Il canto di Iperione sul Destino – Friedrich Hölderlin

Armand Point, Eternal Chimera, 1896

2.

    Circonfusi di luce,
per morbide plaghe,
voi vi aggirate lassú,
Numi beati!
E vi disfiorano
le fulgide brezze celesti
lievi
come musiche dita
le sacre corde dell’arpa.

    Non oppressi dal Fato
respiran gli Dei
col dolce respiro
del tenero bimbo nel sonno.
In umile boccio raccolta,
immacolata,
eternamente fiorisce
l’anima loro:
e gli occhi beati
guardano sereni
in una imperitura chiarità.

    Ma la sorte, ai mortali,
destina
non trovar pace
in verun luogo, mai.
Scompaiono
cadendo ciechi
da un’ora nell’altra,
com’acqua montana scagliata
di rupe in rupe
pel corso degli anni
verso l’Ignoto
laggiú.

Friedrich Hölderlin

(Traduzione di Vincenzo Errante)

da “Liriche sulle sorti umane nel mondo”, in “Vincenzo Errante, La lirica di Hoelderlin”, Vol. I, Riduzione in versi italiani, Sansoni, 1943

***

Hyperions Schiksaalslied

Ihr wandelt droben im Licht
Auf weichem Boden, seelige Genien!
Glänzende Götterlüfte
Rühren euch leicht,
Wie die Finger der Künstlerin
Heilige Saiten.

Schiksaallos, wie der schlafende
Säugling, athmen die Himmlischen;
Keusch bewahrt
In bescheidener Knospe,
Blühet ewig
Ihnen der Geist,
Und die seeligen Augen
Bliken in stiller
Ewiger Klarheit.

Doch uns ist gegeben,
Auf keiner Stätte zu ruhn,
Es schwinden, es fallen
Die leidenden Menschen
Blindlings von einer
Stunde zur andern,
Wie Wasser von Klippe
Zu Klippe geworfen,
Jahr lang ins Ungewisse hinab.

Friedrich Hölderlin

da “Gedichte”, Stuttgart, J.G. Cotta, 1847

«Grazie per la parola» – Roberto Carifi

Foto di Paul Apal’kin

 

Grazie per la parola
che ancora accendi nel mio cuore,
per quel raggio che dal bene
hai ricevuto in dono
e che nel mio abbandono
lasci che nasca
come fosse grano in un deserto,
per quella tua bellezza,
per l’orma divina del tuo sguardo,
per quella tua dolcezza che vorrei baciare
come si bacia l’innocenza,
inginocchiato davanti alla tua anima
quando una lieve ombra
la lascia affiorare sulla carne,
per quello che chiami il tuo peccato,
per il tremore che turba la tua voce
quando mi dici l’indicibile
e lasci l’impronta dell’amore
in questo cuore arato.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda Editore, 1998

Risposta – Nikiforos Vrettakos

Ghiannis Ritsos

a Jannis Ritsos

Ero su letto straniero ma fraterno
in un ospedale di Sicilia da dove
guardando un cielo senza rondini
seppi della tua lettera. E dissi che è bello
andarsene al canto di usignoli, quali
ne nascono in Grecia, nei boschi
quando non arde, e quando è in fiamme
dalla cenere e dalle pietre. Nella Grecia
le cui stelle sono musica all’orecchio,
i cui mari ti empiono le vene
di sale divino, frammenti di luce
e di suoni dall’eternità.
E allora, Janni,
notai che gli eleagni fiorenti in mezzo
a zefiri di Laconia spiravano e coprivano
col loro profumo l’Europa. E dissi allora
vedendo il nostro sole comune
visitarmi da solo a solo e deporre
un fascio d’oro sul mio lenzuolo
che la cosa più forte in questo mondo
non è come crediamo la morte. È l’amore.
Perché anche il sole non ci sarebbe se all’universo
mancasse l’attrazione delle estremità
verso il centro. Perché armonia in tutte le cose,
dalle piccole alle più grandi, dall’umile
geranio dell’ospedale fino a tutto
lo spettro del creato, vuol dire amore.
E dissi
per questo che la cosa più splendente in questo mondo
non è come crediamo il sole. È l’amore.

