«Non so se sei vivo» – Anna Andreevna Achmatova

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Non so se sei vivo
o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.
Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e l’illanguidente febbre dell’insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l’azzurro incendio degli occhi.
Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.

Anna Andreevna Achmatova

Slepnevo, estate 1915

(Traduzione di Gene Immediato)

da “Lo Stormo Bianco”, Edizioni San Paolo, 1995

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Я не знаю, ты жив или умер, –
На земле тебя можно искать
Или только в вечерней думе
По усопшем светло горевать.

Все тебе: и молитва дневная,
И бессонницы млеющий жар,
И стихов моих белая стая,
И очей моих синий пожар.

Мне никто сокровенней не был,
Так меня никто не томил,
Даже тот, кто на муку предал,
Даже тот, кто ласкал и забыл.

Анна Андреевна Ахматова

Слепнево, Лето, 1915

da “Анна Ахматова, Белая стая”, Петроград, 1917

Col mondo del potere… – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili:
temevo le ostriche, e alle guardie lanciavo occhiate di sottecchi;
nemmeno d’una briciola d’anima gli sono debitore
benché a lungo sulle immagini altrui mi sia accanito.

Aggrottandomi con sciocco sussiego in una mitra di castoro
non sono stato sotto il portico egizio della banca,
e sulla Neva di limone, al fruscio di cento rubli
per me mai, mai la zingara ha danzato.

Fiutando supplizi futuri, dal mugghiare di eventi sediziosi
mi rifugiavo dalle Nereidi del Mar Nero;
e le bellezze d’allora, le tenere europee,
quanta pena, dispetto e dolore m’han dato!

E allora, perché questa città continua a imporsi
ai miei pensieri e sentimenti secondo l’uso antico?
Resa sfrontata dagli incendi e i geli
è arrogante, maledetta, vacua, giovanile!

Forse perché bambino ho visto su un quadretto
Lady Godiva con la rossiccia chioma sciolta
dico ancora a me stesso sottovoce:
Lady Godiva, addio… Godiva, non ricordo.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Gennaio 1931

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Poesie”, Garzanti, 1972

Il vento – Boris Leonidovič Pasternak

Foto di Charles March

 

Io sono già morto e tu vivi ancora.
E il vento, con gemiti e pianto,
fa oscillare il bosco e la dacia.
E non per proprio conto ogni pino,
ma tutti insieme gli alberi
nella loro distesa sconfinata,
come armature di velieri
sulla superficie d’una baia.
E non per tracotanza
o per vano furore,
ma per trovare nell’angoscia le parole
d’un canto di culla per te.

Boris Leonidovič Pasternak

(Traduzione di Mario Socrate)

da “Il dottor Živàgo”, Feltrinelli, 1957

Là nei giardini dei salici – William Butler Yeats

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1924

 

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

William Butler Yeats

(Traduzione di Roberto Sanesi)

da “W. B. Yeats, Poesie”, Mondadori, Milano, 1974

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Down by the Salley Gardens

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

William Butler Yeats

da “Crosswayas” (1889), in “The Collected Poems of W. B. Yeats”, Macmillan, 1933

«Che corpi lievi, sottili» – Pedro Salinas

Lucien Clergue, Zebra Nude, Arles, 2010

[LXVIII]

Che corpi lievi, sottili,
vi sono, incolori,
vaghi come le ombre,
che non si possono baciare
se non posando le labbra
nell’aria, contro qualcosa
che passa e si rivela!

E che ombre brune vi sono,
cosí dure
che il loro scuro marmo freddo
non potrà mai abbandonarsi
appassionato fra le nostre braccia!

E che viavai, su e giú,
con l’amore che ondeggia,
dai corpi alle ombre,
dall’impossibile alle labbra,
senza sosta, senza sapere mai
se è anima di carne od ombra
di corpo ciò che baciamo,
se pure è qualcosa! Tremanti
di dare amore al nulla!

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

***

[LXVIII]

¡Qué cuerpos leves, sutiles,
hay, sin color,
tan vagos como las sombras,
que no se pueden besar
si no es poniendo los labios
en el aire, contra algo
que pasa y que se parece!

¡Y qué sombras tan morenas
hay, tan duras
que su oscuro mármol frío
jamás se nos rendirá
de pasión entre los brazos!

¡Y qué trajín, ir, venir,
con el amor en volandas,
de los cuerpos a las sombras,
de lo imposible a los labios,
sin parar, sin saber nunca
si es alma de carne o sombra
de cuerpo lo que besamos,
si es algo! ¡Temblando
de dar cariño a la nada!

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933