Interno giorno – Pierluigi Cappello

Foto di Maria Cecilia Camozzi

 

Per dire che cosa mi tengo
per dire che cosa, leggendo
uno spartito che trattenga il cielo
alto, sempre alto, per ogni pagina ascoltata
dentro il fumo
dentro ogni gola pietrificata
qui, dove non volevo
dentro il rumore di prima
il rumore di dopo
dove sempre ci si ritrova
quanto un vento, un contorno
dopo che non si è capito
e qualcosa come uno stormo si stacca
in fuga dall’incendio
una nota, dai vetri, una voce
il breve sussurrare dei poeti.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006

Referenze, dati personali – Juan Gelman

Juan Gelman

 

Io sono stato fatto dagli uomini che vanno sotto il cielo del mondo
cercano il bagliore dell’aurora
curano la vita come un fuoco.

Mi hanno insegnato a difendere la luce che canta commossa
mi hanno portato una speranza che non basta sognare
e da tale speranza io conosco i miei fratelli.

Allora rido contemplando il mio cognome, la mia faccia nello specchio,
so che non mi appartengono
in essi voi sventolate un fazzoletto
allungate una mano e grazie a lei non sono solo.

In voi la mia morte cessa di morire.
Anni futuri che avremo preparato
conserveranno la mia dolce fede nella tenerezza,
l’assemblea del mondo sarà un bambino riunito.

Juan Gelman

(Traduzione di Laura Branchini)

da IL GIOCO IN CUI STIAMO

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVII, Luglio/Agosto 2014, N. 295, Crocetti Editore

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Referencias, datos personales

A mí me han hecho los hombres que andan bajo el cielo del mundo
buscan el brillo de la madrugada
cuidan la vida como un fuego.

Me han enseñado a defender la luz que canta conmovida
me han traído una esperanza que no basta soñar
y por esa esperanza conozco a mis hermanos.

Entonces río contemplando mi apellido, mi rostro en elespejo
yo sé que no me pertenecen
en ellos ustedes agitan un pañuelo
alargan una mano por la que no estoy solo.

En ustedes mi muerte termina de morir.
Años futuros que habremos preparado
conservarán mi dulce creencia en la ternura,
la asamblea del mundo será un niño reunido.

Juan Gelman

da “El juego en que andamos”, 1959, in «Juan Gelman – Poesía reunida», 1956-2010,  Barcelona, Ed. Seix Barral, 2012

Essere poeta – Jaroslav Seifert

Josef Sudek, Rose Button

 

Da tempo la vita mi ha insegnato
che musica e poesia
sono al mondo le cose più belle
che la vita può darci.
Oltre all’amore, ovviamente.

In una vecchia crestomazia
stampata all’epoca dell’Imperialregia Libreria,
nell’epoca in cui moriva Vrchlický,
cercai una trattazione di poetica
e stili di poesia.

Poi misi una rosellina in un bicchiere,
accesi una candela
e cominciai a scrivere i primi versi miei.

Divampi pure la fiamma di parole
e arda,
magari mi bruci le dita!

Una sorprendente metafora val più
che anello d’oro al dito.
Ma nemmeno il Rimario di Puchmajer
a niente mi servì.

Invano raccolsi i pensieri
e spasmodicamente chiusi gli occhi
per udire il primo meraviglioso verso.
Nell’oscurità invece di parole
scorsi un sorriso di donna e una chioma
svolazzante nel vento.

Fu il mio destino.
Dietro di lui ho arrancato
senza respiro per tutta la vita.

Jaroslav Seifert

(Traduzione di Marie Leskovjan e Fiammetta Della Seta)

da “Essere poeta”, in “Jaroslav Seifert, Le opere”, UTET, 1987

∗∗∗

Býti básníkem

Život už mě dávno naučil,
že hudba a poezie
jsou na světě to nejkrásnější,
co nám život může dát.
Kromě lásky ovšem.

Ve staré chrestomatii,
vydané ještě c. k. knihoskladem,
v roce, kdy zemřel Vrchlický,
vyhledal jsem pojednání o poetice
a básnických ozdobách.

Pak jsem si dal do sklenky růžičku,
rozžal svíčku
a počal psát své první verše.

Jen vyšlehni, plameni slov,
a hoř,
ať si třeba popálím prsty!

Překvapivá metafora je víc
než zlatý prsten na ruce.
Ale ani Puchmajerův Rýmovník
nebyl mi nic platný.

Marně jsem sbíral myšlenky
a křečovitě zavřel oči,
abych zaslechl zázračný první verš.

Ve tmě však místo slov
zahlédl jsem ženský úsměv a ve větru
rozevláté vlasy.

Byl to můj vlastní osud.
Za ním jsem klopýtal bez dechu
celý život.

Jaroslav Seifert

da “Býti básníkem”, Československý spisovatel, 1984

«Possiamo soltanto amare» – Davide Rondoni

 

Possiamo soltanto amare
il resto non conta, non
funziona,
             al mattino appaiono
la tazza, il vecchio pino, le zolle umide, fumo
dell’alito mentre apri l’auto
nel gelo. Potevano non apparire, non arrivare
più qui, alla riva degli occhi. E l’estate
c’era, c’è nella calda bruna memoria
dei rami tagliati,
i visi diventano ricordi

le voci gridate stracci silenziosi –

i denti conoscono il sapore
del niente, e l’oblio che ha portici
e portici infiniti.

Possiamo soltanto amare
strappandoci felicemente figli dalla carne
parlando d’amore continuamente
ubriachi, feriti, vili
ma con gli occhi lucenti come laser
di fiori splendidi
e il canarino nel palmo della mano.

Mormorare come dare baci nell’aria.

Il rametto profumato non si raddrizza
con i colpi della nostra ira, lo sguardo
di tuo figlio non perde il velo di tristezza
se glielo togli mille volte
dal viso…
Possiamo soltanto amare
fino all’ultimo nascosto spasmo
che nessuno vede
e diviene quella specie di sorriso
che si ha nell’abbraccio finalmente
di morire come scendendo nell’acqua.

Le stelle a miriadi saranno testimoni, e i venti
passati una volta accanto
sulla gioia profonda delle ossa
diranno: era fatto di allegria, amava,
oppure non diranno niente e poi niente
per sempre.

Possiamo soltanto amare,
il resto è il teatro amaro
dell’impotenza sotto il sole giaguaro.

Davide Rondoni

da “La natura del bastardo”, “Lo Specchio” Mondadori, 2016

In un momento – Dino Campana

 

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

Dino Campana

da “Opere. Canti Orfici e altri versi e scritti sparsi”, TEA, Milano, 1989