«Il modo tuo d’amare» – Pedro Salinas

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

[XXXIX]

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io ti ami.
Il sí con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

[XXXIX]

La forma de querer tú
es dejarme que te quiera.
El sí con que te me rindes
es el silencio. Tus besos
son ofrecerme los labios
para que los bese yo.
Jamás palabras, abrazos,
me dirán que tú existías,
que me quisiste: jamás.
Me lo dicen hojas blancas,
mapas, augurios, teléfonos;
tú, no.
Y estoy abrazado a ti
sin preguntarte, de miedo
a que no sea verdad
que tú vives y me quieres.
Y estoy abrazado a ti
sin mirar y sin tocarte.
No vaya a ser que descubra
con preguntas, con caricias,
esa soledad inmensa
de quererte sólo yo.

Pedro Salinas

da “La voz a ti debida”, Madrid, Signo, 1933

E non vi è dimora (II) – Piero Bigongiari

Josef Sudek, Glass with Dead Rose, Prague 1952

 

E non vi è dimora… Non puoi designarla
neppure su un quaderno da disegno.
Il segno non è quello che t’ignora,
è quello che conduce la tua mano
ad alzarsi dal foglio.

                             È là, che ora,
mentre indichi qualcosa, e non è nube
e non è casa, sembra indicare
un’altra cosa… E la spora che
cerca ancora nel volgersi del vento
di scendere dove nulla ancora è spento
del suo volo fatato.

                               Ecco, là, l’Angelo
vendicatore, ha ancora sollevato
l’indice insanguinato. Sugli stipiti
non l’ha ancora appoggiato. È ancora incerto,
chiede ancora qualcosa alla pietà.
Domanda se una rosa basta…

Piero Bigongiari

(12 giugno ‘90)

da “E non vi è alcuna dimora”, L’Albatro Edizioni, 1999

Di questa plaquette sono state pubblicate mille copie numerate.
Copia N.350

Lamento – Rainer Maria Rilke

Leonid Pasternak, Rainer Maria Rilke

 

Oh, come tutto è lontano
e da gran tempo trascorso.
La stella, credo,
da cui ricevo splendore,
è morta da millenni.
Nella barca ch’è passata
credo d’aver udito
accenti di paura.
In casa una pendola
ha battuto le ore…
In quale casa?…
Vorrei uscire dal mio cuore
e andarmene sotto il grande cielo.
Vorrei pregare.
E di tutte le stelle una dovrebbe
avere ancora realtà.
Io credo di sapere
qual è la stella
che unica dura, —
che sta come una città bianca
là dove il raggio ha termine nei cieli…

Rainer Maria Rilke

(Traduzione di Giacomo Cacciapaglia)

da “Il libro delle immagini”, in “R. M. Rilke, Poesie. 1895-1908”, vol. I, EinaudiGallimard, Biblioteca della Pléiade, Torino, 1994

∗∗∗

Klage

O wie ist alles fern
und lange vergangen.
Ich glaube, der Stern,
von welchem ich Glanz empfange,
ist seit Jahrtausenden tot.
Ich glaube, im Boot,
das vorüberfuhr,
horte ich etwas Banges sagen.
Im Hause hat eine Uhr
geschlagen…
In welchem Haus?…
Ich möchte aus meinem Herzen hinaus
unter den großen Himmel treten.
Ich möchte beten.
Und einer von allen Sternen
müßte wirklich noch sein.
Ich glaube, ich wüßte,
welcher allein
gedauert hat, —
welcher wie eine weiße Stadt
am Ende des Strahls in den Himmeln steht…

da “Das Buch der Bilder”, Leipzig: Insel Verlag, 1917

Sette paesaggi – Gesualdo Bufalino

I.

Dolce autunno che deliri alle soglie
delle selve, nel lento profumo
dei malinconici canali, vento
dubitoso ti fai fra le mie mani
che si tendono, ed è vespro, ma immenso
mare di rosa e d’indaco, se cade
sul molo l’ombra come una bandiera…

2.

Le capre si sbramano alla dorata
cenere della sera, mansuete
di luna, un tenero fumo si perde
all’orlo dell’acque, l’ora
è cosí tenera e dolce.

3.

Estenuata coppa lunare
sulle sabbie, per sempre; ascolta:
è il grido lungo della scolta
sul faro, davanti al mare…

4.

Lacrime larghe della primavera,
gesti sfiniti e dementi del vento;
e questo cielo precario che sento
sfogliarsi come un fiore nella sera…

5.

La sera è un’acqua verde che trema
fra le tue dita, d’erba
odori ai seni minuti, amore.

6.

Ora i canali amano la stella,
si svegliano le volpi nelle selve
a spiare la luce, sono quieti
i campanili come gesti quando
la stella è colma…

7.           
Carri di notte

Culla di giostra caute
dondolano nella luna: s’aduna
sul fieno alto l’azzurro.

Cantano malinconici di sonno.

Poi un grido li ferma:
come sangue è il colore della luna,
bruca un cavallo bianco l’erba bruna.

Gesualdo Bufalino

da “Rimanenze”, in “Gesualdo Bufalino, L’amaro miele”, Einaudi, Torino, 1996

«E lo sognavo e lo sogno» – Arseny Alexandrovich Tarkovsky

Arseny Alexandrovich Tarkovsky

 

E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia.

Arseny Alexandrovich Tarkovsky

1974

(Traduzione di Gario Zappi)

da “Poesie scelte”, Libri Scheiwiller, Milano, 1989

∗∗∗

«И это снилось мне, и это снится мне»

И это снилось мне, и это снится мне,
И это мне еще когда-нибудь приснится,
И повторится все, и все довоплотится,
И вам приснится всё, что видел я во сне.

Там, в стороне от нас, от мира в стороне
Волна идет вослед волне о берег биться,
А на волне звезда, и человек, и птица,
И явь, и сны, и смерть – волна вослед волне.

Не надо мне числа: я был, и есмь, и буду,
Жизнь – чудо из чудес, и на колени чуду
Один, как сирота, я сам себя кладу,
Один, среди зеркал – в ограде отражений
Морей и городов, лучащихся в чаду.
И мать в слезах берет ребёнка на колени.

Арсений Александрович Тарковский

da “Арсений Александрович Тарковский, Стихотворения”, Худож. лит-ра, 1974