«Non rifiutare i sogni in quanto sogni» – Pedro Salinas

Marc Chagall, “Traum der Liebende”, 1962

                                                 
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Non rifiutare i sogni in quanto sogni.
Tutti i sogni possono
esser realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è la pietra, quello è la pietra.
A correre nei fiumi non è un’acqua,
ma è un sognare, l’acqua, cristallino.
Maschera i propri sogni
la realtà e dice:
«Io sono il sole, i cieli, l’amore».
Mai però se ne va, mai si allontana,
se fingiamo che sia più d’un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è quel modo che l’anima
ha per non farsi mai sfuggire
quel che le sfuggirebbe se smettessimo
di sognare che è vero quello che non esiste.
Solo muore
un amore se non è più sognato
fatto materia e che si cerca in terra.

Pedro Salinas

(Traduzione di Valerio Nardoni)

da “Il corpo, favoloso. Lungo lamento”, Passigli Poesia, 2015

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No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden
ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor».
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.

Pedro Salinas

da “Largo lamento”, Alianza Editorial, 1989

Paese – Gesualdo Bufalino

Portrait of Louise Brooks by George P. Hommel, 1920’s

 

Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.

Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani, e la palma
nel cielo si meraviglia.

Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
T’amo come un paese.

Gesualdo Bufalino

da “La festa breve”, in “Gesualdo Bufalino, Opere: 1 [1981, 1988]”, Bompiani, 2006

«Ho chiesto oggi a un agente di cambio» – Sergej Aleksandrovič Esenin

Iman Maleki, Portrait of a Lady, oil on canvas

 

Ho chiesto oggi a un agente di cambio
Cosa mi danno in rubli per metà tumana.
E come posso dire in persiano
Alla bellissima Lala: «Mi piaci».

Ho chiesto oggi a un agente di cambio
Con voce più leggera del vento, più discreta
Delle acque del Van, come in persiano
Posso invocare un bacio dalla bellissima Lala.

E ancora gli ho domandato,
Nascondendo la timidezza nel profondo cuore,
Come alla bellissima Lala
Devo sussurrare: «Ti voglio».

E mi ha risposto quell’uomo
Che all’amore non servono parole
Ma cenni silenziosi
E sguardi di zaffiro.

Il bacio non ha nome,
Non resta scritto nemmeno sulle tombe.
Il bacio è una rosa rossa sospesa nel vento
E i suoi petali si sfogliano sulle labbra.

Nulla è certo in amore
Dove crescono gioia e sventura:
«Tu sei mia» possono dire soltanto le mani
Che strappano il nero chador.

Sergej Aleksandrovič Esenin

[autunno 1924]

(Traduzione di Curzia Ferrari)

da “Motivi persiani”, in “Sergej Aleksandrovič Esenin, Russia e altre poesie”, Baldini Castoldi Dalai, 2007

***

«Я спросил сегодня у менялы»

Я спросил сегодня у менялы,
Что дает за полтумана по рублю,
Как сказать мне для прекрасной Лалы
По-персидски нежное «люблю»?

Я спросил сегодня у менялы
Легче ветра, тише Ванских струй,
Как назвать мне для прекрасной Лалы
Слово ласковое «поцелуй»?

И еще спросил я у менялы,
В сердце робость глубже притая,
Как сказать мне для прекрасной Лалы,
Как сказать ей, что она «моя»?

И ответил мне меняла кратко:
О любви в словах не говорят,
О любви вздыхают лишь украдкой,
Да глаза, как яхонты, горят.

Поцелуй названья не имеет,
Поцелуй не надпись на гробах.
Красной розой поцелуи веют,
Лепестками тая на губах.

От любви не требуют поруки,
С нею знают радость и беду.
«Ты — моя» сказать лишь могут руки,
Что срывали черную чадру.

Сергей Александрович Есенин

1924

da “Полное собрание сочинений в семи томах, Том 1.: Стихотворения”, Наука: Голос, 1995

«Sono cent’anni che non ho visto il suo viso» – Nazim Hikmet

Foto di Rimel Neffati

 

Sono cent’anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
     eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent’anni
     di cent’anni la strada
e da cent’anni nella penombra
     corro dietro a te.

Nazim Hikmet

Stoccolma, 1960

(Traduzione di Joyce Lussu)

da “In esilio”

da Nazim Hikmet, Poesie d’amore”, “Lo Specchio” Mondadori, 1963

«Con il mondo dei potenti» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

 

Con il mondo dei potenti io ebbi solo vincoli puerili,
mi spaurivano le ostriche e osservavo in cagnesco la guardia,
e non gli sono obbligato nemmeno con un briciolo dell’animo,
quantunque mi sia tormentato dietro simulacri altrui.

Con sciocco sussiego, aggrottando le ciglia, in mitra di castoro
io non stavo sotto il portico egizio d’una banca,
e sulla Nevà di limone, allo scricchiolio di cento rubli
per me non ballò mai nessuna zingara.

Fiutando i futuri supplizi, fuggivo dal ruggito di eventi sediziosi
verso le nereidi sul mar Nero, 
e le bellezze di allora, quelle soavi europee,
quanti crucci mi diedero, quante ambasce e afflizioni.

Perché dunque codesta città ¹  fino ad oggi s’impone
ai miei sentimenti e pensieri secondo un antico diritto?
Dagli incendi e dai geli sempre piú insolentisce,
altezzosa, maledetta, vacua, giovanile.

Forse per aver visto su un quadretto infantile
Lady Godiva dalla fulva criniera scarmigliata,
ripeto ancora tra me alla sordina:
Lady Godiva, addio… Non ricordo, Godiva.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

febbraio 1931

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Poesia russa del Novecento”, Guanda, Parma, 1954

¹ Pietroburgo