Dammi il mio giorno – Salvatore Quasimodo

Karl Hofer, Sinnende junge Frau

 

Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.

Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;

un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.

Salvatore Quasimodo

da “Òboe sommerso (1930-1932)”, in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

E la tua veste è bianca – Salvatore Quasimodo

Ramón Casas, Estudio, 1893

 

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia ignude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo. 

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

Salvatore Quasimodo

da “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

Fatta buio ed altezza – Salvatore Quasimodo

Foto di Anka Zhuravleva

 

Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso, a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi,
fatta buio ed altezza.

Salvatore Quasimodo

da “Oboe sommerso”, (1930-1932), in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

S’ode ancora il mare – Salvatore Quasimodo

Donata Wenders, In the Wind, le Touquet, 2009

 

Già da piú notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giú, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

Salvatore Quasimodo

da “Giorno dopo giorno”, “Lo Specchio” Mondadori, 1947

Ora che sale il giorno – Salvatore Quasimodo

Carmen Laffón, Muchacha de espaldas, 1956

 

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!

Salvatore Quasimodo

da “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942