Nikiforos Vrettakos

(Traduzione di Vincenzo Rotolo)

da “Poesie siciliane”, 1990, in “Nikiforos Vrettakos, Amo, ergo sum”, Multimedia Edizioni, 2021

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ΑΠΟΚΡΙΣΗ

Στον Γιάννη Ρίτσο

Ημουνα σε κρεβάτι ξένο αλλά αδελφικό
Σ’ ένα νοσοκομείο της Σικελίας, απ’ όπου
κοιτώντας έναν ουρανό χωρίς χελιδόνι,
έμαθα για το γράμμα σου κ’ είπα πως είναι ωραίο
να αναχωρείς ακούγοντας αηδόνια να σου τραγουδάνε,
αυτά τ’ αηδόνια που γεννιούνται στην Ελλάδα,-
όταν δεν καίγεται απ’ τα δάση της κι όταν καίγεται πάλι
από τη στάχτη κι απ’ τις πέτρες της. Στην Ελλάδα που είναι
τ’ άστρα της μουσικά και ακούγονται,
που οι θάλασσές της σου γιομίζουνε τις φλέβες
ένθεο άλας, θρύψαλα φωτός και θρύψαλα ήχων
απ’ την αιωνιότητα.
Και τότε, Γιάννη,
Πρόσεξα πως οι μοσχοϊτιές, που άνθιζαν ανάμεσα
ζεφύρων του Λακωνικού, έπνεαν και σκεπάζαν
με το άρωμά τους την Ευρώπη. Κ’ είπα τότες
βλέποντας τον κοινό μας ήλιο που μ’ επισκεπτόταν
μόνος προς μόνον, αποθέτοντας
μια χρυσή δέσμη στο σεντόνι μου,
ότι το δυνατότερο πράγμα σ’ αυτόν τον κόσμο
δεν είναι όπως νομίζουμε ο θάνατος. Είναι η αγάπη.
Γιατί και ο ήλιος δεν θα υπήρχε αν έλειπε
απ’ το σύμπαν των εσχατιών η έλξη
από το κέντρο του. Γιατί αρμονία σε όλα,
γεράνι του νοσοκομείου, σε ολόκληρο
το φάσμα της δημιουργίας, ίσον αγάπη.
Κ’ είπα
Γι’ αυτό πως το λαμπρότερο πράγμα σ’ αυτό τον κόσμο
Δεν είναι όπως νομίζουμε ο ήλιος. Είναι η αγάπη.

Νικηφόρος Βρεττάκος

da “Συνάντηση μέ τή θάλασσα”, 1991

«Mi nasconda la notte e il dolce vento» – Sandro Penna

Brassaï, “Le pont Neuf”, circa 1936

 

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare
— lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

Sandro Penna

da “Poesie (1927-1938)”, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1989

Ore di pioggia – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Sono arrivate le prime piogge. Cavalli fradici
stanno sotto gli alberi con gli occhi socchiusi
fingendo di masticare un po’ di fieno secco
nella loro stoltezza autunnale. Maria
avrebbe voluto pettinare loro la criniera bagnata con il suo pettine. Ma
gli ultimi villeggianti stavano già partendo. Poco lontano
una gallina schiamazzava in modo sconveniente. Ed era una pena
vedere stormi di passeri affamati volare bassi
sopra le vigne vendemmiate, vedere anche le nuvole
cambiare, lacerarsi, correre benché
inchiodate qua e là con chiodi neri di corvi.
Così, nel giro di poche ore, è invecchiata Maria.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 28.VIII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “L’albero nudo”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

∗∗∗

Ὧρες βροχῆς

Ἦρθαν οἱ πρῶτες βροχές. Ἄλογα μουσϰεμένα
Στέϰονται ϰάτω ἀπ᾿ τά δέντρα μέ μισόϰλειστα μάτια
Κάνοντας πὡς μασᾶνε λίγο ξερό χορτάρι
Μέσα στή φθινοπωρινή τους ἄνοια. Ἡ Μαρία
Θά ῾θελε νά χτενίσει μέ τή χτένα της τή βρεγμένη τους χαίτη. Ἀλλά
Οἱ τελευταῖοι παραθεριστές ἔφευγαν ϰιόλας. Μιά ϰότα
Λίγο πιό ϰεῖ ϰαϰάριζε ἀνάρμοστα. Κι ἦταν μιά λύπη
Νά βλέπεις πλῆθος τά σπουργίτια πεινασμένα νά χαμοπετᾶνε
Στά τρυγημένα ἀμπέλια, νά βλέπεις ϰαí τά σύννεφα
Ν᾿ ἀλλάζουν, νά σϰίζονται, νά τρέχουν παρ᾿ ὅτι
Καρφωμένα ἐδῶ ϰι ἐϰεῖ μέ μαῦρες πρόϰες ἀπό ϰοράϰια.
Ἔτσι, μέσα σέ λίγες ὧρες, γέρασε ἡ Μαρία.

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 28.VIII.87

da “Το γυμνό δέντρο”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991