«Le cose non dimenticano» – Roberto Carifi

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

Il lume spento – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Vorrei – dice – lasciare a ciascuno di voi questo sguardo
di quieta ammirazione di fronte al tramonto. Vorrei anche
lasciarvi il triste ascolto
della voce desolata del pescivendolo nei mattini di luglio
e il ronzìo di un’ape dentro una rosa
e l’“ah” senza suono di una farfalla bianca di fianco al fiore viola.
Ma soprattutto vorrei lasciarvi il modo
in cui i colori mutano verso il rosa e l’argento
quando la porta si chiude e cade la penombra nelle stanze
e intanto gli specchi conservano intatta
l’immagine del mare, perciò si azzurrano le lenzuola
sul grande letto matrimoniale dei morti. Vorrei, però
in questo istante mi ha sorpreso l’Invisibile,
l’Ovunque Onnipresente, mi ha spento il lume
e non vedo più, né per mostrare né per camminare.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 31.VIII.87

da “L’albero nudo”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

∗∗∗

Τό σβησμένο φανάρι

θά  ᾽θέλᾳ – λέει – ν᾿ἀφήσω στόν ϰαθένα σας αὐτό τό βλέμμα
τοῦ ἤρεμου θαυμασμοῦ μπροστά στό λιόγερμα. Θά ᾽θέλᾳ ἀϰόμη
νά σᾶς ἀφήσω τό περίλυπο ἄϰουσμα
τῆς ἔρημης φωνῆς τοῦ ἰχθυοπώλη στά πρωινά τοῦ Ἰουλίου
ϰαί τό βόμβο τῆς μέλισσας μέσα σ᾿ ἕνα τριαντάφυλλο
ἢ τό ἄηχο «ἄχ» μιᾶς λευϰῆς πεταλούδας πλάι στό μὡβ λουλούδι.
Περισσότερο ἀπ᾿ ὅλα θά ᾽θελᾳ νά σᾶς ἀφήσω τόν τρόπο
τῆς ἀλλαγῆς τῶν χρωμάτων πρός τό ἀσῆμι ϰαί τό ρόδινο
ὅταν ἡ πόρτα ϰλείνει ϰαί σϰοτεινιάζουν τά δωμάτια
ϰι ὡστόσο οἱ ϰαθρέφτες διατηροῦν ἀνέπαφη
τήν εἰϰόνα τῆς θάλασσας, γι᾽ αὐτό γαλανίζουν τά σεντόνια
στό μεγάλο γαμήλιο ϰρεβάτι τῶν νεϰρῶν. Θά ᾽θελα ἀλλά
τούτη τήν ὥρα μέ πρόλαβε ὁ Ἀόρατος,
ὁ Πανταχοῦ ϰαί Πάντοτε Παρών, μοῦ ᾽σβησε τό φανάρι
ϰαί πιά δέ βλέπω οὔτε νά δείξω τίποτα ϰι οὔτε νά περπατήσω.

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 31.VIII.87

da “Το γυμνό δέντρο”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991

Poesia d’amore – Alfonso Gatto

Foto tratta da “L’eternité pour nous”, di José Bénazéraf , 1961

 

 

 

 

 

 

 

 

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa,
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

Alfonso Gatto

da “Nuove poesie, 1941-1949”, “Lo Specchio” Mondadori, 1950

E la tua veste è bianca – Salvatore Quasimodo

Ramón Casas, Estudio, 1893

 

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia ignude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo. 

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

Salvatore Quasimodo

da “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

L’angelo di sabbia – Rafael Alberti

Foto di Alessio Albi

 

Sul serio, nei tuoi occhi era il mare due bimbi che mi spiavano,
timorosi di lacci e di parole dure.
Due bimbi della notte, terribili, espulsi dal cielo,
la cui infanzia era un furto di barche e un delitto di soli e lune.
Dormi. Chiudili.
Vidi che il vero mare era un ragazzo che saltava nudo,
offrendomi un piatto di stelle e un riposo d’alghe.
Sí sí! Già la mia vita diventava, era già, un litorale staccato.
Tu, però, risvegliandoti, mi annegasti nei tuoi occhi.

Rafael Alberti

(Traduzione di Vittorio Bodini)

da “Degli angeli”, Einaudi, Torino, 1966

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El ángel de arena

Seriamente, en tus ojos era la mar dos niños que me espiaban,
temerosos de lazos y palabras duras.
Dos niños de la noche, terribles, expulsados del cielo,
cuya infancia era un robo de barcos y un crimen de soles y de lunas.
Duérmete. Ciérralos.
Vi que el mar verdadero era un muchacho que saltaba desnudo,
invitándome a un plato de estrellas y a un reposo de algas.
¡Sí, sí! Ya mi vida iba a ser, ya lo era, litoral desprendido.
Pero tú, despertando, me hundiste en tus ojos.

Rafael Alberti

da “Sobre los ángeles”, Ediciones de la Compañía Ibero-Americana de Publicaciones S. A., Madrid, 1929