio primatista del cuore
mio barbarico ragazzo di vento
mio torrente furioso
arrivi alla mia acqua quieta
con onde e sonagli e pepite d’oro.
Vecchio fiume saremo un bel giorno io e te,
io acqua e tu moto, io sponda e tu vento,
io pioggia e tu lampo,
io pesce e tu guizzo d’argento
io luna riflessa, tu cielo tu spada
d’Orione, tu tutto l’amore umano
che tento che tento
d’amarti per bene
mio grembo splendenza.

Mariangela Gualtieri

da “Acqua rotta”, in “Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso”, Einaudi, Torino, 2006

«Non rifiutare i sogni in quanto sogni» – Pedro Salinas

Marc Chagall, “Traum der Liebende”, 1962

                                                 
                                                 50

Non rifiutare i sogni in quanto sogni.
Tutti i sogni possono
esser realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è la pietra, quello è la pietra.
A correre nei fiumi non è un’acqua,
ma è un sognare, l’acqua, cristallino.
Maschera i propri sogni
la realtà e dice:
«Io sono il sole, i cieli, l’amore».
Mai però se ne va, mai si allontana,
se fingiamo che sia più d’un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è quel modo che l’anima
ha per non farsi mai sfuggire
quel che le sfuggirebbe se smettessimo
di sognare che è vero quello che non esiste.
Solo muore
un amore se non è più sognato
fatto materia e che si cerca in terra.

Pedro Salinas

(Traduzione di Valerio Nardoni)

da “Il corpo, favoloso. Lungo lamento”, Passigli Poesia, 2015

∗∗∗

                                              50

No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden
ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor».
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.

Pedro Salinas

da “Largo lamento”, Alianza Editorial, 1989

Paese – Gesualdo Bufalino

Portrait of Louise Brooks by George P. Hommel, 1920’s

 

Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.

Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani, e la palma
nel cielo si meraviglia.

Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
T’amo come un paese.

Gesualdo Bufalino

da “La festa breve”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006

«Ho chiesto oggi a un agente di cambio» – Sergej Aleksandrovič Esenin

Iman Maleki, Portrait of a Lady, oil on canvas

 

Ho chiesto oggi a un agente di cambio
Cosa mi danno in rubli per metà tumana.
E come posso dire in persiano
Alla bellissima Lala: «Mi piaci».

Ho chiesto oggi a un agente di cambio
Con voce più leggera del vento, più discreta
Delle acque del Van, come in persiano
Posso invocare un bacio dalla bellissima Lala.

E ancora gli ho domandato,
Nascondendo la timidezza nel profondo cuore,
Come alla bellissima Lala
Devo sussurrare: «Ti voglio».

E mi ha risposto quell’uomo
Che all’amore non servono parole
Ma cenni silenziosi
E sguardi di zaffiro.

Il bacio non ha nome,
Non resta scritto nemmeno sulle tombe.
Il bacio è una rosa rossa sospesa nel vento
E i suoi petali si sfogliano sulle labbra.

Nulla è certo in amore
Dove crescono gioia e sventura:
«Tu sei mia» possono dire soltanto le mani
Che strappano il nero chador.

Sergej Aleksandrovič Esenin

[autunno 1924]

(Traduzione di Curzia Ferrari)

da “Motivi persiani”, in “Sergej Aleksandrovič Esenin, Russia e altre poesie”, Baldini Castoldi Dalai, 2007

***

«Я спросил сегодня у менялы»

Я спросил сегодня у менялы,
Что дает за полтумана по рублю,
Как сказать мне для прекрасной Лалы
По-персидски нежное «люблю»?

Я спросил сегодня у менялы
Легче ветра, тише Ванских струй,
Как назвать мне для прекрасной Лалы
Слово ласковое «поцелуй»?

И еще спросил я у менялы,
В сердце робость глубже притая,
Как сказать мне для прекрасной Лалы,
Как сказать ей, что она «моя»?

И ответил мне меняла кратко:
О любви в словах не говорят,
О любви вздыхают лишь украдкой,
Да глаза, как яхонты, горят.

Поцелуй названья не имеет,
Поцелуй не надпись на гробах.
Красной розой поцелуи веют,
Лепестками тая на губах.

От любви не требуют поруки,
С нею знают радость и беду.
«Ты — моя» сказать лишь могут руки,
Что срывали черную чадру.

Сергей Александрович Есенин

1924

da “Полное собрание сочинений в семи томах, Том 1.: Стихотворения”, Наука: Голос, 1995